Michelina e Salvatore, 70 anni di matrimonio e non sentirli

LA STORIA DELLA DOMENICA. Specchia. Il corteggiamento, il fidanzamento e le nozze. Tanti tanti anni di vita insieme. Ed il segreto è uno solo: litigare sì, ma poi far pace

SPECCHIA – Alcuni ricordi sono sbiaditi come il bianco e nero delle fotografie di una vita – poche, per la verità – che conservano ancora, in una scatola di scarpe e appese ai muri di una casa che oggi è piena di gente. Raffigurano sorrisi, volti più o meno in posa, sguardi sorpresi nell’imbarazzo dell’istantanea. Raffigurano vestiti a fiori, acconciature che furono alla moda, compleanni, ricorrenze, legami di famiglia. Altri sono invece vividi più che mai, nonostante gli anni trascorsi, 70 in tutto, da quando Salvatore Sanna chiese la mano di Michelina Polese al padre di lei. Lui, ex militare in Africa, 29enne affascinante, uomo formato con una vita avventurosa alle spalle. Lei, praticamente bambina, 18 anni e nessuna esperienza in amore. Per questo la risposta del futuro suocero fu un secco rifiuto. Ma poi l’amore vinse su tutto ed in sette mesi i due erano già sposati. Nel frattempo, in quelle poche settimane di fidanzamento, avevano avuto modo di frequentarsi, ma a distanza, sulla soglia di casa, dove lui si fermava perché non gli era consentito entrare, e lei lo aspettava perché non le era consentito uscire. Storie che oggi ci fanno sorridere e fanno sorridere anche loro. Oggi, che la vita ha donato loro di poter festeggiare 70 anni di matrimonio, ufficialmente compiuti il 23 febbraio, un anniversario che suona come un record e suscita ammirazione. Oggi che non è più come una volta e che ci ritroviamo a chiederci come sia possibile, a parte la fortuna e la buona salute, arrivare a tagliare un traguardo del genere. 70 anni senza aver mai pensato ad altro che a tenere saldo quel legame. “Litighiamo ogni giorno ed ogni giorno facciamo pace”, dice Salvatore. Ha lo sguardo orgoglioso per la strada percorsa e sulle labbra, un sorriso a metà. Ha un’aria simpatica e ironica. Guarda Michelina e la lascia parlare, mentre commenta i racconti che si intrecciano tra loro ed a volte sfumano l’uno nell’altro. “Un tempo ero innamorato, ma oggi lo sono ancora di più”. Indossa un vestito elegante color grigio chiaro, giacca e cravatta: oggi è festa. Lei racconta e lui annuisce; segue le storie, se le rivive in mente, fa di sì con la testa. Lei parla per entrambi. Muove le mani per sottolineare le parole. Ha gli occhi vispi, di tanto in tanto lucidi, ed il sorriso dolce. La vita ad Alghero (sono infatti entrambi sardi); il servizio militare di Salvatore e la missione in Etiopia, ad Addis Abeba, dal 1938 al 1940. Racconta del suo matrimonio, mentre sorride; racconta della sua giovinezza, racconta delle lettere d’amore ricevute, “Allora si scrivevano le lettere”; si imbarazza quando ritorna ai particolari del corteggiamento, “Lui voleva proprio me e nessun’altra”; dei tre figli, Anna, Francesco e Giovanni, dei cinque nipoti, Fabrizio, Federica, Gabriele, Michela e Salvatore; dei due pronipoti, Mattia e Silvia; i tanti e sempre diversi lavori di lui, prima al mercato come venditore di lumache – le contava prendendole con le mani, senza nemmeno guardarle, sapendo che in ogni pugno ne entravano sei – poi come muratore, poi come operaio in acciaieria, dove rimediò un brutto infortunio, completamente superato; sorride quando descrive le ricette dei giorni di festa: la zuppa di pesce al venerdì, i tanti dolci, le tradizioni nel giorno dei morti. Le ricorda ancora. Sorride quando ripercorre la vita accanto al suo uomo: “Mi portava a ballare, a passeggiare sul lungomare, andavamo a teatro e al cinema”. A Salvatore piacevano i film storici. Ripercorre una vita scandita dai programmi radio e poi tv. Il festival di Sanremo, prima solo ascoltato alla radio; poi Canzonissima, quando si riunivano a casa della vicina che aveva il televisore, fino a quando non lo comprarono anche loro. La Corrida, il programma preferito; Mike Bongiorno ed oggi Gerry Scotti. Soprattutto Forum ed ogni tanto il telegiornale. Il segreto, dice, è la voglia di mantenere la pace. Il segreto è anche una dedizione totale. Ma è anche saper gestire il rapporto mantenendo quando occorre il polso duro. E infatti le decisioni sono sempre state opera sua; Salvatore, in genere, ha lasciato fare a lei. Lui, più morbido e permissivo, anche nell’educazione dei figli; lei più rigorosa ed intransigente, al punto da guadagnarsi il soprannome di “carabiniera”. “Non ho mai guardato nessun altro – dice lei – e lui ha fatto altrettanto. Abbiamo pensato a noi e alla nostra famiglia; abbiamo vissuto momenti difficili che abbiamo superato solo stringendoci l’un l’altra e facendoci forza a vicenda. Altre regole non ce ne sono”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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