Il segreto della crescita? La lotta all'evasione

Crescita economica e sociale e anche… opere di bene. Quando il cammino da seguire è unico ed obbligato

Faccio parte delle decine di milioni d’italiani che sono fedeli e rendono onore allo Stato pagando le tasse. Sia ben chiaro, per questo non mi compete alcun merito o titolo, salvo il diritto civico di auspicare che, quanto prima, la categoria, con le buone o con le cattive, arrivi a contare sessanta milioni di membri. Purtroppo, guardando alla situazione attuale, di cammino da compiere ce n’è tantissimo e però il percorso rimasto appare unico, obbligato. Non è certamente la prima volta che si parla di casse pubbliche a secco, di finanze sull’orlo dell’abisso, di apparato pubblico sul punto di crollare. Tuttavia, lo scenario edizione 2011 contiene e denota, anche sul fronte di molti temerari e irriducibili rispetto al versamento dei tributi a Cesare, una maggiore consapevolezza, o paura, circa la resa dei conti. Tant’è che, nell’andante stagione agostana caratterizzata da afa meteorologica e soprattutto da infuocate misure e manovre lacrime e sangue, ha fatto scalpore sentire addirittura urla e invocazioni del tenore “tassateci!”, proferite da taluni magnati dell’imprenditoria e della ricchezza, quali il compaesano Montezemolo e lo statunitense Buffett. Sottosotto, qualcosa di grave e d’esplosivo deve covare per forza, ad esempio la presa d’atto, nel discernimento degli anzidetti “volontari”, che è meglio un salasso di patrimoniale o di contributo di solidarietà, anziché la disfatta – intanto e sicuramente sui listini borsistici, con l’incognita del dove si potrà andare a parare – delle loro fortune societarie. Come pure, ha colpito il grido d’allarme – non nuovo in assoluto, ma nella circostanza a diapason ben più elevato – lanciato dal Presidente dei Vescovi sulla situazione della società italiana, con l’indice e il pastorale rivolti espressamente al problema dell’evasione fiscale. Eppure, non occorrerebbero, nemmeno un po’, le voci di Montezemolo, Buffett e Bagnasco per tratteggiare e dipingere con nitidezza il cancro del mancato versamento delle tasse allo Stato. La contabilità è davanti a tutti, non è più tempo né di ciechi, né di muti, né di sordi, il più grosso e deleterio limite della “res publica” italiana si chiama, giustappunto, evasione fiscale. Non v’è dubbio che sia nella sua direzione che il Parlamento, il Governo, le Forze sociali, le Autorità e le istituzioni in genere devono orientare il faro d’intervento, attraverso provvedimenti e, a seguire, impegni e azioni diuturni, impellenti e senza scadenze, al fine di snidare e costringere a pagare tutto il dovuto l’armata, l’esercito dei “renitenti”, indistintamente dai più piccoli ai più grandi. Poi, in parallelo e in aggiunta a tale operazione, c’è da valutare e agire sul resto, taglio del numero dei Parlamentari, eliminazione delle Province e degli altri enti inutili, cancellazione sprechi e privilegi, stroncatura approfittamenti e ruberie, eventuali dismissioni di beni, ma non di risorse preziose, dello Stato. Occorre comportarsi come in una famiglia saggia: se c’è un elemento che ha il vizietto di rubacchiare e dilapidare le disponibilità del nucleo, che, di conseguenza, resta privo dei mezzi per sfamarsi, prima s’interviene affinché le sottrazioni della parte spuria abbiano termine e solamente dopo si pensa ad altri rimedi. Il nostro primo concittadino, il Presidente Napolitano, il quale non è detentore di mega patrimoni, né controlla grandi interessi e affari, farebbe bene se, fra i lodevoli quotidiani interventi mirati al bene del Paese, inserisse, in ogni stagione, in ogni circostanza e/o ambiente, anche trovandosi all’estero, l’invito, l’esortazione, la sollecitazione ad affrontare con tutti mezzi il “macigno” dell’evasione. Ce la dobbiamo fare, i mezzi non mancano ma vanno integrati con la massima volontà a tutti i livelli. L’altro pomeriggio, sotto un caldo torrido, all’ingresso di un porticciolo del sud Salento, precisamente sul basamento del fanale di segnalazione verde, sostava, a torso nudo, apparentemente intento a sfogliare un manuale, un uomo, con, a fianco, posata sul piano di cemento, una fotocamera. Al che, è scattata la curiosità dell’osservatore: la persona non era un bagnante e quelle riprese non stavano immortalando le scene di una festa di nozze. E però, si accetti e si rispetti che ognuno faccia il suo lavoro. Esortiamoci a vicenda, avanti, per realizzare un’Italia e una società migliori, a beneficio dell’oggi e soprattutto nell’interesse delle generazioni che verranno. Lecce, 20 agosto 2011 Rocco Boccadamo

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