Prigionieri di un virus

di Thomas Pistoia

Sono settimane che calcolo tutto.
Allora, riassumiamo: delle mie tre compagne di prigionia, una va a dormire intorno alle 23, le altre due, fanno di sicuro mezzanotte. Quella nel letto a sinistra mi preoccupa di più. A volte resta sveglia con il cellulare acceso fino all’una.
Dovrò stare molto attento e assicurarmi che stia dormendo.
Poi dovrò mettere a posto il cane. Per giorni, durante i pasti, ho prelevato dal mio piatto pezzi di cibo e li ho nascosti in un involucro di cellophane. Stanotte, quando svegliato dai miei movimenti si farà vivo, gli metterò davanti questo bocconcino. Spero che basti a farlo stare zitto.
Ho cronometrato con precisione i giri dei guardiani. Passano per la strada ogni cinque minuti. Sono pronto, ho la corda fatta con asciugamani e lenzuola e il rampino creato con mestoli e forchettoni rubati alla cucina.

Mezzanotte. E’ il momento.
Le compagne di prigionia dormono tutte e tre. Anche quella del letto a sinistra, la sento respirare.
Mi alzo. La nostra cella è al secondo piano. Apro la finestra. Ecco il cane che arriva. Frugo velocemente in una tasca e gli getto il cibo. Funziona, si disinteressa completamente di me e comincia a mangiare.
Non c’è un attimo da perdere. Passa la camionetta dei soldati. Svolta l’angolo. Da questo momento ho cinque minuti.
Butto giù la corda fatta col corredo. Non arriva fino a terra, alla fine mi toccherà un bel salto. E speriamo che regga, ‘sta corda. E speriamo che regga anche il rampino fatto con i forchettoni.
Comincio a scendere a piccoli balzi, tenendo i piedi puntati contro la parete. Lenzuola e asciugamani sono tesi allo spasimo, i forchettoni scricchiolano contro lo stipite della finestra. Cedono!
Precipito, cercando invano di piantare le dita nel cemento, sento la pelle dei palmi delle mani che si scortica contro l’intonaco. Che dolore! Per fortuna però non è stato un grande salto, ero già più o meno alla fine della corda e sono caduto restando in verticale, atterrando sui piedi, quindi ho attutito la culata poderosa che ho poi dato sull’asfalto. Fa male, ma è sopportabile. Però, avrei potuto ammazzarmi o restare invalido.

Non è il momento di pensarci, devo correre.
Seppure un po’ claudicante, scalzo e in pigiama, avanzo veloce lungo il marciapiede. Veloce, veloce. Più avanti ci sono dei giardini pubblici che aprono un varco di cielo tra gli edifici, finché… Oh, mio dio. Eccola.
Mi sento come quel ragazzo, credo fosse un minatore, in quel racconto che avevo sul libro della scuola media.
Anche io, come lui che la vedeva per la prima volta, ora resto incantato. Da quanto tempo non la ammiravo… Anzi, forse un tempo non ci avrei neanche fatto caso. Ora però mi rendo conto di quanto sia bella.
Bianca, rotonda, luminosa.

La luna.
Un fiore bianco nella luce notturna, circondato da lucciole di stelle.
E mi salgono le lacrime agli occhi. Peccato che cinque minuti passino così in fretta. Poliziotti e soldati mi sono già intorno, con le pistole puntate. Mi ammanettano, mi identificano. Non oppongo resistenza.
– Lei ha violato le disposizioni vigenti in materia di sicurezza di cui all’articolo…- recita un sergente, un maresciallo o quello che è. La sua voce si perde nella mia mente, mentre, finché posso, non stacco gli occhi da lei, là, in alto, nel cielo.
Mi riportano in cella, che è poi la mia casa da cui sono evaso. E non è la prima volta. Capita ogni due, tre anni, quando proprio non ne posso più di questo divieto di uscire e di quest’assenza di cielo che le finestre non possono compensare.
Mia moglie si arrabbierà per i forchettoni, le lenzuola e gli asciugamani del corredo di nuovo rovinati.
Le mie figlie si offenderanno.

Hanno ragione.
Sono anni che prometto che, prima o poi, le porterò a vedere la luna, ma andarci tutti insieme è troppo complicato.
Devo elaborare un nuovo piano che comprenda anche loro.
Serviranno altri forchettoni, altri asciugamani, altre lenzuola, ma ci riuscirò.
Sarà l’evasione del secolo.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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