Quarantena a quattro zampe

E’ quarantena anche per i nostri animali, che devono adeguarsi ai nostri nuovi ritmi di vita e sopportare anche di essere oggetto di fake news che li additano come untori del virus. L’aumento degli abbandoni è una conseguenza di queste dicerie. La Puglia peraltro, insieme alla Campania e al Lazio, è già ai primi posti, secondo un’indagine della Lav (Lega Anti Vivisezione), in quanto a spese sopportate a causa del randagismo. Riuscirà la nuova legge regionale a debellare finalmente questo fenomeno?

di Thomas Pistoia

I privilegi di chi possiede un cane secondo il fumettista Leo Ortolani (dal suo profilo Facebook)

Possedere un animale domestico, di questi tempi, sembra essere diventata una fortuna, di più, un privilegio. Sui social, l’ironia sulla possibilità di uscire di casa che è concessa a chi deve portare fuori il proprio cane, è ormai un classico dell’umorismo, le battute, spesso molto divertenti, si sprecano.

Ma non sarà che i nostri animali stanno rivestendo un ruolo ben più importante per noi, in questa crisi? Quello, ad esempio, di evitare depressione e solitudine a coloro che possono godere della loro sola compagnia durante la quarantena? E loro, i diretti interessati, come stanno vivendo questa situazione? Lo abbiamo chiesto a Flavia Pisciotta, che dal 2009 è educatrice cinofila specializzata in problemi di comportamento. Flavia nel 2013 ha aperto “Lupi di città”, il suo centro cinofilo in provincia di Bari. Si occupa anche di formazione e tiene seminari e corsi in tutta Italia.

Flavia Pisciotta. educatrice cinofila

Come dovremmo gestire i nostri amici a quattro zampe in questo periodo di emergenza? O sono loro che gestiscono noi?

Sicuramente i nostri animali domestici sono fondamentali per mantenere un equilibrio emotivo in un momento di profonda incertezza e paura, perché ci fanno sentire meno soli e perché ci costringono ad occuparci delle loro esigenze.

Di contro anche per loro non è una fase facile, in primis per il cambio di abitudini che non tutti i cani sono abituati a saper gestire. Cambiano gli orari, cambiano le emozioni in casa e anche aspetti pratici tipo passeggiate e svago.

Un altro aspetto da non sottovalutare è che adesso le nostre attenzioni sono tutte rivolte a loro e questo non sempre è un bene, perché si può incorrere in futuri problemi di ansia da separazione, appena i ritmi dei proprietari verranno ripristinati. E’ possibile che gli animali sviluppino una certa dipendenza da queste attenzioni in più che stanno ricevendo. Alcuni potrebbero avere difficoltà a tornare alla normalità.

Cosa possiamo fare noi per aiutarli?

Sarebbe utile già durante la quarantena ritagliarsi dei propri spazi separati da loro. Poi dopo la quarantena, se possibile, si dovrà cominciare a riabituarli gradualmente a stare da soli. Nel caso in cui si verifichino delle problematiche legate all’ansia da separazione conviene chiedere supporto a educatori che possano dare indicazioni più dettagliate.

LE FAKE NEWS

A differenza degli animali noi umani siamo maestri in ingratitudine. Perciò non sono mancati neanche per cani e gatti i problemi legati alle fake news, che li accusavano di trasmettere il virus. Il Ministero della salute, sulla base anche di quanto dichiarato da Maria Van Kerkhove, responsabile dell’unità malattie emergenti e zoonosi dell’Oms, ha precisato che non ci sono prove che gli animali da compagnia possano diffondere il virus. Pertanto, non vi è alcuna giustificazione nell’adottare misure contro gli animali da compagnia che possano comprometterne il benessere”.

Nell’immediatezza delle fake news sono però circolate voci controverse di un conseguente generalizzato aumento di abbandoni con conseguente rischio di incremento del randagismo, tanto da indurre il Ministero della Salute a sottolineare ulteriormente, nello stesso articolo, che “abbandonare un animale che abbiamo scelto come componente della famiglia non è solo un gesto ignobile e deprecabile ma è anche un reato sancito dal codice penale (art. 727 c.p.)”.

PUGLIA, LA LEGGE CONTRO IL RANDAGISMO

In Puglia è stata da poco promulgata una nuova legge regionale (la n.2 del 7 Febbraio 2020 – “Norme sul controllo del randagismo, anagrafe canina e protezione degli animali da affezione. Abrogazione della legge regionale 3 aprile 1995, n. 12 – Interventi per la tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo”).

Queste, in sintesi, le novità apportate:

  • I comuni eleggeranno un referente in materia di randagismo

  • L’aggiudicazione dei bandi per la gestione dei canili avverrà su base qualitativa

  • Gli animali potranno essere affidati a strutture di ricovero soltanto nella provincia di appartenenza

  • Chi ha subito condanne per maltrattamenti ad animali e/o a persone non potrà adottare un animale

  • Si potranno sterilizzare presso la Asl animali che non sono stati sterilizzati in canile prima dell’adozione

  • Verrà creato un database informatico contenente le foto e i dati dei cani accalappiati

  • I cani delle aziende zootecniche avranno diritto a trattamenti sanitari e sterilizzazioni gratuite

  • Le associazioni potranno stipulare convenzioni per gli interventi di limitazione delle nascite

  • Verrà vietata la detenzione alla catena

  • Le Asl dovranno occuparsi del recupero di cani e gatti vaganti.

Abbiamo chiesto a Flavia Pisciotta che cosa ne pensi della nuova legge:

Trovo che la nuova legge sia un enorme passo in avanti. Occorre comunque che i singoli comuni siano più attivi e protagonisti nella gestione dei cani sul territorio, sia nella tutela dei randagi censiti che nel supporto, attraverso le Asl, dei canili e dei rifugi. La sterilizzazione è uno degli strumenti da valorizzare, ma anche le campagne di censimento e inserimento di microchip dei cani di proprietà.

A parer mio, un altro strumento necessario dovrebbe essere la formazione degli operatori cinofili, volontari e proprietari, affinché abbiano un bagaglio di informazioni etologiche e comportamentali che consenta loro di fare la scelta giusta per il benessere del cane e dell’intera comunità.

Infine ci sono il maltrattamento e l’ignoranza. Sono le vere e proprie piaghe culturali da curare per prevenire il randagismo.

Quindi ritiene che non tutti gli operatori suoi colleghi abbiano una formazione adeguata?

Soprattutto nel ramo del volontariato c’è un grande deficit. Operatori e gestori di canile, volontari e accalappiacani, non avendo l’obbligo di formazione, spesso hanno comportamenti istintivi ed emotivi che peggiorano la gestione del randagismo.

Ci sono canili in cui gli operatori non sanno distinguere un cane aggressivo da un cane con alti livelli di stress. Alcuni volontari, nel dar luogo a un’adozione, non sanno rendersi conto se un cane è adeguato o no per una determinata famiglia. Altri, spinti dalla buona intenzione di salvare dei cani dalla strada, li prendono, li fanno chiudere in canile, senza porsi questioni sulla loro genetica. Accade così che molti animali passino il resto della loro vita in reclusione senza nessuna speranza di venire un giorno adottati.

Per fortuna c’è una minoranza di volontari e di canili che si affidano alle competenze degli educatori, ma è necessario che questa tendenza diventi uno standard.

IL RANDAGISMO: DATI A CONFRONTO

Ma cosa sappiamo davvero del randagismo in italia e soprattutto in Puglia?

I dati più recenti e attendibili provengono da una ricerca della LAV effettuata da Ilaria Innocenti (Responsabile Lav Area Animali Familiari) nel 2019 (potete visionarla cliccando qui).

Estrapoliamo qualche dato:

il fenomeno del randagismo tra il 2018 e il 2019 sembrava apparentemente in flessione, ma con delle significative differenze tra Nord, Centro e Mezzogiorno. Al Sud il numero dei cani detenuti in canile era ancora molto alto e c’era da tener conto anche degli animali vaganti sul territorio, la cui riproduzione, spesso incontrollata, genera ulteriore randagismo.

Dei 98.596 cani presenti nei canili rifugio, ben il 67,1% si trovava nel Mezzogiorno, con una diminuzione del solo 6% rispetto al 2017.

Erano diminuiti anche gli ingressi nei canili sanitari. Molto bassa però la media di restituzione ai propietari nel Mezzogiorno, pari ad appena l’8,3%. E questa percentuale saliva man mano che ci si spostava verso il Nord Italia, con un 38% al Centro fino ad arrivare a un 71,9% di media per le regioni del Nord.

Le regioni in cui si registrava il maggior numero di ingressi in canile sanitario risultavano essere la Campania (10.954), la Lombardia (10.264), il Piemonte (8.305) e la Puglia (8.223), ma mentre in Lombardia la percentuale di restituzione al detentore era pari al 100% , in Puglia si attestava al 5,8%.

Nel grafico che segue possiamo vedere i costi che la Puglia ha sostenuto nel 2018 a causa del randagismo, rapportati a quelli sostenuti dalle altre regioni.

 

Un secondo posto da più di ventiquattro milioni di Euro (!). Il primo posto spetta alla Campania, il terzo al Lazio. La regione più virtuosa è la piccola Valle d’Aosta; tra le regioni più estese il risultato migliore sembra essere quello del Veneto.

Il secondo posto pugliese ha comportato una perdita di denaro (nostro) che nel 2020 difficilmente potrà mutare, se non aumentando. La nuova legge regionale si propone, evidentemente, di ridurre questo sfacelo. Ma la domanda è sempre la stessa: sarà applicabile? Lo chiediamo anche a Sara Leone, Responsabile Provinciale della Lav di Bari.

IL PARERE DI SARA LEONE, RESPONSABILE PROVINCIALE LAV BARI

Anche la legge regionale precedente aveva molte prospettive di miglioramento del problema, ma è rimasta

Sara Leone, responsabile provinciale LAV Bari

fondamentalmente sulla carta – ci dice – Il giudizio della Lav sulla nuova legge è positivo, perché mette in primo piano la sterilizzazione e gli strumenti di prevenzione. Inoltre dà la possibilità ai comuni di fare accordi con le associazioni, assegna alla Asl il compito di attuare sterilizzazioni in quelli che sono veri e propri centri di produzione del randagismo: per esempio i campi rom e le masserie. Altro aspetto positivo per la prevenzione è l’ampliamento dell’anagrafe canina, che consente di ricondurre sempre gli animali a un referente umano. Certo, la legge deve ora essere applicata.

Quali sono i potenziali ostacoli?

Innanzitutto i problemi organizzativi e di personale della Asl, che a volte impediscono a questa di svolgere efficientemente i propri compiti. Per fare un esempio: le attività di sterilizzazione, anche in questo periodo di emergenza, sono considerate dal Ministero della Salute indifferibili. Eppure sono state sospese. Potrà dipendere da problematiche della Asl a tutelare i propri dipendenti? Qualunque sia il motivo l’azienda sanitaria deve organizzarsi e portare a termine i suoi compiti. Se lei sarà operativa ed efficiente, lo sarà anche la nuova legge.

Il randagismo peraltro non attende. Le recenti fake news sulla trasmissibilità del virus attraverso cani e gatti lo hanno accentuato? Avete rilevato un’impennata degli abbandoni?

Purtroppo sì. Abbiamo registrato una maggiore presenza di animali sul territorio. In molte colonie feline, ad esempio, sono comparsi gatti domestici mai visti prima. I gatti sono stati coinvolti maggiormente. Queste dicerie che non hanno alcuna evidenza scientifica.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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