‘Colonia Basilicata’. Il dramma di una regione del Sud

È il libro inchiesta di un ‘attivista pericoloso’ che offre un viaggio, anche visivo, nel dramma ambientale lucano. Giorgio Santoriello, con l’associazione Cova Contro, nel libro ha raccolto dati e raccontato come lo strapotere delle compagnie petrolifere controlla politica e territori.

di Daniela Spera

Il 26 marzo sul canale Facebook di JonicaTV è stato presentato il libro ‘Colonia Basilicata’ (Giorgio Santoriello – Gli articoli dell’editore – Mondadori Store) di Giorgio Santoriello, fondatore dell’associazione Cova Contro (CovaContro.org). Leitmotiv dell’evento il petrolio che lega Puglia e Basilicata.

L’autore non usa mezzi termini nel presentare la drammatica situazione ambientale della sua regione d’origine, a partire dalla contaminazione del lago Pertusillo, fonte di acqua per Puglia, Basilicata e Campania, fino a descrivere le fiammate del centro olio Tempa Rossa, nella valle del Sauro. La Puglia è senza dubbio la regione con la quale la Basilicata ha un legame più stretto. Fiumi di petrolio scorrono da anni, attraverso l’oleodotto Viggiano-Taranto, dalla Val d’Agri alla raffineria di Taranto dove presto, dopo una lunga opposizione locale vinta dal Governo con una legge ad hoc, arriverà il petrolio del giacimento Tempa Rossa. Il progetto, in fase di messa a punto, non è ancora attivo. Numerosi restano i nodi da sciogliere.

Sul versante tarantino l’Eni dovrà risolvere due importanti questioni: il rinforzo del pontile (Tempa Rossa: necessaria una modifica, il pontile non regge | Il Tacco d’Italia) e il piano di monitoraggio in fase di realizzazione del progetto (Progetto Tempa Rossa: Eni carente sul monitoraggio ambientale | Il Tacco d’Italia). Sul versante lucano neanche per Total fila tutto liscio, dal momento che di recente la regione Basilicata con un provvedimento di diffida, ha disposto “la sospensione immediata dell’attività del Centro Olio Tempa Rossa”. Per Giorgio Santoriello però si tratta di una farsa: ‘la Regione Basilicata oltre a fare diffide ha ben altri poteri. Noi come Cova Contro, Mediterraneo No Triv e Isde Basilicata abbiamo chiesto da subito di bloccare gli impianti’, lasciando intendere che si tratta di una decisione concordata tra Total e Regione Basilicata. E, in effetti, è un’anticipazione della fermata generale programmata per aprile 2021. Le fiammate, ormai tipiche del noto giacimento lucano, derivano dalla combustione di gas in eccesso estratto, insieme al petrolio, in grande quantità. Anziché recuperare il gas attraverso tecnologie avanzate questo viene mandato in torcia e bruciato. Si tratta di eventi previsti dall’AIA per motivi di sicurezza ma che dovrebbero essere rari. In realtà, a Tempa Rossa, il giacimento avviato, dopo un anno di prova, nel mese di dicembre 2020, le fiammate sono all’ordine del giorno.

La presentazione, moderata da Alessio Casulli di Telenorba, svela anche l’enorme mole di dati e prove fotografiche che l’attivista mette a disposizione della collettività, di coloro che vogliono approfondire ma anche di coloro che si avvicinano alla conoscenza di fatti inquietanti per la prima volta. ‘Ci sono 120 immagini nel libro per calare i lettori nel dramma, perché le immagini parlano più di ogni parola’, dice Santoriello. Ma le sue parole sono taglienti come una lama affilatissima.

Parlando dell’invaso del Pertusillo l’attivista ricorda la contaminazione da idrocarburi e metalli pesanti: ‘Le analisi complete non sono mai state fatte o non sono mai state pubblicate. C’è un po’ uno scarica barile. Abbiamo chiesto i dati ad Acquedotto pugliese e abbiamo cercato di coinvolgere anche Arpa Puglia. Non vengono mai allegate le analisi originali, ma sempre quelle estrapolate. Su 300 sostanze continuano a indicare solo 20 parametri. La legge in realtà impone di fare analisi approfondite 2 o 3 volte ogni anno su tutti gli inquinanti previsti’.

Non solo. ‘Il petrolio ha portato in Basilicata un modello coloniale eterodiretto’- aggiunge, come a dire che una regia occulta, e neanche tanto, guida le decisioni politiche che lasciano che interi territori vengano sfruttati senza ritegno.

‘Tra Puglia e Basilicata c’è un via vai vecchio di decenni fatto di risorse naturali e rifiuti. Basti pensare che il 99% del petrolio estratto in Basilicata va a Taranto. Parte dei rifiuti dell’Ilva arrivano in Basilicata, a Tecnoparco, dove finiscono anche i rifiuti petroliferi. Ma sono arrivati in Puglia anche i rifiuti prodotti dallo stabilimento Eni di Viggiano ’

e qui cita l’inchiesta di Ada Martella, pubblicata su questa testata, sull’impianto Ecolio (Ecolio-Eni-Petrolgate-rifiuti-Salento | Il Tacco d’Italia) che tratta e smaltisce reflui speciali e pericolosi.

‘A chi giova il petrolio?’ chiede Casulli, riprendendo un interrogativo riportato nel libro, ‘ne giovano da decenni alcune famiglie lucane che siedono nell’Olimpo dell’indotto Eni, famiglie che si sono arricchite a discapito dei cittadini onesti.’

Parte del ricavato della vendita del libro andrà a sostenere l’attività dell’associazione e le spese legali che Santoriello deve affrontare per le querele ricevute: ‘sono arrivato a quota otto, per ora’. Nel dirlo suscita qualche sorriso amaro in chi ascolta. La verità è che spesso il mondo dell’attivismo, quello vero, quello scientifico, di precisione, quello che agisce nell’interesse della collettività, si scontra con gli interessi particolaristici di coloro che perseguono l’unico scopo di far meglio prosperare i propri affari.

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