Lecce, Australia

Lecce. Un gruppo di 26 insegnanti di italiano, di nazionalità australiana sono stati a Lecce per un corso di specializzazione

Un gruppo di 26 docenti di Italiano che insegnano la nostra lingua in Australia ha azzerato una decina di fusi orari e volato per tutto un giorno per venire fino a Lecce a migliorare il proprio livello di preparazione.

Il programma di studi, organizzato dall’Università di Adelaide (Australia) è stato sposato con entusiasmo dall’Università del Salento che ha affidato la gestione dei corsi al Centro linguistico d’Ateneo e alla Scuola di Italiano per stranieri, la cui responsabile è la professoressa Patrizia Guida. Ulteriore supporto a questa full immersion italiana (e salentina) degli insegnanti australiani, molti dei quali di remote origini italiane o sposati a italiani di seconda generazione, è stata collocata presso famiglie leccesi che hanno deciso di aderire al progetto e che hanno accolto con entusiasmo questi ospiti come persone della propria famiglia, sia pure per tre settimane. L’intenso programma nella realtà accademica ed ambientale leccese si è articolato in una ricchissima attività di studio della lingua, ricerche specializzate, visite a scuole pubbliche e private del territorio, senza trascurare la gastronomia, il folklore locale, il puro turismo. Questo progetto si sviluppa in tutte le Nazioni rappresentate nella società di quel grande Paese, ricco di culture ed etnie diverse, che un’oculata politica educativa rivolta alle giovani generazioni australiane riesce tenere viva. Gli insegnanti delle tante lingue straniere, interessate al progetto, partecipano ad un bando pubblico che, al termine di una selezioni piuttosto severa, finanzia le trasferte nei Paesi di lingua madre per un fitto programma di studio e perfezionamento a livello universitario, ogni cinque anni. I partecipanti italiani a Lecce sono stati 26 (quasi tutte donne). Il Tacco d’Italia ha intercettato due insegnanti di scuola elementare, una pubblica (Michelina Vinci) e una privata (Elisabeth Colla), ed ha chiesto loro una breve testimonianza. Una particolare caratteristica accomuna queste due simpaticissime donne che lavorano con passione. Sono mamme di cinque figli ciascuna. Michelina Bosco Vinci viene da Perth, sulla costa occidentale australiana. “I miei genitori sono italiani, emigrati in Australia dove io sono nata perciò parlo e capisco l’Italiano che insegno in una scuola elementare pubblica a Perth; i miei studenti hanno dai sette ai tredici anni. Vado a scuola in macchina, perché nel mio Paese le distanze sono enormi e non è facile spostarsi da un posto all’altro, nonostante un ottimo sistema di trasporto pubblico. Io e mio marito Carmelo, figlio di italiani (ma che non parla la lingua), abbiamo cinque figli che sono più o meno indipendenti. Tutti abitano con noi e sono occupati sia nel lavoro che negli studi. Non è la prima volta che vengo in Italia, ma non conoscevo Lecce”. Libby Taylor Colla vive a West Pymble, un sobborgo molto verde subito a nord di Sydney, ed è sposata con Renzo, un giornalista italiano, manager in uno dei maggiori gruppi radiotelevisivi australiani. Hanno anch’essi cinque figli. “I miei suoceri, Alba e Giorgio, si sono trasferiti dall’Italia (Verona) 15 anni fa e vivono con noi in un piccolo appartamento adiacente la nostra casa. Siamo una famiglia allegra e numerosa!”, dice Libby. “Lavoro part-time in una scuola privata per solo ragazze, il Pymble Ladies College. Insegno italiano alle bambine delle prime tre classe elementari (circa 180 alunne). Nelle mie classi vi sono parecchie bimbe d’origine cinese, a conferma della multietnicità del mio Paese. La scuola è dotata di giardini, campi sportivi e perfino un piccolo allevamento di animali per chi studia agricoltura. Conosco già l’Italia dove ho anche vissuto e studiato, e dove ho conosciuto mio marito, ma non avevo mai visitato il Sud”. Abbiamo rivolto quattro domande a Libby e Michelina. Come avete reagito quando vi è stato comunicato che la sede dello stage sarebbe stata Lecce? L.”Per me è stata una cosa positiva, perché non avevo mai avuto la possibilità di visitare il Sud, ma avevo anche la curiosità di conoscere le differenze col Nord Italia. Non riuscivo a immaginare come potesse essere Lecce”. M. “In Italia qualsiasi posto mi avrebbe interessante perché amo questo Paese, ma quando ho saputo che la sede prescelta era Lecce, ho fatto una ricerca su Internet per capirne di più. Carmelo mi ha aiutato e lui da uomo del sud (è di origini siciliane) era molto contento per me”. Che giudizio date del programma cui avete aderito? L. “Secondo me lo hanno organizzato bene, perché c’è la lingua e la cultura, ma ci è stata data anche la possibilità di visitare le scuole e questa è stata un’esperienza molto interessante per noi insegnanti; vedere come sono organizzate le vostre scuole è stato un elemento prezioso che non avremmo potuto fare da semplici turiste. Un’altra esperienza positiva è stata stare in famiglia, cosa che ti dà la possibilità di conoscere le persone nel loro privato e capirne meglio le abitudini e lo stile di vita”. M. “Per me è stato un bilanciamento tra la mente e il cuore: conoscere persone, cultura ed insegnamento, è stato tutto positivo. Torno in Australia arricchita”. Ritenete di avere avuto sufficiente beneficio alla vostra formazione da questa esperienza? L. “Visitare le scuole è stata per me l’esperienza più positiva, ho potuto fotografare e filmare le attività dei bambini, registrare le loro conversazioni, vedere i loro quaderni; sarà un esperienza molto utile per il mio lavoro in Australia”. M.” Sottoscrivo il giudizio di Libby. Aggiungo che abbiamo stretto relazioni con gli insegnanti italiani con cui abbiamo scambiato indirizzi mail, con i miei colleghi australiani di questo stage che non conoscevo e con numerosi ragazzi dell’Università di Lecce che studiano l’inglese. Spero proprio di essere loro d’aiuto come loro sono stati utili a noi”. Quali sensazioni personali portate nella vostra valigia al ritorno a casa? M. ”Soprattutto allegria e un senso di pace per avere fatto tante cose in collaborazione sia con l’Università, che con gli abitanti di Lecce. Vedere la folla in piazza, partecipare alla Focara di Novoli, vivere la vita universitaria accanto a tanti giovani italiani, i laboratori alle Officine Cantelmo o nell’aula: è stato tutto molto positivo, un’esperienza per me indimenticabile”. L: ”A me rimarrà nel cuore l’accoglienza delle persone. E quest’esperienza mi ha aperto gli occhi sulla cultura del sud Italia, perché mio marito e i suoi genitori sono originari del Veneto e questa era la sola cultura italiana che conoscevo. Ora penso di avere una conoscenza più completa di questo Paese. Con me porterò anche tante amicizie nuove e spero di avere intrecciato legami che continueranno nel tempo”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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