Fidanzati uccisi, fogli choc del reo confesso: “Che razza di mostro sono”

Gli scritti sono 11 e c’è anche un fumetto: sono stati trovati dagli agenti della polizia penitenziaria nel cestino dei rifiuti della cella in cui è detenuto Antonio De Marco. Il titolo è: “Noi che non siamo stati mai amati”. In uno si legge: “Se non mi avessero fermato, avrei continuato ad ammazzare”. In un altro: “Non ho mai conosciuto l’amore e baciato una ragazza, che senso ha vivere?”. E poi ci sono un riferimento ad Azrael, l’arcangelo della morte, e un altro al personaggio che in Cime Tempestose incarna il male. Sequestrata mail con cui una donna chiedeva di incontrare l’imputato

Di Stefania De Cristofaro

LECCE – Dall’arcangelo della morte Azrael, al personaggio che in Cime tempestose è ritratto con pennellate scure, sino ad arrivare ad esprimere un giudizio su di sé e sul massacro consumato nell’appartamento in cui vivevano i due fidanzanti: “Che razza di mostro sono, questo omicidio è la cosa che più mi spezza. Una parte di me prova dispiacere (ma solo quello),  un’altra è contenta, sì, felice di aver dato 60 coltellate, poi c’è un’altra parte che avrebbe voluto fare una strage”.

Antonio De Marco, 21 anni, reo confesso di aver ucciso a coltellate i fidanzati di Lecce, Eleonora Manta, 30 anni, e Daniele De Santis, 33, ha scritto su undici fogli i pensieri più ricorrenti fatti dal giorno del suo arresto sino al 28 ottobre scorso, per poi strapparli.

UNDICI FOGLI TROVATI NEL CESTINO DEI RIFIUTI IN CELLA

Nel cestino dell’immondizia della cella del carcere leccese di Borgo San Nicola, in cui è ristretto, quei fogli sono stati recuperati dagli agenti della polizia penitenziaria e sono confluiti nel fascicolo del pm che ha chiesto e ottenuto il processo immediato con inizio a metà febbraio, per De Marco, con l’accusa di duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà, davanti alla Corte d’Assise, presso l’aula bunker del carcere.

IL TITOLO DEI FOGLI: NOI CHE NON SIAMO MAI AMATI, MOTIVI PER CUI NON SIAMO NORMALI

Sono fogli che il 21enne, originario di Casarano, e studente della facoltà di Scienze infermieristiche, ha scritto dopo gli incontri con gli psicologi e gli psichiatri del carcere e con il cappellano del penitenziario, e poi con i periti nominati dai difensori Andrea Starace e Giovani Bellisario, dando il seguente titolo: Noi che non siamo mai stati amati (scritto in stampatello). Sul primo foglio c’è il sotto titolo “Motivi per cui noi non siamo normali” ed è una raccolta di pensieri “sulla vendetta” e sul “godere della morte degli altri”, con riferimento a quelli fatti “da diverso tempo sull’uccidere le persone”.

Fatta questa premessa, De Marco scrive che “per queste ragioni” non è una persona normale e che deve accertare questa sua condizione. Uno status che – stando a quanto ha scritto – gli dà tormento e lo porta a interrogarsi continuamente:

“Ma perché proprio a me? Non è giusto! Devo scendere a patti con questa realtà”.

IL TORMENTO MAGGIORE: NON AVER BACIATO UNA RAGAZZA. E IL RIFERIMENTO A CIME TEMPESTOSE

Il tormento maggiore, stando a quanto emerge dal contenuto dei fogli, è legato al fatto di non aver mai avuto una relazione con una donna. Un tarlo ricorrente al punto da arrivare a credere che solo uccidendo, “Dio, l’universo e il mondo intero gli avrebbero donato una donna con la quale avere una relazione”.

Il 21enne ha poi scritto di non aver mai provato la sensazione di baciare una ragazza: “Non posso fare altro che immaginarle, le ho immaginate e continuo a immaginarle”.

Su altri fogli, stando a quanto si apprende, c’è il riferimento a Heatchcliff, personaggio dalle tinte negative del romanzo Cime Tempestose, protagonista della storia d’amore con Catherine. E c’è un riferimento ad Azrael, nome dell’arcangelo della morte, apparso anche nella miniserie di Batman. Ha pensato all’uno e all’altro stando in cella.

De Marco ha poi ribadito il suo convincimento e ha scritto i pensieri fatti dopo aver ucciso con una raffica di coltellate i due ragazzi che aveva conosciuto per aver diviso con loro, per un certo periodo di tempo, l’appartamento: “Come se dopo aver fatto quello che ho fatto, sarebbe cambiato tutto. Io pensavo che sul momento sarei stato soddisfatto, già subito dopo averlo fatto… come se le cose fossero cambiate… che sarebbe arrivata una ragazza, una ricompensa che mi avrebbe fatto avere Dio”.

QUELLE 60 COLTELLATE AI FIDANZATI E IL PENTIMENTO CHE NON ANCORA NON C’E’

E ancora riflessioni sul fatto che, in quel periodo, fosse stata disposta la sorveglianza a vista nel timore, a quanto pare fondato, che potesse compiere atti di autolesionismo: “Ma perché devo essere sorvegliato? Se avessi voluto uccidermi, l’avrei già fatto tempo fa”.

Dalla sua di morte, a quella che lui ha deciso di dare ai fidanzati, lui arbitro di calcio, e lei dipendente Inps, negli uffici di Brindisi.

Daniele ed Eleonora? Sessanta coltellate? Io sarei disposto a bruciare il mondo, se servisse a cancellare il mio dolore, io sono disposto a fare qualunque cosa, qualunque”, ha scritto Antonio De Marco per passare a raccontare del pentimento che non c’era. E non c’è.

“Fino a quando questa storia non sarà finita, io non riuscirò ad avere alcun pentimento dentro di me e credo che fino a quando non riuscirò a capire chi sono non avrò nemmeno una vera empatia, o almeno anche se la dovessi avere sarebbe sempre altalenante”.

L’OMICIDIO, IL DISPIACERE, LA FELICITA’ E IL PENSIERO DI FARE UNA STRAGE

Quanto, poi al movente del duplice omicidio, De Marco rivolge a se stesso una domanda e risponde: “Perché Daniele mi stava così antipatico? Fighetto …!Arbitro della ….Già si capiva che era un fighetto!”. Parole e frasi che rimandano al sentimento di invidia al quale il ragazzo ha fatto riferimento durante l’interrogatorio davanti al gip, in occasione dell’udienza di convalida del fermo.

Ci sono anche fogli in cui ha tracciato un ritratto di se stesso: “Ero sempre più triste, sempre più solo e scoppiavo a piangere e dopo le lacrime c’era solo la rabbia dentro di me che voleva uscire per distruggere tutto”. E altri in cui scrive dell’omicidio in questi termini: “Questo omicidio è la cosa che più mi spezza. Una parte di me prova dispiacere ( ma solo quello) un’altra è contenta …..si ….è felice di aver dato 60 coltellate, poi c’è un’altra parte che avrebbe voluto fare una strage”.

“E la cosa peggiore è che se fossi all’esterno il mio impulso di uccidere sarebbe ritornato, sarei scoppiato a piangere, mi sarei arrabbiato, avrei fantasticato su come uccidere qualcuno e poi sarei andato a comprare patatine e schifezze varie”.

Ha fatto un’ammissione e si è posto una domanda: “Per me uccidere è facile…ma se uccidere non mi ha fatto ottenere nulla, allora probabilmente sentirei l’impulso di farlo ancora?”.

Anche in relazione al contenuto degli scritti, gli avvocati difensori dell’imputato, i penalisti Andrea Starace e Giovanni Bellisario, del foro di Lecce, stanno valutando se presentare nuovamente richiesta per perizia psichiatrica, rigettata nelle scorse settimane.

MITOMANI E  MAIL DI UNA DONNA CHE CHIEDE DI CONTRARE IL REO CONFESSO

Alla vigilia del processo, si apprende anche che gli agenti della polizia penitenziaria, hanno evidenziato in una relazione che il  clamore mediatico per la duplice esecuzione ha attirato nei confronti di De Marco l’attenzione di mitomani. Per questo motivo, gli agenti hanno chiesto di controllare tutta la corrispondenza epistolare, in entrata e in uscita, intrattenuta da De Marco. Il monitoraggio ha permesso di scoprire e sequestrare il 19 ottobre scorso, una mail all’indirizzo di posta elettronica della direzione del carcere con cui una donna chiedeva se fosse possibile mettersi in contatto, via lettera,  con De Marco e se fosse possibile incontrarlo.

 “Io spero che lei stia bene e vorrei provare ad essere sua amica, ci terrei davvero molto, se lei vuole, se sono d’accordo nel carcere, posso venire a trovarla”, si legge. “Per adesso la devo lasciare, ma le scriverò presto e spero che lei mi risponda”, è scritto ancora.

“Si ricordi comunque che c’è sempre speranza e riscatto per tutti nella vita, sotto questo cielo, e su questa terra, per tutti”.

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