Adorata Carmen! L’Orchestra sinfonica di Lecce inaugura “Opera in Puglia”

di Fernando Greco

Foto di: Claudio Longo (dalla pagina Facebook dell’Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento OLES)

Ottimo riscontro di pubblico per il nuovo allestimento dell’opera “Carmen” di Bizet rappresentata al Politeama Greco di Lecce, titolo inaugurale della stagione 2019 di “Opera in Puglia”, iniziativa nata due anni fa per la diffusione del melodramma nei teatri della nostra regione. Dopo il debutto leccese, questa Carmen approderà sul palcoscenico del teatro Giordano di Foggia.

L’INFERNO DELLA PSICHE
Insieme con “La Traviata” di Giuseppe Verdi, la “Carmen” di Georges Bizet (1838 – 1875) rimane l’opera lirica più rappresentata al mondo. Lo spettatore di ogni età non può non appassionarsi a questa miscela esplosiva di amore, gelosia e morte che rappresenta l’espressione ultima ed estrema della passionalità romantica vista nei suoi aspetti più scandalosamente carnali, sebbene al giorno d’oggi nessuno si scandalizzi di una vicenda considerata piuttosto come un caso di femminismo e di femminicidio ante-litteram, elementi di indubbia attualità.
L’impostazione drammaturgica dello spettacolo, a cura di Giandomenico Vaccari, direttore artistico della stagione e per l’occasione regista dell’allestimento, ha preso spunto da uno degli ultimi scritti dello psicoanalista Franco Fornari (1921 – 1985), dedicato all’archetipo psicologico del personaggio di Carmen e intitolato “Carmen adorata. Psicoanalisi della donna demoniaca”. Secondo le note di regia dello stesso Vaccari “Lo spettacolo prenderà l’avvio dalle pagine di Fornari che costruiscono un percorso dettagliato della ineluttabile diversità fra universi maschili e quelli femminili, fra visioni incompatibili dell’amore e della violenza … L’inferno della psiche è nella quasi allucinante distanza fra il mondo degli uomini e dei padri da quello femminile e delle madri, così lontani nelle percezioni e nelle aspirazioni”.
Questa chiave di lettura si è tradotta in uno spettacolo di efficace valenza simbolica, a tratti dal sapore surreale, complice la colorata scenografia di Pier Paolo Bisleri (responsabile anche dei costumi) arricchita dalle monumentali video proiezioni create da Leandro Summo. Sul fondo di un palcoscenico povero di arredi, all’occorrenza facevano da contraltare degli inquietanti sguardi umani (“… Gli occhi, canale principale dei desideri e delle emozioni” secondo le parole di Vaccari) oppure un’indomita sagoma equina a simboleggiare il desiderio di libertà, la purezza di un volo di colombe, un toro alla maniera cubista, per giungere alla scena finale in cui il furore omicida si traduceva in un impetuoso ciclone. Il versante allegorico ha trovato sostegno nelle movenze di tre danzatrici, su coreografie di Elisa Barucchieri, dall’aspetto spesso lugubre e dal significato non sempre chiaro: forse potrebbe trattarsi delle tre Parche, elementi di una religiosità arcaica e artefici degli umani destini. Sono loro che porgono a Carmen il fatidico fiore che ella getterà all’amato e poi, nell’originale lettura del finale primo, le stesse tre donne benderanno gli occhi a Don José per favorire la fuga di Carmen. Ai momenti simbolici erano inframmezzati momenti più esplicitamente realistici, ottenuti sempre attraverso immagini multimediali, come il suggestivo interno dell’osteria o la Plaza de Toros, lasciando l’impressione che la regia volesse salvaguardare anche l’aspetto narrativo, quasi per timore che lo spettacolo non risultasse abbastanza didascalico agli occhi degli spettatori più tradizionalisti.

LA SENSUALITA’ DELL’ORCHESTRA
L’ordito musicale dell’opera è stato eseguito in maniera impeccabile dall’Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento diretta dal giovane maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, attento a rendere in maniera convincente sia i momenti di più esplicito folklore sia i momenti più intimistici della partitura, senza mai distogliere l’attenzione dalla linea di canto. Molto originale il metronomo di “Là-bas dans la montagne”, quando un’insolita lentezza ha arricchito di sensualità il suadente invito della protagonista. Immotivata e antiquata la decisione di tagliare alcune pagine come il da capo del duetto Micaela – Don José del primo atto, l’ entracte del secondo atto e la prima parte del coro iniziale del quarto atto (“A deux cuartos”).

IL CAST VOCALE
Già memorabile Suzuki a Bari nel 2015, il mezzosoprano Annunziata Vestri ha soggiogato il pubblico leccese realizzando una Carmen di grande profondità. Forte di un prorompente phisique du role e di un ragguardevole velluto vocale, l’interprete ha saputo rappresentare le sfaccettature del complesso carattere di Carmen evidenziandone non soltanto la proverbiale spavalderia, ma soprattutto la fragilità: impagabile la sua espressione di malcelata sofferenza mentre ascolta la dichiarazione d’amore di Don José o l’interna tensione durante l’aria “delle carte”.
Il tenore Rubens Pellizzari ha vestito i panni di Don José da autentico fuoriclasse, giovandosi dello spessore di uno strumento naturalmente drammatico, ma all’occorrenza capace di un fascinoso lirismo. Notevole l’acuto perfettamente in voce al termine de “La fleur”.
Di ritorno a Lecce dopo la sua Mimì nella Bohème in seno a “Opera in Puglia 2018”, il soprano Angela Nisi ha cesellato con timbro madreperlaceo il personaggio di Micaela, sottolineandone visivamente e vocalmente la dolcezza e la remissività, ma al momento opportuno anche la caparbietà, espressa nel possente registro acuto dell’aria del terzo atto.
Il baritono Stefan Ignat ha interpretato l’audace virilità del torero Escamillo con gestualità talora stereotipata e fastidiosi problemi di intonazione.
Il formidabile affiatamento dei quattro “impuniti” ha costituito l’elemento migliore della serata: stiamo parlando di Mercedes, Frasquita, le Dancaire e le Remendado, irresistibili nel delizioso quintetto del secondo atto come nel resto dell’opera. In particolare il mezzosoprano Antonella Colaianni nei panni di Mercedes ha esibito voce di chiaroscurale bellezza ed eccellente scioltezza scenica, in coppia con la scintillante freschezza vocale e la piacevole disinvoltura del soprano Alessia Thaïs Berardi alle prese con il ruolo di Frasquita: insieme con Carmen le due donne hanno realizzato una commovente “scena delle carte”, un altro dei momenti meglio riusciti dello spettacolo. Il basso-baritono Giuseppe Esposito, già esilarante Don Magnifico nella Cenerentola leccese dell’anno scorso e spassoso Sagrestano nell’ultima Tosca del Petruzzelli, ha realizzato un Dancaire credibilissimo per vis comica e autorevolezza vocale, in pendant con la giovanile baldanza e il bel timbro tenorile di Andrea Schifaudo nei panni del Remendado.
Il baritono Luca Bruno e il basso Federico Benetti si sono disimpegnati con inappuntabile aplomb nei rispettivi ruoli di Moralès e Zuniga.
Il Coro Opera in Puglia diretto da Emanuela Aymone si è disimpegnato con la solita cura vocale e una certa staticità forse voluta dalla regia, ad eccezione del movimentato battibecco femminile del primo atto. Precisi i gamins del Coro di voci bianche Opera in Puglia preparati da Luigi Mazzotta e Vincenza Baglivo.

IL CARTELLONE
La stagione “Opera in Puglia 2019” proseguirà a Lecce con il celebre “Rigoletto” di Giuseppe Verdi, in scena al Politeama Greco l’8 e il 9 novembre prossimi.
Disponibile online la guida all’ascolto dell’opera al seguente link:
http://www.marilumastrogiovanni.it/il-buffone-beffato-rigoletto-apre-la-stagione-lirica-a-lecce/

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Fernando Greco

Pediatra di professione, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia e si è specializzato con lode in Pediatria e Neonatologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Roma. Dal 2000 lavora in qualità di Dirigente Medico nell’Unità Materno-Infantile dell’ospedale “Cardinale G. Panico” di Tricase. Fin dalla più tenera età si diletta nel coltivare un’innata passione musicale. Negli anni Novanta ha fatto parte del coro “Nostra Signora di Guadalupe” di Roma diretto dal contralto Stella Salvati, sia in veste di corista sia di solista. Dal 2001 studia pianoforte con la prof.ssa Irene Scardia. In qualità di basso-baritono, cura il repertorio vocale con il maestro Michele D’Elia. Collabora con il magazine online “Il Tacco d’Italia” ed è accreditato come critico musicale per la Stagione Sinfonica della OLES, la compagnia “Balletto del Sud”, la Fondazione Petruzzelli di Bari, il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Viene spesso invitato a far parte di giurie e commissioni di concorsi e manifestazioni musicali.

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!