SARS-Cov-2: accertata la presenza del virus nello smog

L’appello degli scienziati sulla gestione della “fase due”: per tornare alla normalità sarà indispensabile indossare sempre le mascherine, mantenere il distanziamento sociale e ridurre le emissioni inquinanti   

 

Un mese fa un team di scienziati italiani ha pubblicato un “position paper” dal titolo: “Valutazione della potenziale relazione tra l’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione dell’epidemia da COVID-19“. La giornalista Marilù Mastrogiovanni, nella sua rubrica di Radio Radicale, aveva dato spazio a questi ricercatori (guarda il video).

Oggi è arrivata la conferma che quanto teorizzato da questa prima pubblicazione è un’evidenza scientifica. Nell’inquinamento è stato effettivamente rinvenuto il virus che provoca la malattia Covid19.

“Questa prima prova apre la possibilità di testare la presenza del virus sul particolato atmosferico delle nostre città nei prossimi mesi come indicatore per rilevare precocemente la ricomparsa del coronavirus e adottare adeguate misure preventive prima dell’inizio di una nuova epidemia”, ha affermato Alessandro Miani, Presidente della Società italiana di Medicina Ambientale che, assieme all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, l’Università di Trieste e l’Università di Bologna, hanno condotto gli studi.

Gli scienziati confermano di “aver dimostrato la presenza di RNA virale del SARS-CoV-2 sul particolato atmosferico rilevando la presenza di geni specifici, utilizzati come marcatori molecolari del virus, in due analisi genetiche parallele”.

Il gruppo di ricerca multidisciplinare è composto da: Gianluigi De Gennaro, Jolanda Palmisani e Alessia Di Gilio (Università di Bari), Prisco Piscitelli (Cattedra UNESCO dell’Università Federico II di Napoli e Vicepresidente SIMA), Alessandro Miani (Università di Milano), Leonardo Setti e Fabrizio Passarini (Università di Bologna), Pierluigi Barbieri, Massimo Borelli, Valentina Torboli, Alberto Pallavicini (Università di Trieste), Maurizio Ruscio, Francesco Fontana e Libera Clemente (Azienda ospedaliera Giuliano Isontina di Trieste), Maria Grazia Perrone (Divisione Ricerca Ambientale Tecora).

 

Evidenze scientifiche

Le prime prove sono arrivate dall’analisi di 34 campioni contenenti PM10 (le così dette polveri sottili) prelevati da porzioni d’aria di siti industriali della provincia di Bergamo, e raccolti attraverso due diversi “campionatori” in un lasso di tempo di tre settimane, dal 21 febbraio al 13 marzo.

I campioni d’aria contenente particolato atmosferico sono stati analizzati a Trieste.

Risultato: in 8 delle 22 giornate prese in esame c’era il famigerato coronavirus nell’atmosfera.

I risultati positivi sono stati confermati su 12 diversi campioni per tutti e tre i marcatori molecolari, vale a dire il gene E, il gene N ed il gene RdRP, quest’ultimo altamente specifico per la presenza dell’RNA virale SARS-CoV-2.

Il team di scienziati si sente, in scienza e coscienza, di poter confermare di aver ragionevolmente dimostrato la presenza di RNA virale del SARS- CoV-2 sul particolato atmosferico rilevando la presenza di geni altamente specifici, utilizzati come marcatori molecolari del virus, in due analisi genetiche parallele”.

 

Dichiarazioni di De Gennaro e Piscitelli

Secondo il professor Gianluigi De Gennaro (UNIBA): “Questa è la prima prova che l’RNA del SARS-CoV-2 può essere presente sul particolato in aria ambiente, suggerendo così che, in condizioni di stabilità atmosferica e alte concentrazioni di PM, le micro-goccioline infettate contenenti il coronavirus SARS-CoV-2 possano stabilizzarsi sulle particelle per creare dei cluster col particolato, aumentando la persistenza del virus nell’atmosfera come già ipotizzato sulla base di recenti ricerche internazionali. L’individuazione del virus sulle polveri potrebbe essere anche un buon marker per verificarne la diffusione negli ambienti indoor come ospedali, uffici e locali aperti al pubblico. Le ricerche hanno ormai chiarito che le goccioline di saliva potenzialmente infette possono raggiungere distanze anche di 7 o 10 metri, imponendoci quindi di utilizzare per precauzione le mascherine facciali in tutti gli ambienti”.

La prova che l’RNA del SARS-CoV-2 può essere presente sul particolato in aria ambiente non attesta ancora con certezza definitiva che vi sia una terza via di contagio” – prosegue De Gennaro – “Tuttavia, occorre che si tenga conto nella cosiddetta Fase 2 della necessità di mantenere basse le emissioni di particolato per non rischiare di favorire la potenziale diffusione del virus”.

Anche l’epidemiologo campano (ma leccese di adozione) Prisco Piscitelli spiega: “Ad oggi le osservazioni epidemiologiche disponibili per Italia, Cina e Stati Uniti mostrano come la progressione dell’epidemia COVID-19 sia più grave in quelle aree caratterizzate da livelli più elevati di particolato. Esposizioni croniche ad elevate concentrazioni di particolato atmosferico, come quelle che si registrano oramai da decenni nella Pianura Padana, hanno di per sé conseguenze negative sulla salute umana, ben rilevate e quantificate dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, rappresentando anche un fattore predisponente a una maggiore suscettibilità degli anziani fragili alle infezioni virali e alle complicanze cardio-polmonari. È arrivato il momento di affrontare il problema”.

 

I risultati di questi studi scientifici sono stati già trasmessi all’Organizzazione Mondiale della Sanità e alla Commissione Europea, al fine di procedere speditamente con ulteriori studi in grado di confermare definitivamente  queste prime prove sulla possibilità di considerare il PM come un vettore (0  ‘carrier’) di nuclei contenenti goccioline virali.

Intanto, la presenza del virus sulle polveri sottili è una preziosa informazione in vista dell’imminente riapertura delle attività sociali, che conferma l’importanza di un utilizzo generalizzato delle mascherine da parte di tutta la popolazione. Tutti dobbiamo indossare le mascherine e la distanza inter-personale di 2 metri è da considerarsi tassativa.

 

Bibliografia

  1. Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), Position Paper “Relazione circa l’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione del coronavirus nella popolazione” disponibile al seguente link: http://www.simaonlus.it/wpsima/wp- content/uploads/2020/03/COVID19_Position-Paper_Relazione-circa-l’effetto-dell’inquinamento-da-particolato-atmosferico-e-la- diffusione-di-virus-nella-popolazione.pdf
  2. Leonardo Setti; Fabrizio Passarini; Gianluigi De Gennaro; Pierlugi Barbieri; Maria Grazia Perrone, Andrea Piazzalunga, Massimo Borelli; Jolanda Palmisani, Alessia Di Gilio, Prisco Piscitelli, Alessandro The potential role of particulate matter in the spreading of COVID-19 in Northern Italy: First evidence-based research hypotheses. 2020. Il pre-print dello studio è disponibile al seguente link (studio in pubblicazione): https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.04.11.20061713v1
  3. Leonardo Setti, Fabrzio Passarini, Gianluigi De Gennaro, Pierlugi Barbieri, Maria Grazia Perrone, Massimo Borelli, Jolanda Palmisani, Alessia Di Gilio, Prisco Piscitelli, Alessandro Miani. Is there a Plausible Role for Particulate Matter in the spreading of COVID-19 in Northern Italy? British Medical Journal Rapid Responses, disponibile al seguente link: https://www.bmj.com/content/368/bmj.m1103/rapid-responses.
  4. Leonardo Setti, Fabrizio Passarini, Gianluigi De Gennaro, Pierluigi Baribieri, Maria Grazia Perrone, Massimo Borelli, Jolanda Palmisani, Alessia Di Gilio, Valentina Torboli, Alberto Pallavicini, Maurizio Ruscio, Prisco Piscitelli, Alessandro SARS-Cov-2 RNA Found on Particulate Matter of Bergamo in Northern Italy: First Preliminary Evidence, Il pre-print dello studio è disponibile al seguente link (studio in pubblicazione): https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.04.15.20065995v1
  5. Leonardo Setti, Fabrizio Passarini, Gianluigi de Gennaro, Pierluigi Barbieri, Alberto Pallavicini, Maurizio Ruscio, Prisco Piscitelli, Annamaria Colao, Alessandro Miani. Searching for SARS-COV-2 on Particulate Matter: A Possible Early Indicator of COVID-19 Epidemic Recurrence? Accettato per la pubblicazione su J. Environ. Res. Public Health, 23 April 2020
  6. Leonardo Setti, Fabrizio Passarini, Gianluigi De Gennaro, Pierluigi Baribieri, Maria Grazia Perrone, Massimo Borelli, Jolanda Palmisani, Alessia Di Gilio, Prisco Piscitelli, Alessandro Miani. Airborne Transmission Route of COVID-19: Why 2 Meters/6 Feet of Inter-Personal Distance Could Not Be Enough. J. Environ. Res. Public Health 2020, 17, 2932, disponibile al seguente link: https://www.mdpi.com/1660-4601/17/8/2932

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Info sull'autore

Mario Maffei

Giornalista professionista

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