PAISIELLO FESTIVAL: aria di festa per “La finta amante”

di Fernando Greco

(foto La Fratta)

 

 

E’ sempre emozionante tornare a Taranto in occasione del “Giovanni Paisiello Festival”, rassegna dedicata all’illustre musicista di origine tarantina, giunta quest’anno alla sua XVII° edizione. Il ricco cartellone allestito dal direttore artistico Lorenzo Mattei è culminato con la rappresentazione dell’opera “La finta amante” in un’atmosfera di festa cittadina all’interno del teatro Fusco tornato a splendere dopo un recente restauro.

Come ogni festa, la serata è iniziata con gli onori di casa: Paolo Ruta, infaticabile presidente dell’associazione Amici della Musica “Arcangelo Speranza”, ha comunicato il cospicuo finanziamento (500.000 euro) predisposto da parte della Regione Puglia per il recupero della casa natale di Paisiello grazie all’interessamento della consigliera regionale Francesca Franzoso alla quale pertanto, tra i commossi applausi del pubblico, è stato assegnato il premio Giovanni Paisiello Festival 2019.

 

ALLA CORTE DELLA ZARINA

Tra i compositori ingiustamente trascurati dai cartelloni internazionali, Giovanni Paisiello (1740 – 1816) occupa una posizione di rilievo quale principale artefice del trionfo di quel genere buffo di scuola napoletana che, nato quasi occasionalmente con la forma dell’Intermezzo, tanto plauso avrebbe riscosso lungo tutto il Settecento. Festeggiato dalle più sontuose corti europee, Paisiello dal 1776 al 1784 fu a San Pietroburgo al servizio della zarina Caterina II per la quale nel 1780 compose l’opera “La finta amante”, ampliando l’anonimo libretto dell’intermezzo “Don Falcone” musicato da Jommelli nel 1754. Il successo del debutto fu confermato dalla discreta circolazione che “La finta amante” ebbe in tutta Europa durante il cinquantennio successivo. Nel 2009 l’opera è stata ripresa per la prima volta in tempi moderni a Montefiascone per il Festival Barocco di Viterbo, per poi tornare a San Pietroburgo nel 2017 in forma di concerto, a cura dell’Istituto Italiano di Cultura.

 

CAMILLETTA COME SOPHIA

L’argomento dell’opera si fonda sulle peripezie messe in atto da Camilletta a danno del vecchio e ricco don Girone, che alla fine si troverà costretto ad accettare il matrimonio dell’intraprendente ragazza con Gelino, giovane lacchè. A Taranto l’esile vicenda, infarcita dagli stereotipi tipici della Commedia dell’Arte, è stata valorizzata dall’interessante allestimento creato da Alessandra Premoli (già assistente di Davide Livermore), responsabile di regia e scene. Partendo dal fatto che Camilletta è una merlettaia, in palcoscenico domina una sorta di ragnatela arricchita da manufatti in filo: l’intreccio materiale diventa così specchio delle trame ordite dalla scaltra protagonista per raggiungere le proprie mire amorose e sociali, come spiega la stessa regista nel programma di sala. “Tramare alle spalle, ordire una congiura, intessere inganni. Cucire è un’attività quieta e innocua, modesta, umile, profondamente femminile. Le donne ricamano, all’apparenza innocue e sottomesse; ma il loro ordire cela il modo per riscattare la loro posizione in un universo maschile dove la bellezza e la giovinezza sono a volte le uniche ricchezze della vita e la scaltreria l’unico modo di sopravvivenza”. Il tutto viene trasposto in un immaginario più recente che, complici i colorati costumi disegnati da Anna Missaglia, attinge al cinema della commedia all’italiana, alla procace Sophia Loren de “L’oro di Napoli” non meno che al brigadiere pappagallo di Vittorio De Sica in “Pane, amore e gelosia”. Simpaticissimi i tre scugnizzi in perfetto stile neorealista.

 

MUSICA DELIZIOSA

Sul versante musicale, la partitura di Paisiello evidenzia uno stridente contrasto tra l’esiguità del libretto e la bellezza di una musica deliziosa, che ipertrofizza la vicenda trasformando un intermezzo spesso banale in una vera opera lirica di grande fascino già a partire dalla squisita ouverture, a cui si affiancano ben dieci arie e sei duetti nonché due elaborati terzetti posti come relativi finali d’atto. A Taranto l’Orchestra da camera del Paisiello Festival diretta da Vsevolod Borzak è riuscita a trasmettere appieno il limpido nitore dell’ouverture, risultando meno efficace nell’accompagnamento del canto, in cui talora si ravvisava un imperfetto sincronismo tra buca e palcoscenico. Puntuale il maestro al cembalo Fabio Anti nei numerosi e fondamentali recitativi secchi.

Dal punto di vista drammaturgico i tre giovani solisti hanno rivelato notevole affiatamento reciproco e brillante presenza scenica, seppur con linee di canto non sempre inappuntabili. Mentre il soprano Fiammetta Tofoni ha vestito i panni di Camilletta con pregevole spigliatezza e bel timbro lirico, da parte dei due interpreti maschili, ovvero il tenore Daniele De Prosperi nei panni di Gelino e il baritono Johnny Bombino in quelli di Don Girone, ci si sarebbe aspettata una lettura più precisa nelle agilità e nell’intonazione.

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Info sull'autore

Fernando Greco

Pediatra di professione, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia e si è specializzato con lode in Pediatria e Neonatologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Roma. Dal 2000 lavora in qualità di Dirigente Medico nell’Unità Materno-Infantile dell’ospedale “Cardinale G. Panico” di Tricase. Fin dalla più tenera età si diletta nel coltivare un’innata passione musicale. Negli anni Novanta ha fatto parte del coro “Nostra Signora di Guadalupe” di Roma diretto dal contralto Stella Salvati, sia in veste di corista sia di solista. Dal 2001 studia pianoforte con la prof.ssa Irene Scardia. In qualità di basso-baritono, cura il repertorio vocale con il maestro Michele D’Elia. Collabora con il magazine online “Il Tacco d’Italia” ed è accreditato come critico musicale per la Stagione Sinfonica della OLES, la compagnia “Balletto del Sud”, la Fondazione Petruzzelli di Bari, il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Viene spesso invitato a far parte di giurie e commissioni di concorsi e manifestazioni musicali.

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