Dottor Plasma

di Thomas Pistoia

Bisogna stare attenti ai complottisti. Quelli vedono di tutto, hanno le allucinazioni. Dove non c’è nulla, loro vedono il male. Per loro c’è sempre qualcuno che ci guadagna. Ogni evento, anche il più insignificante, è frutto di un disegno criminoso nascosto che serve, il più delle volte, a ingannare le masse.
Non siamo mai sbarcati sulla luna.
La terra è piatta.
C’è una congrega di pochi eletti che governa il mondo.
I vaccini fanno venire le malattie.
Le scie chimiche non si capisce bene cosa facciano.
Il virus è stato creato in laboratorio per creare paura e controllare la popolazione.
Il virus non esiste.
Vogliono mettere il chip sottocutaneo a tutti.
Eccetera, eccetera, eccetera.

E va bene, però non bisogna mai dimenticare Cartesio, che invece propugnava il dubbio. Non bisogna dimenticare Russell che demonizzava il dogma. In pratica, se cominciamo a credere che qualunque cosa di diverso e di alternativo all’opinione comune sia complottismo, solo perché ce lo dicono i media, rischiamo di non riconoscere i complotti quando poi si presentano per davvero.
Immaginiamo ad esempio un medico, ma non uno qualsiasi, un primario. Uno che magari è originario del sud e si ritrova oggi a gestire un reparto in un ospedale del nord. Una branca a caso, facciamo… pneumologia. Sì, pneumologia va bene, ha quel retrogusto di misterioso nel nome…. Ecco, mettiamo questo medico in un ospedale della Lombardia, vediamo… Mantova. Sì, Mantova è perfetta, ha quel sentore di città grande ma molto riservata che qualcuno potrebbe ancora stupirsi e dire “ah, ma fa addirittura provincia? Non lo sapevo.”
Ora, a questo camice bianco, diamo un volto, niente di speciale, il volto di un uomo qualunque, i capelli grigi, brizzolati, il viso rotondo, uno sguardo fermo e pacifico. Caratterialmente diamogli pazienza, tanta pazienza, però… Fermi un attimo. Ahia. Per errore nella costruzione del personaggio mi è scappata un’origine salentina. Non l’ho fatto apposta, mi si è rovesciato il caffé Quarta e una macchietta è schizzata proprio lì, dalle parti di Maglie, ma non è manco magliemaglie, è una frazione: Morigino. Il punto è che la provenienza geografica influisce (eccome!) sul carattere. Il dottore è salentino, ciò vuol dire che sopporta sopporta, ma è tostu, sai? Non è uno che si arrende. E prima o poi ne fuma la capu! Eh! Nacazzu!

Comunque, va beh, vediamo cosa fa questo personaggio che, giurin giurello, nasce dalla mia fantasia ma potrebbe, perché no?, somigliare a una persona reale, Ci sarà magari un dottore a Mantova, originario proprio di Morigino frazione di Maglie. Chissà.
Ok, ora mettiamo che nel bel mezzo di una pandemia che sta uccidendo delle persone, questo dottore si ritrovi con una donna incinta e con altri tot pazienti colpiti dal virus. Possiamo immaginare che costui (che è tostu de capu perché l’abbiamo fatto salentino) non ci sta a perdere i suoi pazienti e soprattutto vuole salvare la donna in dolce attesa. Vede che i suoi colleghi, quelli che peraltro si occupano della branca apposita, la virologia, non sanno che pesci pigliare; vanno in tv a dire un giorno che il virus non entrerà mai in Italia, il giorno dopo che dobbiamo tutti chiuderci in casa se vogliamo avere salva la vita nostra e dei nostri cari; il giorno dopo ancora che, pazienza, prima o poi arriverà un vaccino.
Il dottore ci pensa e ci ripensa su e poi dice “ma se io prendessi il plasma di un guarito dal virus e lo passassi a chi è ancora malato?”
Va beh, ora qualcuno dei miei venticinque lettori mi dirà che la sto facendo troppo fantascientifica, però potrebbe anche essere che questo tipo di cura, nella storia che ci stiamo, giuro, inventando di sana pianta, sia stata usata in passato con altri tipi di influenza e che in quelle occasioni abbia funzionato.

Immaginiamo che il nostro eroe, che non ha tempo di chiedere permessi, fare sperimentazioni ufficiali, fare convegni e congressi, la gente gli sta morendo sotto il naso, immaginiamo che ci provi, che lo faccia, che dia il plasma. E che la gente guarisca. Che la donna incinta guarisca.
Ok, abbiamo l’eroe, ma ogni storia per essere tale necessita di un cattivo. Allora diciamo che, quando si propaga la notizia che nell’ospedale di Mantova nessuno muore più per il virus e che la donna incinta è salva, tutti dicono bravo bravo, sì, però… Comincia un crescendo di però. Però, dai, si sapeva, il plasma l’abbiamo usato anche per l’ebola e la sars (e allora che stavate aspettando a usarlo anche per il Covid?); però, dai, costa troppo (il plasma donato? Un regalo costa troppo?); però, dai, non hai fatto la sperimentazione ufficiale (aspettiamo quelle tempistiche e intanto la gente muore?)… Poi mettiamo in questa storia una situazione in cui la sanità è in mano a uno schieramento politico che chiameremo “la mano con cui non si scrive”. Lo stesso schieramento che manda i virologi in tv, per intenderci. E mettiamo che, per forza di cose, anche per mero spirito di opposizione o di convenienza (perché mica sono delle aquile), lo schieramento politico avverso, che chiameremo “la mano con cui si scrive”, si interessi al nostro dottore.

Ok, ora la storia va avanti da sola: il nostro eroe salentino si ritrova al centro di una campagna mediatica ostile, supportata dai virologi che dicono “vaccino vaccino” e dai giornalisti della “mano con cui non si scrive”, o comunque amici del governo in carica. Costoro lo attaccano semplicemente perché lui “piace” alla “mano con cui si scrive”; pare addirittura che il dottore abbia fatto, imprudentemente, una foto con uno dei suoi leader… Va beh, è l’inesperienza, un po’ come quando dice che lo seguono 340 avvocati; però, dai, è un uomo solo contro tutti, non può reggere per sempre. Non può farcela contro un attacco simultaneo di questo genere. Lo segnalano pure ai Nas. I virologi della tv lo smentiscono. Lo accusano di essere in cerca di visibilità, lo accusano di qualsiasi cosa, sta a vedere che è colpa sua anche il buco nell’ozono. Eppure il dottore non si arrende, risponde a tono a tutti, racconta cosa è successo, contraddice le obiezioni capziose dei giornalisti (una di loro in particolare gli fa un’intervista piuttosto “selvatica”).
Lui non si ferma, sembra Capitan America quando, da solo, zoppica con lo scudo spezzato contro l’esercito di Thanos. Poi però, probabilmente, si rende conto che sta perdendo troppo del tempo che potrebbe dedicare ai suoi malati, oppure semplicemente si rompe i coglioni di essere massacrato, allora decide di entrare per un po’ in silenzio stampa.

E adesso il colpo di scena, una domanda pervade chi segue questa storia del tutto inventata che non so neanche io chi mai potrebbe concepirla con cotanto intreccio… La domanda è: ma dietro ai medici, ai politici e ai giornalisti che perseguitano il medico, tentando di delegittimarlo; dietro a un presunto avvio della sperimentazione della cura col plasma, assegnato non a lui (perché?), ma a un altro ospedale (mettiamoci… l’ospedale di Pisa. Sì, Pisa va bene); dietro tutto questo e altro, dico, ci saranno mica degli interessi di qualche tipo? Perché, pensiamoci un attimo…

Se riesco a curare un virus con qualcosa che non costa niente, come fanno poi le case farmaceutiche a vendere i vaccini?

Sarebbe dunque Big Pharma il Thanos della situazione? Eh, ma così diventa una storia complottista, chi ci crede? Lo sappiamo, i complottisti poi non li ascolta nessuno, vengono derisi, le loro ipotesi vengono ritenute bislacche.
Però, come dicevamo all’inizio, se facciamo di tutte le erbe definite complottiste un fascio, rischiamo di perdere di vista possibili verità. La terra non è piatta, ok, ma il plasma perché non dovrebbe funzionare?

Cartesio.
Russell.
Il dubbio. Il rifiuto del dogma.
No, va beh. Già mi immagino il commento di un possibile editore o di un produttore cinematografico.
“Non ci interessa, non può funzionare, la storia ha buoni spunti, ma alla fine si rivela troppo inverosimile. Un medico di Morigino che salva vite umane e affronta Big Pharma tutto da solo, schiacciato dalla politica e dai media. No, non va bene. Questo… Dottor Plasma… non è realistico. E’ più realistico Capitan America”.
E’ vero. Meglio cestinare.
Anche se il finale di questa storia, che quasi si stava scrivendo da sola, era lì, già pronto. Passa qualche mese e nel reparto ostetricia dell’ospedale di Mantova risuona il pianto di un bambino. Non è un neonato qualunque, è figlio di una donna che è stata salvata da un medico un po’ folle, un po’ testardo, un salentino.
Chissà, forse sua madre, il piccolo, lo chiamerà Giuseppe.
Possiamo essere complottisti oppure no, non ha importanza.
Questo è comunque un lieto fine.
Uno sgambetto fatto alla morte. E forse pure a Big Phar… A Thanos.
Sì. A Thanos.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

2 Commenti

  1. Avatar
    roberto nordio

    bisogna stare attenti a scrittori sceneggiatori poeti e giornalisti tipo questo signore che ha scritto questo articolo povero di acume ma ricco di ignoranza

    Reply
  2. Avatar
    Luigia

    Bisogna stare attenti a commentatori che criticano il Dott. De Donno per partito preso. Credo dovremo invece ringraziare l’autore di questo articolo e Il Tacco, che, a differenza di altri, tengono i riflettori ancora accesi su certe strane incongruenze.

    Reply

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!