Zalando e Mattel ‘scoprono’ la questione gender ma guai a parlarne in Italia

Dicono che ultimamente ad Amsterdam, a tutte le fermate e su tutti i mezzi pubblici, ci siano dei grandi manifesti pubblicitari con ritratti di persone e sotto il testo:

Free to be he, she, they

vrij om jezelf te zijn. Altijd.

ovvero

Libero di essere lui, lei, loro.

Libero di essere sempre te stesso.

 

Sono i momenti in cui, i miei amici olandesi, mi raccontano cose del genere, che mi ritrovo a pensare che in effetti, si, la mia seconda Patria ha davvero qualcosa di speciale.

A dirla tutta, a quanto pare, forse finalmente la questione gender ha iniziato ad essere importante un po’ in tutto il mondo occidentale, tranne da noi ovviamente. Ma come potrebbe? Qui non siamo nemmeno riusciti ad uscire dallo schema mentale e attitudinale maschilista e patriarcale che condiziona tutta la nostra società. Qui la parità dei sessi è ancora una lontana illusione.

Qui il 90% della popolazione è ancora convinto che la donna debba stare a casa e prendersi cura dei figli. Infatti non esiste un congedo parentale per i padri.

Qui il sol fatto di avere una figlia femmina ti fa accapponare la pelle: potrebbe morire per ‘troppo amore’. Qui le donne guadagnano meno dei loro colleghi uomini con pari qualifiche. Qui ancora diventare madre equivale a perdere il lavoro. Oppure, bene che vada, a lavorare per pagare la baby sitter e perdersi tutta l’infanzia dei propri figli.

Qui se sei donna e hai subito una qualche forma di violenza, infondo è colpa tua. Qui, nel 2019, la notizia di un fasciatoio nel bagno maschile di un locale, a Taranto, ha fatto tanto scalpore da finire sulle pagine dei giornali. Risulta essere il primo in assoluto.

Qui è ancora considerata un evento l’unione civile tra compagni dello stesso sesso, qui si tollerano manifestazioni fasciste e saluti romani, si tollerano raduni di gente strana, vestita di verde, con parrucche e corna in testa, che urla la propria ignoranza ai quattro venti e dice cose irripetibili. Ma un gay pride è ancora considerato un evento di cattivo gusto, fuori luogo, altamente diseducativo.

Qui, tra noi, abitano i più grossi consumatori di sesso a pagamento (anche con transessuali), qui, tra noi, mariti e padri di famiglia che amano fare viaggi all’estero per avere rapporti con minorenni (o meglio: per stuprare a pagamento delle bambine).

Ma guai a parlare di GENDER! Guai ad avanzare ipotesi del genere!

 

Qui da noi se vuoi affrontare il tema dei diritti LGBTQ+ in politica, nella formazione pubblica, in TV o anche solo in progetto artistico con finanziamenti pubblici, sei costretto a camuffare l’argomento, ad usare un linguaggio vago e non direttamente collegabile al tema. Altrimenti può offendere, non va bene, non lo approverebbero mai.

 

Qui in Italia, l’acclamato film GIRL, che rappresenta in modo originale il mondo della comunità transessuale, svincolandosi da qualunque stereotipo, e che ha vinto il premio Camera d’Or all’ultima edizione del festival di Cannes, è passato in sordina.

Eppure sempre più Paesi occidentali nei luoghi pubblici hanno bagni anche per i transgender.

E negli Stati Uniti è ancora in vigore (probabilmente non per molto) la ‘linea Obama’, che consente agli studenti trans di usare, a scuola, il bagno che sentono più affine.

Già nel 2007, negli Stati Uniti d’ America, andava in onda il reality ‘I am Jazz’ , in cui Jazz Jennings, la persona più giovane al mondo a dichiararsi transgender, raccontava la vita di una bambina bloccata in un corpo maschile. Jazz divenne così famosa da ispirare la Tonner Doll a creare una bambola transgender con il suo nome.

Ma oggi perfino una multinazionale come la Mattel ha capito che non si può più ignorare l’argomento. Infatti ha appena lanciato nel mondo una nuova linea di bambole personalizzabili, la Creatable World, per lasciare ispirare bambini e bambine con 6 kit composti da differenti opzioni di abiti, accessori, parrucche, o quant’altro la fantasia suggerirà. Insomma, nessun preconcetto legato al gender.

I dirigenti del colosso dei giocattoli hanno motivato questa scelta facendo presente che le nuove ricerche dimostrano che «i bambini non vogliono che i loro giocattoli siano legati al genere». La Mattel specifica che «i giocattoli sono un riflesso della cultura e siccome il mondo continua a celebrare l’impatto positivo dell’inclusività, era arrivato il momento di creare una linea di bambole senza etichette».

Mi chiedo se le vedremo mai arrivare sugli scaffali dei negozi di giocattoli qui da noi…

 

Qui dove ancora devo litigare con le maestre della materna, che pretendono grembiuli rosa per le bimbe e celesti per i maschi.

Qui dove chi vuole rettificare il proprio sesso anagrafico è costretto ad affrontare un processo estremamente complesso, lungo, denigrante, fisicamente sfiancante e dall’esito non sempre certo. E in tutto questo deve anche subire ingiustizie e violenze dovute a preconcetti e ignoranza.

(Per esempio capita spesso che, a causa della scarsa empatia e formazione del personale medico, la persona transessuale venga ricoverata nel reparto afferente al proprio sesso di nascita. Subendo un’ulteriore pressione psicologica che si aggiunge all’ansia per l’intervento.)

Non tutti comunque sentono il bisogno di sottoporsi all’operazione chirurgica. Le persone bi-gender, ad esempio, si collocano tra i due generi, mai nell’uno o nell’altro, ma la nostra società non concede spazi di esistenza che si situano al di là del rigido binarismo che prevede…

Minoranza nella minoranza, le persone transgender o transessuali sono vittime di comportamenti transfobici anche da parte della stessa comunità LGBTQ+ !

Intanto la transfobia è in costante aumento e, ovviamente, l’Italia ne detiene il triste primato.

Ma il disegno legge contro la transfobia e l’omofobia resta ancora bloccato in Senato, dove è in attesa di approvazione da ben 4 anni.

Sarebbe il caso pensare anche qui ad una pubblicità progresso come quella olandese… chiedo troppo, vero?

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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