Cronache dal multiverso: Aldo e Silvia

di Thomas Pistoia

Il viaggiatore del tempo e dello spazio rimase incastrato in un paradosso del multiverso. Si aprì davanti ai suoi occhi una coppia di specchi interdimensionali, attraverso i quali vide scorrere due storie.
Nello specchio di destra c’era un uomo di una certa età con i capelli bianchi un po’ spettinati. Sul muro alle sue spalle stava appeso un drappo con al centro un simbolo. Nello specchio di sinistra c’era invece una ragazza avvolta in un abito mediorientale, col volto ed il viso coperti.
Entrambi erano prigionieri di un gruppo terrorista e entrambi attendevano che la loro nazione cedesse a un ricatto e pagasse il riscatto per la loro liberazione.
Il viaggiatore del tempo e dello spazio guardò sul monitor cronotemporale e si rese conto che l’uomo e la ragazza provenivano dallo stesso paese, ma distavano tra loro quarant’anni terrestri. Lo stesso governo, dunque, in due differenti momenti storici, avrebbe dovuto decidere se salvarli oppure no.
Il viaggiatore mise in pausa lo specchio del tempo che conteneva la vicenda della ragazza e mandò avanti l’altro. Vide il prigioniero scrivere una lettera d’addio alla propria moglie.

Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.

L’uomo stava scrivendo con la consapevolezza che il governo del suo paese aveva rifiutato le condizioni poste dai suoi rapitori: la sua vita in cambio della liberazione di alcuni dei loro complici detenuti in carcere. Uno scambio di prigionieri, insomma. Lo stato sposò la linea della fermezza, forse anche per convenienze politiche, ma ufficialmente sostenne che non poteva creare un precedente che avrebbe potuto spingere i terroristi a portare a termine altri rapimenti e a chiedere altri riscatti.
Vide la famiglia e gli amici del prigioniero scongiurare le istituzioni affinché lo salvassero. Ma lo stato fu irremovibile. Giorni dopo, un terrorista, durante una drammatica telefonata alla redazione di un giornale, indicò al governo, ai familiari, agli amici, al popolo, il luogo in cui avrebbero potuto trovare il cadavere di quel disgraziato. Il viaggiatore del tempo e dello spazio, con la riproduzione veloce, vide che poi lo stato, nonostante il sacrificio del prigioniero, non sconfisse il terrorismo, non in quel momento e non in quel modo. Ci furono altri conflitti a fuoco, e bombe e esplosioni, che falciarono centinaia di innocenti. Vennero indagini e magistrati, e pentiti che facevano nomi, un duro e lungo lavoro che, soltanto dopo molto tempo, diede qualche frutto.

Allora il viaggiatore del tempo e dello spazio fece play sullo specchio interdimensionale della ragazza. Vide quello stesso stato, quarant’anni dopo, liberarla e portarla a casa. Vide Silvia scendere dall’aereo e riabbracciare i suoi genitori, dopo mesi e mesi di prigionia. Un lieto fine, finalmente. Però… no, stava succedendo qualcosa.
Il viaggiatore del tempo e dello spazio non credette ai suoi occhi. Provò a regolare il monitor cronotemporale, pensando a un guasto, ma, era tutto vero. La ragazza, sui social veniva sommersa di insulti odiosi. Lesse i commenti, i messaggi, li spulciò uno per uno e realizzò che molti avrebbero preferito che Silvia non tornasse, perché era scesa dall’aereo vestita in modo diverso, dichiarandosi convertita.
Avrebbero preferito che Silvia morisse, perché era tornata senza neanche una ferita e aveva detto di non essere stata stuprata, né picchiata.
Avrebbe dovuto morire perché non era un maschio e una donna… Eh, chissà, magari stare con i terroristi le era pure piaciuto, si dice sia incinta.
Sarebbe stato meglio se qualcuno ne avesse rinvenuto il cadavere per la strada, com’era accaduto ad altri italiani prima di lei, che, come lei, si erano spinti al di là dei confini con il semplice desiderio di aiutare il prossimo.
Gli haters dicevano che in fondo il rapimento se l’era cercato, che lo stato aveva pagato un presunto riscatto di quattro milioni di euro e che quei soldi erano frutto delle loro tasse, del loro lavoro.
Avrebbero voluto che Silvia morisse, ma non lo dicevano chiaramente, si nascondevano argomentando, come quel governo di quarant’anni prima, che non bisognava cedere ai ricatti dei terroristi, altrimenti quelli avrebbero rapito altre persone e comprato, con i proventi dei riscatti, altre armi.
Un viaggiatore del tempo e dello spazio, secondo quanto prescritto dalle leggi che regolano il moto degli universi, deve limitarsi alla conoscenza, non può giudicare. Ma questo viaggiatore non poté fare a meno di provare disgusto per tutto quell’odio e per l’ipocrisia dietro alla quale quella gente si nascondeva. Nemmeno l’abbraccio tra Silvia e la madre riuscì a spazzare via tutto il loro disprezzo, la loro stupidità.
Inizialmente il viaggiatore provò pietà per la ragazza, poi però ci rifletté meglio e capì che non era il caso. Silvia era viva.

Era viva e stava bene.

A dispetto di tutto. A dispetto della marcia nel deserto, dei giorni di prigionia, della paura, della solitudine, della nuova detenzione da scontare nella sua casa per la quarantena, a dispetto dell’odio innaturale e meschino di una parte dei suoi connazionali, alcuni dei quali sedevano addirittura in parlamento, a dispetto di tutto questo era viva e probabilmente ormai serena, anche se forse le avrebbero assegnato una scorta.
Viva e serena: c’è forse qualcosa che conti di più?
Quegli altri, là fuori, avrebbero soltanto potuto lasciarsi consumare dal loro stesso odio, come squali impazziti dalla fame, che si divorano da soli.
Il viaggiatore del tempo e dello spazio chiuse quello specchio interdimensionale. L’altro specchio era rimasto acceso. Ora mostrava il nome dell’uomo che era stato ucciso quarant’anni prima. Era un salentino. Si chiamava Aldo.

Il viaggiatore immaginò quello che gli haters, se avessero potuto, gli avrebbero obiettato: non si potevano fare paragoni, erano due casi completamente differenti, due periodi storici diversì, non doveva permettersi, lui, di paragonare il sacrificio di un grande statista ai capricci di una ragazzina viziata…
Ma la storia è fatta di corsi e ricorsi che servono, a volte, a non ripetere gli stessi errori, pensò il viaggiatore. E, per lui, una vita salvata era sempre e comunque un tesoro inestimabile; i criminali, caso mai, si catturano dopo. Dopo, quando gli ostaggi sono al sicuro. Pensò anche che è facile fare i giudici dietro una tastiera, quando a soffrire la prigionia e a rischiare la vita sono altri.
Ma che buffo che è l’universo! A lui che conosceva le leggi che governano i mondi non era concesso giudicare; a quegli altri, per i quali lo stato avrebbe dovuto pagare quattro milioni, sì, ma per riscattarli da cotanta ignoranza, come aveva detto qualcuno, veniva invece concesso di parlare e parlare e parlare.

Sospirò. Nel visionare quelle due storie aveva sopportato un’onda di dolore e odio davvero troppo grande, decise quindi che, in attesa che il paradosso del multiverso si sciogliesse e gli consentisse di proseguire il viaggio, per rasserenarsi, avrebbe fatto qualcosa di bello. Si manifestò, proprio in quel momento, in quella frazione di realtà, l’ombra di un grande artista per il quale l’infinito stava cominciando proprio quel giorno. Passando, quell’energia benevola lasciò una scia di musica. Il viaggiatore del tempo e dello spazio la assimilò nel monitor cronotemporale e cliccò su play.
Si diffuse tra i protoni una melodia intitolata “Rain, in Your Black Eyes”.
Il viaggiatore del tempo e dello spazio chiuse gli occhi e sentì che tutto il dolore, l’ignoranza, il rancore, di cui si era impregnato fino a quel momento, lentamente stavano svanendo, portati via da quella pioggia di note.
Allora alzò il volume.
E si lasciò commuovere.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!