C’è un tempo per amare e un tempo per odiare

di Barbara Toma

Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,

un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.

Un tempo per uccidere e un tempo per curare,

un tempo per demolire e un tempo per costruire.

Un tempo per piangere e un tempo per ridere,

un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.

Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,

un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.

La Sacra Bibbia (Antico Testamento) – Ecclesiaste, 3, 1-15.

Domenica mia figlia compirà 4 anni. Niente festa per lei questa volta. Sarebbe stata l’ultima in questa casa che noi tanto amiamo ma che presto, quarantena permettendo, dovremo lasciare.

Spero sia solo rimandata.

Non vediamo nessuno, tranne i papà delle bimbe, che ci vengono a trovare , con parsimonia, soprattutto per portarci viveri.

Ci sentiamo sicure qui, ma già solo la loro presenza mi spaventa e, mio malgrado, dopo il loro passaggio mi ritrovo a disinfettare tutto.

Vivo con due minori e una giovane ventenne affetta da diabete, per cui soggetto a rischio. Su di me grava la responsabilità della loro salute e del loro stato d’animo in questa situazione. E la sento tutta.

Theresa è molto lontana da casa, abbiamo deciso di comune accordo, interpellando anche sua madre, che la cosa più saggia sarebbe stata farla restare qui. Ora però rischiamo di restare in quarantena per molto più tempo di quanto avessimo mai potuto prevedere, e devo stare attenta che lei non abbia un crollo, che non si senta sola, spaventata.

Le bambine sono ancora tranquille, per fortuna abbiamo il giardino, ma a modo loro, iniziano a risentirne. La grande ieri ha letto che forse prolungheranno la chiusura delle scuole fino al 2 Maggio ed è scoppiata in un pianto disperato.

Per camuffare il più possibile questa insolita sospensione temporale, mi aggrappo a qualche forma di sana scansione del tempo cercando di mantenere vive le nostre abitudini.

Si va letto presto e dopo la colazione ci si lava e ci si veste tutti. Il venerdì e il sabato si dorme nel lettone, gli altri giorni ognuno nei propri letti.

Si studia, si legge, si cerca di fare attività fisica, si gioca e ora abbiamo anche iniziato a fare ogni giorno delle video chiamate ad amici o parenti.

Cerco di mettere in pratica ciò che faccio sempre: usare lo sguardo esterno per osservare le cose, come si fa a teatro. E così prendo le distanze da tutto e, dall’alto del mio osservatorio, annoto ogni cambiamento, ogni reazione, e tutte le diverse fasi di questa esperienza collettiva.

Questo accanirsi l’uno contro l’altro, proprio come topi in gabbia.

Questo sospettare di tutti.

Questo bisogno di incolpare qualcuno.

Questa rabbia verso tutto e tutti.

Questa ribellione negativa alle nuove regole, così come la cieca accettazione di ogni forma di restrizione.

Tutto questo fa male.

Le immagini di quella lunghissima fila di mezzi militari che formano un corteo nelle deserte strade di Bergamo portando via dalla città centinaia di defunti rimarranno impresse nella nostra memoria e nel mio cuore.

Per qualche assurdo motivo non riesco a parlare con la mia più cara amica, che vive a pochi chilometri da me, ma sento ogni giorno amici lontani: Amsterdam, Londra, New York, Vienna, Milano… siamo tutti nella stessa barca.

E l’unica cosa che mi vien da dire è: cerchiamo di farci forza e coraggio a vicenda, contagiamoci con pensieri e azioni positive. Diamoci buone notizie.

Tutti abbiamo momenti di sconforto, ma sarebbe meglio cercare il modo per farli scivolare via e astenersi dal condividerli con gli altri. Che anche la negatività è contagiosa.

E motivi per stare male ne abbiamo tutti.

Oggi voglio cercare di combattere le avversità, finché possibile, altrimenti lasciare che mi attraversino senza distruggermi.

Oggi voglio solo tutelare la mia salute e quella degli altri. La situazione è già abbastanza delicata e difficile così, non è il momento di usare le mie energie per rimuginare, accusare, condannare, litigare…

Tutto ha il suo momento e questo è quello in cui è importante mettere da parte negatività e astio e concentrarmi su tutto ciò che di più positivo posso dare/avere. A cosa mi serve oggi puntare il dito su chi ha ridotto la sanità allo stremo, su chi non pensa ai tutti quei lavoratori che oggi perdono tutto, sulla gente’ che continua ad uscire imperterrita o su quei poveri podisti che corrono all’aperto?

C’è un tempo per tutto. E’ il tempo in cui dobbiamo imparare a lavarci di dosso la paura, la rabbia, il risentimento, le frustrazioni e schierarci in prima linea in questa guerra contro il nemico invisibile. Ognuno nelle proprie case. Ma tutti insieme.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!