“Il matrimonio segreto”, emblema di un secolo al tramonto

//GUIDA ALL’ASCOLTO// Breve introduzione all’opera di Domenico Cimarosa, che inaugurerà il 16 luglio prossimo a Martina Franca il 45° Festival della Valle d’Itria

di Fernando Greco

 

Con “Il Matrimonio Segreto”, considerata l’opera giocosa più celebre del Settecento dopo la trilogia Mozart – Da Ponte, il compositore Domenico Cimarosa (1749–1801) pose un suggello al secolo che aveva visto la nascita e il trionfo del genere buffo di scuola napoletana. Per dirla con l’insuperato musicologo Massimo Mila: “Il Matrimonio Segreto conclude il secolo che muore: la gaiezza settecentesca è ormai tutta permeata di malinconia e di patetica sensibilità”.

 

 

Il bis integrale

Leopoldo II in un ritratto del 1790

Dopo il successo ottenuto sui palcoscenici italiani (ricordiamo il debutto al San Carlo di Napoli nel 1782 con “L’eroe cinese” e alla Scala nel 1783 con l’opera “La Circe”), Cimarosa nel 1787 si trasferì a San Pietroburgo per svolgere l’incarico di maestro di cappella alla corte dell’imperatrice di Russia Caterina II, ruolo già ricoperto in passato da famosi musicisti italiani quali Traetta e Paisiello. Intrapreso il viaggio di ritorno verso Napoli nel 1791, il compositore si fermò a Vienna, ricevuto in pompa magna dall’imperatore Leopoldo II che lo nominò maestro di cappella e gli presentò Giovanni Bertati, anch’egli di origine italiana, recentemente assunto a corte in qualità di Poeta Cesareo in sostituzione di Lorenzo Da Ponte.

Lorenzo Da Ponte

Tra i numerosi libretti d’opera scritti da Bertati, va citato quello per il “Don Giovanni” di Giuseppe Cazzaniga (1787), fonte d’ispirazione per il libretto redatto dal Da Ponte per il più celebre “Don Giovanni” mozartiano. L’intesa tra Cimarosa e Bertati si concretizzò nell’opera “Il Matrimonio Segreto” che vide la luce nel Burgtheater il 7 febbraio 1792 davanti a un pubblico entusiasta: secondo l’aneddotica popolare, l’imperatore chiese e ottenne il bis dell’intera opera in quella stessa serata, caso rimasto unico nella storia della musica. Il cast della prima annoverava alcuni tra i più famosi cantanti dell’epoca, tra cui il basso Francesco Benucci nei panni del Conte Robinson, interprete per cui Mozart aveva scritto il ruolo di Figaro (ne “Le Nozze di Figaro”) e di Guglielmo (nel “Così fan tutte”) nonché la frizzante Dorothea Sardi nel ruolo di Fidalma, già primo Cherubino nelle Nozze mozartiane e prima Despina nel “Così fan tutte”.

 

 

Francesco Benucci

Una stagione al tramonto

Dorothea Sardi

Seppur dal punto di vista formale la partitura si mantenga nell’alveo del dramma giocoso settecentesco, il suo particolare lirismo ne garantì la sopravvivenza per tutto l’Ottocento, periodo in cui la maggior parte di quel repertorio cadde nell’oblio, sopraffatta dalla poetica romantica. Lo scrittore Stendhal (1783 – 1842), impressionato all’età di sedici anni dall’ascolto del capolavoro di Cimarosa, così ne scrisse: “Queste melodie sono le più belle che sia dato di concepire all’animo umano”. È curioso pensare che pochi giorni dopo il debutto del “Matrimonio Segreto” nasceva Gioachino Rossini (1792 – 1868), “attardato e deluso figlio dell’Illuminismo” (per dirla con il compianto critico Bruno Cagli), destinato a sparare i fuochi d’artificio sulla grande stagione dell’opera buffa ormai al tramonto. Non a caso l’intreccio e i personaggi de “La Cambiale di Matrimonio”, prima opera di Rossini rappresentata in forma scenica (1810), echeggiano in maniera indiscutibile il “Matrimonio Segreto”.

 

 

Nozze a tavolino

La trama dell’opera fa riferimento alla feroce satira settecentesca di parte nobiliare che si scagliava contro quei ricchi borghesi che, per ottenere quarti di nobiltà, concordavano a tavolino contratti di nozze tra le loro figlie e attempati blasonati. È il caso del ciclo pittorico “Le marriage à la mode” (1745) di William Hogarth, della commedia “The clandestine marriage” (1766) di Colman e Garrick e dell’opera “Le mariage clandestin” (1790) di De Ségur e Devienne, fonti probabili del libretto di Bertati.

 

Analizziamo in breve la vicenda. Il ricco e avido Geronimo ha concordato con il Conte Robinson di dargli in sposa la figlia maggiore Elisetta senza sapere che frattanto Carolina, la figlia minore, si è sposata in segreto con il tenero Paolino, garzone di casa. All’arrivo del Conte, giunto per conoscere la promessa sposa, si scatena un cumulo di esilaranti equivoci innescati dal fatto che al Conte piace di più Carolina e vorrebbe prenderla in moglie al posto di sua sorella. Peraltro in famiglia vive anche la procace zia Fidalma, sorella di Geronimo nonché ricca vedova, che spera di sposarsi con Paolino. Tutto sembra accanirsi contro Carolina, ritenuta colpevole sia da Elisetta, che crede che la sorella faccia la gattamorta con il Conte, sia da Fidalma, a cui sembra che la nipote abbia qualche trasporto amoroso nei riguardi di Paolino. Pertanto la vedova propone a Geronimo di metter fuori gioco Carolina rinchiudendola in convento. I due segreti coniugi Carolina e Paolino progettano la fuga, ma vengono scoperti: a Carolina non resta che rivelare il suo matrimonio segreto suscitando la pietà del Conte che, accettando finalmente di sposarsi con Elisetta, determina il lieto fine dell’opera.

 

 

Il buffo e il nobile

È evidente come il rapporto tra il Conte Robinson e la coppia dei due sposi clandestini goda di una caratterizzazione più singolare rispetto a tutti gli altri personaggi, stereotipate silhouettes degne della migliore tradizione buffa (il padre borioso e grottesco nel non voler ammettere la sua sordità galoppante, la figlia maggiore che ha paura di restare zitella, la zia vedova che ancora concepisce pruriginose carnalità). Se si considera che l’opera fu scritta per una corte imperiale, si può comprendere come il Conte, l’unico aristocratico del gruppo, sia presentato in maniera univocamente positiva. Poco importa che, all’entrare in scena, egli ecceda in liberalità tanto da apparire goffo agli occhi dei borghesi: nel finale diventa un vero e proprio Deus ex machina che, mantenendo fede alla parola data con magnanimità e senso dell’onore, riesce a evitare la catastrofe e far rimanere tutti contenti.

Onore, magnanimità, ma anche sincero affetto nei confronti di Carolina: l’affetto che il Conte Robinson giunge a provare per l’inerme ragazza è già protoromantico, un affetto e una moralità che, imponendogli di rinunciare a lei, ne fanno una sorta di antenato del Conte Rodolfo, personaggio de “La Sonnambula” di Bellini, opera di circa quarant’anni posteriore al “Matrimonio Segreto”.

Come l’Amina belliniana o la Cenerentola rossiniana (1817), Carolina è una “bontà in trionfo”, inizialmente svantaggiata rispetto alla sorella maggiore, che invece riceve ogni sostegno possibile sia dal padre sia dalla zia, ovvero quegli stessi parenti che non esiterebbero a rinchiudere lei in convento pur di salvaguardare i propri interessi. Sarà proprio l’alto senso morale del Conte a mettere ogni cosa a suo posto, di modo che l’onesta Carolina potrà coronare il suo sogno d’amore.

 

L’ottetto imperiale

A Leopoldo II e al nobile pubblico della prima non sarà sfuggito il particolare tessuto strumentale dell’aria di ingresso del Conte Robinson (“Senza, senza cerimonie”), ottenuto da un ottetto di oboi, clarinetti, fagotti e corni, ovvero l’ensemble più gettonato a corte e più gradito all’imperatore, qui utilizzato per accompagnare l’unico personaggio nobile dell’opera, mentre l’esplosivo concertato “Sento in petto un freddo gelo” già preannuncia i più famosi “concertati di stupore” del repertorio rossiniano.

Dopo le conquiste amorose di Don Giovanni, elencate da Leporello nel “Don Giovanni” mozartiano (1787), Cimarosa presenta altre due deliziose arie di catalogo. In “Perdonate signor mio” Carolina cerca di far desistere il Conte dal suo corteggiamento, elencando tutto ciò che una ragazza dell’alta società dovrebbe saper fare e che ella non sa fare (… Io cammino alla carlona … Non ho lingue … Non so niente …), mentre in “Son lunatico bilioso”, il Conte vorrebbe rendersi indesiderabile agli occhi di Elisetta elencando i propri difetti “fisici” e “morali” (… Son soggetto all’emicrania … Per le donne casco morto …  Son vizioso giocatore, crapulone, bevitore …).

 

Un sereno divertimento

Domenico Cimarosa

Rispetto alla magistrale supremazia dell’accoppiata Mozart–Da Ponte e al sentimentalismo del coevo genere larmoyant (si pensi a “La Cecchina ossia La buona figliola” di Piccinni datata 1760 o alla “Nina ossia La pazza per amore” composta da Paisiello nel 1789), è indubbio che la coppia Cimarosa–Bertati si collochi in una piacevolezza più generica, una giocosità tout court che spiana tanto le questioni di cuore quanto le conflittualità sociali e le riduce nei limiti di un “sereno divertimento”, come indicato dallo studioso Gianni Ruffin che sottolinea: “È stato notato che i conflitti individuali rappresentati nell’opera sono anche classisti e sociali: la causa del subordinato Paolino (a tutti inferiore per censo e per nascita, ma infine vincitore) non appare tuttavia quella dell’egualitarismo sociale, bensì quella, per l’aristocrazia viennese di certo ben più rassicurante, riassumibile nel motto ovidiano: Omnia vincit amor.

Giovanni Bertati

Tale alleggerimento dei contenuti conferisce al Matrimonio Segreto i connotati di un’opera che agisce sul piano del sereno divertimento. In questo senso è da riconoscere come non meno che decisiva sia soprattutto l’ideazione musicale: nella fluidità, nel garbo e nell’edonistica piacevolezza della melodia cimarosiana risiede, in ultima analisi, la cifra che per l’immaginario otto–novecentesco ha fatto di quest’opera un emblema del Settecento”.

 

 

// LA TRAMA – In città, nella casa di Geronimo, ricco mercante

 

Atto primo

Il ricco e avido Geronimo (basso) ha concordato con il Conte Robinson (basso) di dargli in sposa la figlia maggiore Elisetta (soprano). Frattanto Carolina (soprano), figlia minore di Geronimo, si è sposata in segreto con il tenero Paolino (tenore), garzone di casa.

All’aprirsi del sipario, Paolino confida a Carolina, impaziente di rivelare al padre la loro unione, che forse il momento propizio è arrivato (Cara, non dubitar), poiché il ragazzo ha fatto da intermediario tra Geronimo e il Conte Robinson al fine di favorire le imminenti nozze tra lo stesso Conte ed Elisetta: pertanto il suocero non potrà non accettare anche lui come genero, non fosse altro che per restituirgli il favore. Carolina si allontana, speranzosa. Al giungere di Geronimo, altezzoso e scostante con i suoi servi, Paolino gli consegna una lettera da cui si apprende che il Conte giungerà in giornata per sottoscrivere il contratto di nozze con Elisetta. Geronimo, al colmo della gioia, abbraccia con gratitudine Paolino, proponendosi di cercare un fidanzato di nobile stirpe anche per Carolina, quindi convoca le due figlie e la sorella Fidalma (mezzosoprano), ricca vedova, per comunicare loro la bella notizia (“Udite, tutti udite!”). Carolina, a causa di un’espressione corrucciata e pensierosa, viene ritenuta invidiosa nei confronti della sorella maggiore, la quale dal canto suo già comincia a darsi arie da contessa. Carolina fugge esasperata. Fidalma confida a Elisetta di avere anche lei un nuovo progetto matrimoniale che spera possa realizzarsi al più presto (“E’ vero che in casa”): in realtà la ricca vedova spera di sposarsi con Paolino, come rivela al pubblico, confabulando tra sé e sé.

Giunge il Conte Robinson e, salutando con comica affettazione i presenti (“Senza, senza cerimonie”), sbaglia persona per ben due volte ritenendo che la sua fidanzata sia dapprima Carolina e poi Fidalma. Nell’apprendere che invece la donna in questione è Elisetta, l’uomo non riesce a trattenere un senso di delusione, raggelando gli animi dei presenti (“Sento in petto un freddo gelo”). Tutti si allontanano imbarazzati.

 

Paolino cerca l’appoggio del Conte, ma non fa in tempo a confidargli il suo segreto poiché lo stesso Conte gli rivela di essere talmente risoluto a sposare Carolina al posto di Elisetta, da essere disposto ad accettare da Geronimo metà del denaro pattuito come dote. Anche Carolina incontra Robinson a quattrocchi per confidarsi con lui, ma viene assalita dal suo corteggiamento, ch’ella respinge adducendo come scusa il fatto di non avere modi degni di una contessa (“Perdonate signor mio”). Il Conte sospetta che dietro al rifiuto della ragazza si nasconda un innamorato segreto.

Geronimo cerca di tranquillizzare Elisetta, delusa dall’atteggiamento poco amoroso del Conte nei suoi riguardi, spiegandole che i nobili non sono avvezzi a quelle sdolcinatezze che lei si aspetterebbe dal proprio fidanzato. Paolino invita tutti ad andare a tavola. Robinson continua a corteggiare Carolina, dicendole chiaramente di non provare nulla per sua sorella; il dialogo tra i due viene udito da Elisetta, che pertanto grida al tradimento (“No, indegno, traditore!”), accusando la sorella di voler sedurre il Conte.

 

Atto secondo

Il Conte Robinson dice chiaro e tondo a Geronimo di non essere interessato a sposarsi con Elisetta. L’iniziale collera del vecchio si attenua dinanzi alla nuova proposta del Conte: se gli verrà concesso di sposare Carolina al posto di sua sorella maggiore, egli rinuncerà alla metà della somma pattuita quale dote della sposa. L’idea del risparmio non dispiace a Geronimo, che si riserva di accettare il nuovo progetto del Conte se anche Elisetta sarà d’accordo. Partito Geronimo, Robinson si imbatte in Paolino e gli chiede di riferire a Carolina che suo padre acconsente alle loro nozze e che perciò ella si prepari di buon animo a obbedirgli. Allo sconsolato giovine non resta che cercare l’appoggio di Fidalma, la quale però, interpretando l’imbarazzo di lui come segno del suo innamoramento, si affretta a proporsi come sua sposa. Il ragazzo sviene (“Sento ohimè che mi vien male”). Giunge Carolina, a cui la zia spiega che Paolino, a cui lei ha appena concesso la sua mano, è svenuto per la troppa gioia. Carolina è furiosa, ma Paolino, rinvenendo, le suggerisce di tacere, mentre Fidalma si allontana gongolante. Non senza difficoltà, il ragazzo può finalmente spiegare l’equivoco alla sua gelosa consorte, proponendole di fuggire con lui in quella stessa notte, dal momento che tutto sembra essere contrario alla loro unione (“Pria che spunti in ciel l’aurora”). Frattanto il Conte Robinson, appartatosi con Elisetta, cerca di farla desistere dal suo proposito nuziale elencandole i suoi numerosi difetti “fisici e morali” (“Son lunatico bilioso”).

Elisetta e Fidalma individuano in Carolina la ragione dei propri mali: l’una pensa che sia invaghita del Conte, l’altra sospetta che sia innamorata di Paolino. Fidalma garantisce a Elisetta che al sorgere del nuovo giorno Carolina verrà chiusa in convento. Pertanto le due donne si recano da Geronimo e, mentre Elisetta si mostra decisa a non voler cedere il Conte alla sorella, Fidalma impone al fratello di destinare Carolina a un convento, minacciando, in caso contrario, di andare a vivere altrove portando con sé la sua parte di capitale. Ancora una volta l’interesse economico guida le decisioni dell’avido mercante, che medita su come comunicare alla figlia minore la nuova disposizione. Quando costei si reca dal padre con la ferma intenzione di rivelargli il suo matrimonio segreto, viene zittita da Geronimo che in maniera perentoria le annuncia che domani ella verrà rinchiusa in convento.

Il Conte coglie Carolina al colmo dell’agitazione e la invita a confidarsi con lui, promettendole che farà qualsiasi cosa per amore di lei, perfino rinunciare a sposarla. Nel darle la sua parola d’onore, Robinson le bacia la mano, ma il gesto viene intercettato da Fidalma e da Elisetta, che fanno notare a Geronimo come la ragazza faccia la civetta con il conte. Il padre taglia corto, annunciando al Conte che domani si sposerà con Elisetta, mentre Carolina sarà destinata a un ritiro. Il nobile rimane scandalizzato da tanta cattiveria. Paolino, a cui Geronimo, prima di andare a letto, ha ordinato di procurargli una carrozza per l’indomani mattina, intuisce che non vi è più tempo da perdere e perciò si reca nella stanza di Carolina per convincerla alla fuga (“Deh ti conforta, o cara”). Dinanzi alla stanza si aggira Elisetta che, udendo rumori sospetti e pensando che in camera con la sorella vi sia il Conte, chiama i familiari per cogliere la coppia in flagrante. Grande è la sorpresa quando il Conte esce da solo dalla propria camera. Chi dunque si intrattiene con Carolina? Allo schiudersi dell’uscio, ne escono fuori Carolina e Paolino che gettandosi ai piedi di Geronimo, rivelano il loro matrimonio segreto. Il padre vorrebbe scacciarli di casa, ma viene trattenuto dal Conte Robinson che, per amore di Carolina, suggerisce a Geronimo di perdonarli, aggiungendo di essere risoluto a sposarsi con Elisetta. Il vecchio concede il suo perdono e tutti inneggiano alla ritrovata serenità.

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Info sull'autore

Fernando Greco

Pediatra di professione, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia e si è specializzato con lode in Pediatria e Neonatologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Roma. Dal 2000 lavora in qualità di Dirigente Medico nell’Unità Materno-Infantile dell’ospedale “Cardinale G. Panico” di Tricase. Fin dalla più tenera età si diletta nel coltivare un’innata passione musicale. Negli anni Novanta ha fatto parte del coro “Nostra Signora di Guadalupe” di Roma diretto dal contralto Stella Salvati, sia in veste di corista sia di solista. Dal 2001 studia pianoforte con la prof.ssa Irene Scardia. In qualità di basso-baritono, cura il repertorio vocale con il maestro Michele D’Elia. Collabora con il magazine online “Il Tacco d’Italia” ed è accreditato come critico musicale per la Stagione Sinfonica della OLES, la compagnia “Balletto del Sud”, la Fondazione Petruzzelli di Bari, il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Viene spesso invitato a far parte di giurie e commissioni di concorsi e manifestazioni musicali.

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