Gamba malata

Di Thomas Pistoia

 

Lento lento lento

A strascico. Lungo la strada di vecchio catrame. L’aria che sa di cibo già consumato, immondizia che presto la casalinga abbandonerà dentro al bidone. Un cane che attende.
E’ Felline, un piccolo paese del sud, poco più di un migliaio di anime, contadini per i quali il tempo si è fermato.
Il tempo…

Gamba sana
Tlack!
Gamba malata

Gliel’hanno detto tutti di non andare adesso a salutare Giovanni, che fa troppo caldo, sono le due del pomeriggio, alla sua età può fargli male.
Ma lui… No, Giovanni parte, solo un saluto poi rincasa, lasciatemi andare, perdio!
A dir la verità se n’è un po’ pentito, che caldo ne fa davvero da cuocergli le rughe della fronte, da fargli sudare il cavallo dei pantaloni. E bestemmia un po’… pazienza!

Lento lento lento

Dal rigido, immobile rollìo di questa strada, di questa via che porta alla chiesa, pencola il bastone. Sei vecchio, sei ancora qui e sopporti, sopporti tutto questo… La malattia.
Sei tu la malattia.
E che lo saluti a fare? Giovanni è sordo.

Gamba sana
Tlack!
Gamba malata

Sei tu la malattia, il peso che tua figlia è costretta a portare, un vecchio padre zoppo e cardiopatico che di notte si lamenta; Giovanni – lui – è fortunato… Parte. Non darà più fastidio a nessuno.
Lo saluteranno annoiati, i parenti. Che di vita… oh, se ha vissuto!
Ma gioie? Poche. Patimenti? Tanti.
E…

Lento lento lento

Prosegue imperterrito, col caldo che fa, pensando che Giovanni ha sputato sangue una vita, nella terra, per la terra, come tutti… Senza sapere perché.
Perché siamo costretti a farlo? Se poi nostro figlio muore, così, da un giorno all’altro, e ci lascia la maledizione di un nipote che gli somiglia come una goccia d’acqua. Non tornerà mai più, ma ci lascia il suo volto, sempre qui, dinanzi agli occhi…
E le terre di Giovanni…
Sono come figlie, ognuna ha il suo nome: Signura Rosa, Santa Marina, Le Cornuleddhe…
Le sue terre danno luce al sole, perfette, ogni foglia al suo posto, ogni frutto un miracolo: ma Dio non ci ha mai trattati come noi trattiamo la sua terra; Dio, qui, non ha mai fatto miracoli…

Gamba sana
Tlack!
Gamba malata

Deve muoversi. Tra poco Giovanni passerà dalla piazza e non lo aspetterà, perché non sa, non immagina che qualcuno sta delirando nella calura per salutarlo.
E non piangerà per ciò che sta lasciando. Non ha mai pianto. E’ un contadino, di quelli all’antica, di quelli che hanno la disgrazia nel sangue, una memoria atavica che li fa nascere già pronti ad affrontare il dolore; fame, guerra, povertà, morte. Sono solo i palliativi di un’esistenza, null’altro.
Le lacrime si fermeranno lì, sul filo della palpebra, si perderanno nello sguardo fermo e gelido di chi sa che deve proseguire il viaggio.
Più veloce, che Giovanni sta partendo! Il bastone – tlack! – farnetica sull’asfalto bollente. In lontananza il sole accende miraggi autostradali di canicola estiva, macchie d’acqua che compaiono, svaniscono, rinascono all’infinito…

Lento lento lento

Ecco, l’ultimo sforzo, ce l’ha quasi fatta. Sente i canti, le preghiere, in sottofondo il ronzìo di un motore tenuto al minimo. Non sente piangere nessuno.
Sono tutti lì per cortesia, per educazione, per dovere. In realtà lo invidiano, il defunto: potessero essere certi di andarsene alla sua stessa età!

Tlack, tlack, tlack, gamba sana, tlack, gamba malata
Aspetta, Giovanni, aspetta, manca qualcuno!
Qualcuno che stringe le labbra e mormora salmi maledetti, e bestemmia quel dio che non sa far miracoli, che mi faccia arrivare in tempo, amico mio, che mi dia la gioia di piangerti, che son contadino anch’io di quelli all’antica, ma per una volta, una volta sola nella vita, voglio piangere!

Lento lento lento

E il corteo funebre, ad un soffio di voce rauca, istintivamente, si ferma stupito nel tempo incommensurabile di una lacrima.
C’è un uomo, un vecchio, qui, all’incrocio, come un pazzo…
Che dice?
Saluta.
Nel caldo assente di un pomeriggio estivo, nella noia, nel chiacchiericcio di una processione che segue una bara, la risposta, il dispetto, la rabbia di una figura appesa ad un bastone, che grida.
Addio, amico mio, addio Giovanni… Ecco, ecco che te ne vai… Addio.
La mano rugosa, prosciugata dal tempo, si agita nel vuoto e lascia, tra gli spasmi, l’ultimo saluto.
Prosegue, il corteo.
Dietro quella svolta un pezzo di campagna, poi, là, appena fuori dal paese, un piccolo cimitero. Ma c’è come un’eco, adesso.
Il canto di un addio che si è perso per la strada e vaga qua e là…
Poi… I passi di un vecchio, lontani, vicini, di nuovo lontani…
Addio, amico mio

Gamba sana
Tlack!
Gamba malata

Gamba sana
Tlack!
Gamba malata

Gamba sana
Tlack!
Gamba malata

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor

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