Incontri ravvicinati di un certo tipo

di Thomas Pistoia

Proprio come nei film.

All’imbrunire sono apparse, sulla linea dell’orizzonte, le prime strisce luminose. Poi altre luci multicolori, velocissime, come in un vortice. Sembravano stelle in movimento, uno spettacolo che mai avremmo immaginato di vedere su questa terra.

Un caleidoscopio meraviglioso ed inquietante, ora sta là, sospeso nel cielo, da diverse ore. Tutte le basi militari sono in allarme, quella sulle colline di Specchia all’allarme aggiunge un certo imbarazzo.

– Emmò ci facimu? – si chiedono gli ufficiali di stanza nella zona – Questa cosa non è prevista da nessun protocollo! Attacchiamo? Aspettiamo? Proviamo a contattarli?

Le istituzioni tacciono smarrite. Soltanto il Ministro dell’Interno ha rilasciato una dichiarazione: “Non li faremo atterrare. Se proprio vogliono venire su questo mondo, vadano a Malta!

Le autorità maltesi hanno risposto che la volta celeste tra Lucugnano e Miggiano appartiene all’Italia.

Insomma, il caos.

 

E loro se ne stanno lì, sopra la statale. Un pezzo di Salento illuminato a giorno, sembra un immenso luna park. I loro dischi volanti, sospesi, girano su se stessi silenziosamente, lentamente, come grandi ruote panoramiche orizzontali, o ottovolanti alla fine del giro di giostra.

Giù, a terra, i lampeggianti, la polizia, i vigili del fuoco, poi i giornalisti, le tv, le telecamere, Celata in diretta per la maratona Mentana, c’è anche l’inviata del Tacco d’Italia.

La gente del Salento, dalle case, sui terrazzi, per le strade, sta con il naso all’insù. L’immenso spettacolo luminescente si vede da Maglie, a Galatina, a Leuca, e, quando non si vede chiaramente (come capita, per esempio, nei paesi avvolti dalla nube di Ecolio), si percepisce comunque una macchia rosata nella notte, come il chiarore di un abat-jour attenuato da una calza di seta abbandonata da un’amante.

 

Gli irriducibili pensionati della briscola, nei bar dei paesi, continuano le loro partite e commentano:

– Ma ci sù? De ddù venenu?

– Cissacciu, pensa allu caricu quai! Mina a mazze!

 

Lo scompiglio dura fino all’alba. Mentana, durante la notte, ha intervistato tutto il gotha del giornalismo italiano. A un certo punto Celata, al ventiquattresimo caffé, sente la voce dell’inviata del Tacco che urla “Guardate! Stanno scendendo!“.

È vero. Il disco volante più grande si sta posando su un pezzo di campagna.

La gente si accalca, la folla si addensa.

L’oggetto volante viene immediatamente circondato da esercito e polizia. Le armi sono spianate in direzione di quella fenditura che si sta aprendo sulla fiancata dell’ufo.

Ecco, ecco un extraterrestre. È abbastanza simile a un umano, solo un po’ verdognolo. Alza le braccia in segno di pace.

Mo’ ci vorrebbe un esponente delle istituzioni, qualcuno che si avvicini e dia il benvenuto, o quantomeno che faccia una domanda incisiva tipo “ma voi chi cazzo siete?”.

L’alieno tocca terra e si guarda intorno. Evidentemente si aspetta proprio un contatto. Le autorità presenti si consultano febbrilmente. Poi Mentana dà la notizia che sarà un assessore, accompagnato da alcuni carabinieri, ad avvicinarsi.

– Guardate! – dice Celata – Il momento è storico! Ecco, l’assessore è di fronte all’extraterrestre! Lo abbiamo microfonato, possiamo sentire il dialogo!

 

Silenzio. Poi, la voce dell’essere venuto dalle stelle… Parla la nostra lingua!

– Vi porgo il mio saluto, terrestri! Abbiamo ricevuto il vostro messaggio e ci siamo precipitati.

– Il… Il nostro… – l’assessore, i militari, la gente, tutti si guardano l’un l’altro smarriti, con un’espressione in faccia tipo “l’hai mandato tu, il messaggio?”

“Chi? Io? No! Io non so manco usare bene il cellulare!”

L’extraterrestre capisce che deve essere più specifico.

– Quel messaggio grande. E quegli altri, quelli là, più piccoli.

– Ma… Ma… Dice le… Le rotatorie?

– Ah, le chiamate così? Rotatorie? Sì, dico quelle, soprattutto la più grande. Sapete che si intravede già superato Saturno?

– Non… Non è un messaggio – mormora imbarazzato l’uomo.

– Ah… – dice l’alieno – E allora a che serve? E quelle più piccole a che servono?

– Per… Per il traffico, la viabilità…

I soldati abbassano le armi, i tecnici delle tv cominciano a smontare tutto, la folla si disperde. La gente, delusa, fa ritorno a casa, commentando.

 

Un’altra figura di merda. Mo’ pure con gli extraterrestri!

L’alieno, mentre si avvicina al disco volante, fa un cenno con la mano, come a dire ai suoi compagni rimasti su nel cielo ad aspettarlo che… Oh, ragazzi, non ci crederete mai! Non era un messaggio, ora che vengo su vi racconto! Comunque possiamo andarcene, sono primitivi.

L’inviata del Tacco avanza l’ipotesi che l’ufo abbia usato il termine “primitivi” e non un altro più volgare, perché sa di essere ancora in diretta su La7. Ma è un attimo. Una scia abbagliante di pochi secondi e il cielo è nuovamente deserto.

Se ne sono andati. Sono tornati sul loro pianeta.

Peccato.

Mentana saluta Celata e manda la pubblicità.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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