Oria e le sue meraviglie

Le bellezze antiche di una cittadina nell’Altosalento. 

 

Di Angela Patrizia Denitto   

 

Lungo l’antico percorso della via Appia, nel tratto tra Brindisi e Taranto, vi è una cittadina di circa 15.000 abitanti: Oria. Le sue origini sono lontane nel tempo, testimoniate da reperti risalenti al Neolitico oggi visibili nella Grotta di S. Anna. Il significato del nome “Oria” è dorata, splendente come l’oro. In attesa di poterla visitare, andiamo a scoprire alcune delle sue meraviglie.

Il centro storico, colmo di percorsi suggestivi e ricco di viuzze e di gradini, conserva la bellezza del borgo medioevale. Ha una forma particolarissima: osservando per bene i suoi contorni, si rimane stupiti di come sia potuto passare inosservato per così tanto tempo. Le sue mura disegnano in maniera inconfutabile i contorni di una foglia di vite. La vita di un paese in una foglia. Foglia d’Oria, foglia d’Oro. 

Ma quale è il significato legato a questa foglia?

Con una piccola ricerca si può scoprire che l’uomo, sin dalle più antiche civiltà, ha dato ad ogni foglia un significato particolare. Nel libro della Genesi è narrato che una pianta di vite si salvò miracolosamente dal Diluvio Universale e Noè ne fece un vigneto. La simbologia legata a questo gesto, in una delle sue interpretazioni, è che questa pianta, con i suoi frutti, potesse dare una nuova vita alla Terra, propiziando così la rinascita dell’umanità. La foglia di vite rappresentava perciò la speranza che sopravvive anche alle prove più dure. Nella tradizione ebraica la coltura della vite rappresentava in forma metaforica l’esistenza umana e la sua rinascita. In questo momento particolare tutti ci sentiamo un po’ provati ed è per questo che la simbologia della vite può essere il miglior auspicio possibile.

Qui ad Oria il nome di uno dei quattro rioni della città è “Giudea”, insieme a “Lama”, “S. Basilio” e “Castello”. Qui, nel I secolo d.C., un gruppo di Ebrei si stabilì e diede vita ad una fiorente comunità. Giudei era il termine volgare che si utilizzava per indicarli. Nello stemma che lo rappresenta ci sono il colore bianco e celeste e il simbolo del candelabro ebraico a sette bracci. Questa splendida comunità primeggiò tra le altre sparse in Terra di Puglia. Infatti, per la feconda attività in campo religioso, filosofico, scientifico, economico e commerciale, divenne il centro più famoso della civiltà ebraica dell’Italia meridionale. Alcune delle meraviglie che si possono ammirare in questo rione sono: la Porta degli Ebrei, la Chiesa di S. Francesco di Paola, il colle Iris e il ghetto degli Ebrei. Si narra anche dell’esistenza di una sinagoga e del Pozzo della Maddalena, probabilmente situati vicino alle dimore degli ebrei, ora non più fruibili.

Altro rione è “Lama”, che prende il nome dalla sua collocazione geografica. Nello stemma vi sono i colori verde e giallo e due simboli: l’albero d’arancio e un pozzo, entrambi legati alla tradizione che vuole il passaggio di S. Francesco d’Assisi in questo luogo. Si narra che qui il Santo volle far costruire una chiesa, scavare un pozzo e piantare personalmente un albero d’arancio. In questo rione è possibile ammirare: la Chiesa di S. Francesco d’Assisi, la chiesetta di S. Maria di Gallara (fuori dal centro abitato in direzione Latiano), la colonna dell’Immacolata, il monumento ai Caduti sul Lavoro, la villa comunale e il Nautilus (un progetto agricolo familiare su permacultura e agricoltura organica, in contrada Monti).

Lo stemma del rione “S. Basilio”, con i suoi colori giallo e nero, presenta una croce greca e delle stelle. Il nome si riferisce al fondatore dell’ordine monastico dei Basiliani che si stabilirono intorno al IX secolo d.C. ad Oria. Questi scelsero come dimora la bellissima foresta oritana, di cui oggi è ancora visibile una piccolissima parte. Qui è possibile visitare: la Chiesa di S. Sebastiano, la Cripta di S. Mauro, il Santuario di S. Antonio e, a circa 5 km dal centro abitato, il Santuario di S. Cosimo alla Macchia del sec. IX.

Infine il rione “Castello”, il cui stemma si riconosce dai colori rosso e azzurro e da una torre sormontata da una corona, è geograficamente parte dal centro storico. Nella zona più alta, si erge il castello appartenuto a Federico II: la struttura venne utilizzata per accogliere gli ospiti dell’imperatore in occasione del suo matrimonio con Jolanda di Brienne (Regina di Gerusalemme), celebrato il 9 Novembre del 1225 nel Duomo di Brindisi. Il Castello Svevo domina il paesaggio circostante, essendo stato costruito strategicamente nel punto più alto. La sua forma ricorda quella di un vascello con la prua che punta a nord. Un vascello che naviga nell’aria. 

Inoltre, in questo rione, vi sono: il Convento di S. Benedetto, il Vescovado, la Basilica Cattedrale, la Torre Carnara, il Sedile, la Cripta dei SS. Crisante e Daria, Porta Manfredi, la Chiesa di S. Giovanni Battista, il centro di documentazione messapica e il Museo Diocesano.  Nel centro storico, presso un’antica pasticceria (aperta dal 1938 e straordinariamente chiusa per via dell’emergenza sanitaria), è possibile gustare “la Scarpetta”, un dolce risalente alla metà dell’800 e probabilmente nato dalla tradizione delle monache Benedettine. 

Ogni secondo fine settimana di agosto, dal 1967 ad oggi, i quattro rioni sfilano e si sfidano in cortei e prove medioevali per ricordare il periodo federiciano. Questo è un evento particolarmente suggestivo: circa 1000 figuranti, appartenenti ai quattro quartieri, sfilano in costume travestiti da nobili, dame, arcieri, e cavalieri, accompagnando Federico II lungo il percorso prestabilito. Il giorno seguente è quello del torneo. Questo è preceduto da un breve spettacolo con coreografie straordinarie ed esibizioni di sbandieratori, danzatori e compagnie d’arme. Il torneo consiste in sfide fra i rioni: atleti e cavalieri si cimentano in durissime prove per conquistarsi l’ambito Palio.

La vita di una città, in una foglia di Vite. Grazie Oria per le tue meraviglie.

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