Balletto del sud – “Miti in scena”, archetipo della condizione umana

di Fernando Greco

(Foto di Francesco Sciolti)

Fortunatamente il rischio del contagio da coronavirus non ha bloccato lo svolgimento di “Miti in Scena”, serata di danza, musica e recitazione con cui è proseguita al teatro Apollo di Lecce la Stagione 2019 – 2020 della compagnia Balletto del Sud diretta da Fredy Franzutti. Come preannunciato dal titolo e dalla relativa locandina dedicataall’immagine di Narciso, lo spettacolo è stato dedicato alla mitologia classica, compendio esaustivo delle virtù e delle debolezze dell’uomo analizzate con una modernità tanto più stupefacente quanto meno connessa al giudizio escatologico di cui si sarebbe fatta interprete la religione. Illuminante l’incontro tenuto nel museo provinciale Sigismondo Castromediano dalla professoressa Maria Agostinacchio, che ha illustrato con l’ausilio dell’arte figurativa gli episodi mitologici scelti dal coreografo.

L’evocazione del mito

Davanti a due enormi maschere di pietra di gusto arcaico, gli abili danzatori hanno interpretato coreografie talora storiche talora scritte da Franzutti, evocando nello spettatore memorie scolastiche che sembravano dimenticate, come la tragica storia d’amore tra Piramo e Tisbe o quella a lieto fine tra il pastore Aminta e la ninfa Silvia nel balletto “Sylvia”, coreografato da Louis Mérante e da lui stesso interpretato nel 1876 su musica di Léo Delibes, a proposito della quale Chajkovsky ebbe a dire: Che carisma! Che eleganza! Che ricchezza di melodie, ritmi e armonie! Mi vergogno. Se avessi conosciuto questa musica solamente poco dopo, certamente non avrei scritto Il lago dei Cigni!

A Lecce lo splendido passo a due tra Silvia e Aminta è stato valorizzato dalla performance di Nuria Salado Fusté e Matias Iaconianni, già impagabili protagonisti del “Lago dei Cigni” con cui il Balletto del Sud ha inaugurato la nuova Stagione nel dicembre scorso. Lo stesso Iaconianni, nelle vesti di un intellettuale introverso e impacciato, ha interpretato in maniera modernissima Giove nell’atto di sedurre il giovane Ganimede interpretato da un credibile Lorenzo Lupi, sulle laceranti note della sonata “Al chiaro di luna” di Beethoven. Manco a dirlo, stavolta la commovente coreografia era di Franzutti. Lo statuario Alessandro De Ceglia ha impersonato Orfeo accanto all’evanescente Euridice incarnata da Alice Leoncini sulle note del capolavoro gluckiano, mentre la storica coreografia creata da Petipa per “La Bayadère” (1877) su musica di Ludwig Minkus è stata ripresa nell’episodio dell’Idolo d’Oro interpretato da un altrettanto statuario Valerio Torelli accanto a inappuntabili allievi della scuola del Balletto del Sud. Inoltre, lo spettacolo ha fatto conoscere al pubblico leccese il giovane e promettente danzatore latianese Alessandro Cavallo, diplomato all’Accademia della Scala, che ha trasfuso la sua fresca bellezza e la sua perizia tecnica nei personaggi di Atteone (sulla coreografia ideata nel 1935 da Agrippina Vaganova per il balletto “Esmeralda” con musica di Cesare Pugni) e di Cupido, nell’episodio di Cupido e Psiche (brano creato dal coreografo Leonid Lavrovskij negli anni ’30 su musiche di Minkus e ricostruito da Franzutti) al fianco di un’altrettanto fresca Alice Leoncini.

Un’antologia di successi

I riferimenti mitologici non sono stati sempre di immediata intuizione, dal momento che, con quell’arguzia che caratterizza i suoi spettacoli, spesso Fredy Franzutti utilizza la citazione come un sassolino lanciato in uno stagno, che genera cerchi d’acqua tanto più grandi quanto più lontani dalla loro origine. Questo metodo gli ha permesso di inserire nella sua antologia anche dei cavalli di battaglia tratti da balletti precedenti, ragion per cui il titolo “Miti in scena” potrebbe simpaticamente riferirsi anche alla pluriennale attività del coreografo leccese e della sua compagnia. E’ il caso del celebre “Adagio della rosa” tratto da “La bella addormentata” di Chajkovsky, episodio che ha aperto la serata, apparentemente lontano dal mito di Venere e Adone di cui sarebbe espressione: l’attinenza è stata però spiegata dall’attore salentino Donato Chiarello, fascinosa voce narrante di tutto lo spettacolo, e così il pubblico ha compreso come, nell’incontro tra la le due divinità, galeotta fu la rosa a cui si era punta la dea della bellezza, fiore elogiato dai versi dell’”Adone” di Giovan Battista Marino (1623) brillantemente recitati da Andrea Sirianni.

Tra i momenti più suggestivi, vanno ricordati quelli tratti dal “Progetto Leonardo da Vinci”, spettacolo con cui un anno fa il Balletto del Sud ha inteso commemorare l’insuperato Genio nel cinquecentesimo anniversario della sua scomparsa. Leonardo aveva cercato di rispondere ai grandi interrogativi dell’uomo contrapponendo al livello pre-scientifico della mitologia una formidabile razionalità. Pertanto, il mito della nascita dell’uomo è diventato l’appiglio per riproporre l’intuizione leonardesca del sacco amniotico da cui si materializzava la palpitante vitalità di un essere umano interpretato strepitosamente da Paolo Ciofini sulle note minimaliste di Michael Nyman, mentre l’anfibia figura del Tritone veniva evocata dalla scena del nuotatore le cui contorsioni muscolari divenivano sempre più “mostruose” grazie al perfetto connubio tra i corpi dei due danzatori Valerio Torelli e Lorenzo Lupi.

Dopo lo straordinario passo a due tra Nuria Salado Fusté e Alessandro De Ceglia sulle note dell’Intermezzo da “Manon Lescaut” di Puccini, dedicato all’accoppiamento tra “Leda e il Cigno”, l’excursus mitologico si è concluso con l’impeccabile recitazione di Andrea Sirianni, ormai imprescindibile componente della compagnia, alle prese con i versi di “Itaca” composti dal poeta Konstantinos Kavafis (1863 – 1933), sublime metafora del movimento dell’umano intelletto che, come il peregrinare di Ulisse, è fonte inesauribile di conoscenza:

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
spera che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze”.

Il Narciso di Paolo Ciofini
Leda e il cigno
Paolo Ciofini e Alice Leoncini
Nascita dell’uomo
Nuria Salado e Alessandro De Ceglia
Andrea Sirianni

 

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Info sull'autore

Fernando Greco

Pediatra di professione, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia e si è specializzato con lode in Pediatria e Neonatologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Roma. Dal 2000 lavora in qualità di Dirigente Medico nell’Unità Materno-Infantile dell’ospedale “Cardinale G. Panico” di Tricase. Fin dalla più tenera età si diletta nel coltivare un’innata passione musicale. Negli anni Novanta ha fatto parte del coro “Nostra Signora di Guadalupe” di Roma diretto dal contralto Stella Salvati, sia in veste di corista sia di solista. Dal 2001 studia pianoforte con la prof.ssa Irene Scardia. In qualità di basso-baritono, cura il repertorio vocale con il maestro Michele D’Elia. Collabora con il magazine online “Il Tacco d’Italia” ed è accreditato come critico musicale per la Stagione Sinfonica della OLES, la compagnia “Balletto del Sud”, la Fondazione Petruzzelli di Bari, il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Viene spesso invitato a far parte di giurie e commissioni di concorsi e manifestazioni musicali.

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