Deposito rifiuti nucleari, anche la Puglia candidata.

È in corso la consultazione pubblica per la localizzazione, costruzione ed esercizio del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico. Soggetto responsabile della procedura è Sogin che gestirà stoccaggio e smaltimento degli scarti nucleari. In Puglia individuati siti idonei a Gravina in Puglia (BA), Altamura (BA) e Laterza (TA).

Sono 67 i siti individuati come potenzialmente idonei in Italia di cui, nell’ area del Sud, 17 sono tra Puglia e Basilicata. La mappa dei siti idonei ad ospitare il deposito nucleare era attesa da diversi anni. A dettare i tempi una serie di norme emanate in applicazione della direttiva europea (2011/70/EURATOM) sulla gestione dei rifiuti radioattivi. Secondo la normativa la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi deve avvenire nello Stato membro in cui sono stati generati. Per questo molti Paesi europei si sono dotati o si stanno dotando di depositi per la messa in sicurezza dei propri rifiuti a molto bassa e bassa attività.

 

FUNZIONE DEL DEPOSITO NUCEARE

Il Deposito Nazionale avrà la funzione di smaltire i rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, attualmente stoccati in depositi temporanei, presenti nei siti degli impianti nucleari disattivati, favorendo l’attività di decommissioning. Al deposito confluiranno anche i rifiuti oggi stoccati in depositi temporanei, che provengono da fonte non energetica, come quelli generati dall’industria e dalla medicina nucleari. Il deposito sarà anche utile allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi a media e alta attività, che dovranno poi essere trasferiti in un deposito geologico idoneo alla loro sistemazione definitiva.

 

LA STRUTTURA DEL DEPOSITO

All’interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale che racchiuderanno i contenitori metallici con i rifiuti radioattivi. Verranno sistemati definitivamente circa 78.000 metri cubi di rifiuti a molto bassa e bassa attività. Una collina artificiale ricoprirà il riempimento simulando un manto erboso. Deposito (110 ettari) e parco tecnologico (40 ettari) occuperanno un’area di circa 150 ettari complessivamente.

Sogin assicura una perfetta integrazione con il territorio, anche dal punto di vista paesaggistico e rassicura in merito alla sicurezza del deposito. Sul sito www.depositonazionale.it specifica anche che le barriere ingegneristiche del deposito, unitamente alle caratteristiche del sito, potranno garantire l’isolamento dei rifiuti radioattivi dall’ambiente per oltre 300 anni fino al loro decadimento risultando, così, innocui per l’ambiente e la salute pubblica.

 

CRITERI DI SCELTA ED ESCLUSIONE DEI SITI

La scelta dei siti si basa sui criteri riportati nella Guida Tecnica n.29 di Ispra ed in particolare su quelli che rispondono a caratteristiche tecniche, economiche, ambientali e sociali: aree naturali protette; distanza dai centri abitati; presenza di habitat e specie animali e vegetali di rilievo naturalistico; produzioni agricole di particolare qualità e tipicità; disponibilità di vie di comunicazione primarie e infrastrutture di trasporto. A seguito dei rilievi contenuti nel Nullaosta alla pubblicazione del 30/12/2020 è stato utilizzato anche un “criterio di classificazione sismica attuata dalle Regioni, emanata ai sensi dell’O.P.C.M. n. 3519 del 28 aprile 2006”.

LA FASE DI CONSULTAZIONE PUBBLICA

A partire dal 5 gennaio è stata avviata la fase di consultazione pubblica. Entro 60 giorni da questa data dovranno pervenire a Sogin le osservazioni di enti locali e soggetti interessati. La documentazione è consultabile on-line (link Documenti CNAPI (depositonazionale.it). I documenti CNAPI contengono informazioni relative alla Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente idonee, all’Applicazione di criteri di localizzazione, all’Ordine di Idoneità. Si possono consultare anche i ‘Criteri e contenuti per la definizione del programma delle indagini per la qualificazione del sito’ e le Relazioni di inquadramento delle aree. In una seconda sezione sono elencati i documenti relativi al Progetto preliminare.

IL COMMENTO DI WWF ITALIA

La notizia dell’avvio della fase di consultazione pubblica ha suscitato nell’immediato la reazione del WWF Italia espressa in una nota che pubblichiamo integralmente: ‘A oltre 30 anni dal referendum che chiuse il nucleare in Italia, e a quasi 10 anni dalla netta e saggia reiterazione della volontà popolare di non avere impianti nucleari nel nostro Paese, si avvia oggi formalmente il percorso che dovrebbe individuare la sede del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi. Proprio le scorie che l’energia nucleare produce inevitabilmente, nel suo ciclo, furono tra i principali motivi del rifiuto dell’energia nucleare stessa. Ciò nonostante, la gestione della pesante eredità di un passato ormai remoto richiede soluzioni che garantiscano la salute e l’ambiente: alcuni secoli per le scorie di II categoria, e alcune centinaia di migliaia di anni per i rifiuti di III categoria.

È doverosa una assunzione di responsabilità nella gestione dell’ultima fase dell’uscita del nucleare, senza far ricadere questo compito sulle prossime generazioni. Proprio in quest’ottica viene da chiedersi se si sia fatto il giusto approfondimento su una soluzione europea che potesse consentire al nostro paese di gestire le scorie delle centrali insieme a quelle di altri paesi che hanno scelto di continuare ad usare l’energia nucleare e si troveranno a gestire quantità di scorie molto maggiori di quelle italiane.

Posto che il trattamento sicuro delle scorie, come quelle di III categoria, non ha trovato una soluzione definitiva in nessuna parte del mondo a causa dell’impossibilità tecnica di garantire il mantenimento di condizioni di sicurezza adeguate proprio per i tempi plurimillenari necessari connessi al decadimento di tali scorie, ci saremmo aspettati la presentazione di un ventaglio di soluzioni meglio argomentate da differenti scenari e criteri: la fiducia dei cittadini, fondamentale ancor più su un tema tanto sensibile, si conquista solo con un reale processo di partecipazione delle comunità locali, vale a dire mettendo a nudo i rischi (anche quelli del non fare nulla), le misure di sicurezza, le modalità per affrontare la gestione con il massimo rigore e con i massimi livelli di garanzia sanitaria e ambientale, accettando il fondamentale principio di reversibilità nel caso la situazione subisca modificazioni. Il WWF ritiene che la mera presentazione di un elenco così vasto potrebbe non facilitare una discussione di merito, se non si porrà rimedio nelle prossime fasi.

Bisogna poi ricordare, aggiunge il WWF, che tutta la vicenda della sistemazione delle scorie nucleari, l’aspetto di maggiore rischio radiologico è rappresentato dallo smantellamento delle centrali e degli impianti esistenti per garantire il rigoroso rispetto delle normative in materia di protezione sanitaria. In conclusione, il tema della sistemazione finale delle scorie nucleari italiane richiede molta cautela e molta trasparenza e coinvolgimento partecipativo delle popolazioni e degli enti locali. Nessuno sarà mai felice di convivere con il sito o più siti nazionale/i, ma un’adeguata informazione e garanzie di controllo sono comunque il minimo che ci si deve aspettare in un paese civile.’

Si prevedono dunque dure battaglie di opposizione nei territori individuati. Tutto dipenderà dalla capacità di reazione e resistenza delle comunità locali.

Intanto la notizia non è passata inosservata neanche in Puglia dove sono stati individuati siti idonei a Gravina in Puglia (BA), Altamura (BA) e a Laterza (TA). Enti e associazioni locali sono sul piede di guerra, pronti ad opporsi alla scelta del proprio sito.

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