Brindisi, lottizzazione abusiva sulla costa: Corte d’appello ordina (ri)confisca albergo e 50 villette

Gli immobili fanno parte del villaggio Acque Chiare, sequestrato nel 2008. I sigilli sono stati tolti il 5 luglio 2019, dopo la pronuncia della Cassazione, ma per i giudici salentini vanno ripristinati in via definitiva per sanare un errore evidenziato dalla Finanza: “Discrasia tra dispositivo e motivazione degli Ermellini”

Di Stefania De Cristofaro

BRINDISI – Nella storia del villaggio Acque Chiare, concepito come polo turistico-ricettivo lungo la costa di Brindisi e sequestrato nel 2008 per lottizzazione abusiva, si aggiunge un altro capitolo che ha il gusto amaro di una beffa: ieri la Corte d’Appello di Lecce ha ordinato la riconfisca dell’albergo (rimasto in piedi come scheletro) e di 50 ville (non oggetto di rogito notarile), restituiti a luglio dello scorso anno dopo la pronuncia della Cassazione. Il motivo? La “discrasia tra il dispositivo e le motivazioni” degli Ermellini. In altri termini, c’è stata una errata interpretazione di quanto era stato scritto dai giudici della suprema corte. Un errore. Un clamoroso errore di cui si sono accorti i finanzieri di Brindisi.

LA DECISIONE DELLA CORTE D’APPELLO DI LECCE

Assurdo, probabilmente. Ma vero. L’altolà è arrivato – a sorpresa per molti – dai giudici della sezione unica della Corte d’Appello di Lecce (presidente Vincenzo Scardia, consiglieri Eva Toscani e Giuseppe Biondi), in seguito alla segnalazione dei militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Brindisi. Sono gli stessi delegati  il 5 novembre 2019 all’esecuzione della sentenza della Cassazione del 5 luglio dello stesso anno. Sentenza le cui motivazioni sono state depositate il 13 maggio 2020.

GIUSTIZIA LUMACA: SEQUESTRO NEL 2008 E PRESCRIZIONE

Come mai tutto questo tempo? Domanda legittima. L’unica risposta possibile, rinvia ai tempi della giustizia penale italiana: tempi lumaca. La definizione dei processo procede a passo lento in tutta Italia. Del resto, per lo stesso motivo, rispetto all’accusa di lottizzazione abusiva per la costruzione del villaggio e, prima ancora, per quella di corruzione, non ci sono responsabilità penali. Nessun colpevole. Tutto cancellato, o meglio, estinto per effetto del trascorrere del tempo: prescrizione per tutti e quattro gli imputati, vale a dire il costruttore Vincenzo Romanazzi, il notaio Bruno Romano Cafaro che rogò il maggior numero di atti e gli architetti Carlo Cioffi, ex dirigente del settore Urbanistica del Comune di Brindisi, e Severino Orsan, progettista.

I primi due furono condannati in Appello a un anno e sei mesi, con ammenda di 55 mila euro, gli altri e due anni e nove mesi, con 35mila euro di ammenda.

Prescrizione anche per i proprietari delle villette, in totale 152, accusati di lottizzazione abusiva in concorso, nonostante la buona fede rivendicata sin dal principio: dal giorno del sequestro sino al giudizio in Cassazione.

Il villaggio, negli anni, è rimasto in piedi. Per alcuni come un graffio alla costa brindisina, per altri invece come un’occasione importante persa sul piano turistico-ricettivo. Fatto sta che Acque Chiare, dopo il sequestro eseguito dai finanzieri il 28 maggio 2008, è diventato un villaggio fantasma, più di qualche volta preso di mira da ladri. E i proprietari delle villette hanno aspettato che la giustizia facesse il suo corso, continuando a pagare le rate dei mutui accesi nella convinzione di aver acquistato villette a due passi dal mare per la residenza estiva e non già, come sostenuto dalla Procura, residence dell’albergo.

LA CASSAZIONE: DISPOSITIVO E REVOCA CONFISCA

Hanno tirato un respiro di sollievo quando dalla Cassazione sono arrivati il sigillo rispetto all’estraneità rispetto a qualsiasi condotta di negligenza e il via libera alla rimozione dei sigilli, con restituzione delle villette. Fine dell’incubo per 132 famiglie. Ma per le altre 50, quelle che firmarono il compromesso per l’acquisto, la storia giudiziaria non sarebbe finita. Niente affatto. Stessa cosa per il costruttore e la sua società, nel frattempo sotto procedura fallimentare e affidata a un curatore.

Succede, infatti, che il 5 novembre 2019,

“dovendosi dare esecuzione al dispositivo di sentenza della Suprema Corte”, viene delegata la Guardia di Finanza di Brindisi alla restituzione agli aventi diritto di tutti i fabbricati, della cui confisca era stata disposta la revoca senza limitazione alcuna”.

I finanzieri, di conseguenza, dissequestrano e restituiscono tutti gli immobili del villaggio Acque Chiare: 152 villette, oggetto di rogito notarile; l’albergo, il bar, il mini market  e 50 villette “ancora non accatastate e non oggetto di rogito notarile”.

LA CASSAZIONE: MOTIVAZIONI E SEGNALAZIONE FINANZA

Il 13 maggio 2020 vengono, finalmente, depositate le motivazioni della sentenza della Cassazione. E arriva la sorpresa. La Guardia di Finanza segnala che la revoca della confisca e la restituzione agli aventi diritto, contrariamente alla relativa statuizione di portata generale contenuta nel dispositivo, era da intendersi limitata alle sole villette di proprietà di terzi in buona fede. Così scrivono i giudizi della Corte d’Appello di Lecce a titolo di premessa, evidenziando un errore.

“Il collegio rileva, effettivamente, come la lettura delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale porti a ritenere inequivocabilmente e precisamente circoscritta alle sole unità abitative acquistate dai privati in buona fede con rogito notarile, la revoca della statuizione di confisca e il conseguente ordine di restituzione ai rispettivi aventi diritto”, si legge.

I giudici del collegio d’Appello scrivono ancora:

“Tale discrasia tra motivazione e dispositivo, se ha avuto la conseguenza di dissequestrare e far restituire più del dovuto, alla luce del dispositivo stesso, che stabiliva sic et simpliciter la revoca della confisca dei fabbricati nessuno escluso, può oggi dirsi sanata attraverso la lettura globale e integrata della sentenza”.

CONTRASTO FRA DISPOSITIVO E MOTIVAZIONI

Vale la pena ricordare che, in Italia, i casi di contrasto tra dispositivo e motivazione della sentenza non sono rari. Tanto è vero che, come ricordato dai giudici della Corte salentina, diverse sono state le pronunce di chiarimento quando ci si trova in situazioni di questo tipo. “In caso di contrasto tra dispositivo e motivazione – si legge – la regola della prevalenza del dispositivo, in quanto immediata espressione della volontà decisoria del giudice, non è assoluta ma va contemperata, tenendo conto del caso specifico, con la valutazione degli elementi tratti dalla motivazione”. Questo perché – si legge ancora – “la motivazione conserva la sua funzione di spiegazione e chiarimento delle ragioni della decisione e, pertanto, può contenere elementi certi e logici che facciano ritenere errato il dispositivo o parte di esso”.

CONCLUSIONE: ALBERGO E 50 VILLETTE DA RICONFISCARE

Quanto al caso di Acque Chiare, per i giudici della Corte salentina, “non v’è dubbio che la volontà decisoria che emerge da una coordinata lettura della sentenza, sia nel senso di limitare la revoca della statuizione di confisca e restituzione agli aventi diritto delle unità abitative acquistate da privati in buona fede con rogito notarile”.

Conclusione:

“Va data esecuzione alla confisca degli immobili erroneamente restituiti alla curatela del fallimento Acque Chiare srl, trattandosi di statuizione mai revocata e ormai divenuta definitiva, dunque suscettibile senz’altro di essere eseguita”.

Fine della storia. Forse.

 

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