On the road

Di Barbara Toma

 

Oggi sono 4 anni che vivo a Lecce.

Ma forse solo adesso inizio a viverci veramente.

Questa settimana ho lavorato tutte le mattine in una sala prove nel Castello di Castrignano dei Greci, ho aperto le lezioni del nuovo anno accademico di una accademia di teatro con sede a Campi Salentina, ho iniziato a collaborare con il Teatro Comunale di Novoli, ho avviato i miei studi all’Università di Bari, ho preso contatti per un lavoro a Galatina e mi sono mangiata le mani per non essere potuta andare ad una festa a Corigliano d’Otranto.

Vivere qui equivale a macinare chilometri.

 

Entrare nel vivo dei paesi della Provincia. Che sono tanti. E dove accadono cose. Vuol dire rapportarsi con le altre città, rapportarsi con il capoluogo. Sembra una cosa ovvia, ma io non ci avevo mai riflettuto! Ero abituata ad avere tutto a portata di mano: la Provincia, la Regione, il Comune, gli enti, gli eventi interessanti, gli incontri inaspettati… Nelle grandi città è così, ma non ne sei consapevole.

 

Vivere qui vuol dire muoversi.

 

Arrivare dove sbarcano i rifugiati (o devo dire sbarcavano…?)

Guardare in faccia gli anziani, unici abitanti rimasti di alcuni paesini.

Vedere con i propri occhi i divieti di balneazione nel mare di San Foca, Roca, Torre dell’Orso.

Attraversare Comuni dove l’aria è irrespirabile e pervasa da un misterioso odore acre e nauseabondo (colpa della centrale di smaltimento rifiuti? Solo un cattivo odore, o anche un pericolo per la salute delle persone che lo respirano?)

Vivere qui vuol dire andare a caccia di piccole realtà interessanti, collaborare con i teatri della provincia, tanti piccoli teatri abitati da compagnie in residenza.

Vuol dire abituarti ad incontrare almeno 4 cadaveri di animali investiti lungo la strada.

Scoprire piccole realtà con progetti internazionali in luoghi ai confini del mondo, incontrare persone dotate di grande tenacia e un’inesauribile fonte di energia e ispirazione, capaci di immaginare e creare luoghi di cultura tra le strette stradine di case in pietra leccese…

 

Un paio d’anni fa il famoso imprenditore Flavio Briatore ha desistito dall’ investire qui in Salento dichiarando “che è una cosa inutile, che qui la gente non ha voglia di lavorare e chi resta al Sud non ha voglia di far nulla”. Direi che è vero il contrario: chi resta è chi ha voglia di creare, combattere e investire sul territorio.

È più facile andar via che restare.

Ed è più facile restare altrove che tornare.

 

Insomma, se voglio restare qui mi conviene rimboccarmi le maniche e creare qualcosa dal nulla.

 

Nelle grandi città la vita ti viene a cercare, anche se non ne hai voglia. La vita ti raggiunge, fosse anche solo per il blocco del traffico dovuto a una manifestazione, a un certo punto sei costretto ad aprire gli occhi.

Qui arrivano rifugiati di continuo, ma il buio pesto della notte e del mar Mediterraneo, li restituisce alla terra lontano dai nostri occhi.

A Milano, quando c’è stata un’emergenza rifugiati, li vedevi ovunque. Erano parcheggiati in stazione centrale, donne, bambini, famiglie intere, tutti lì, in attesa di essere portati da qualche parte. Non potevi ignorare la loro presenza.

Qui c’è tanta povertà. Un occhio attento la riconosce, la trova. Ma chi vuole chiudere gli occhi ha vita facile. A Milano ci sono mendicanti e barboni ad ogni angolo, non puoi attraversare la città all’ora di punta senza incontrare sulla tua strada almeno una delle lunghe file di persone bisognose (tra cui tanti, tantissimi italiani) in attesa davanti alla mense per una busta di viveri o un pasto caldo.

In una grande città puoi godere del potere dell’invisibilità, ma è difficile restare cieco e indifferente.

 

E allora la buona pratica su cui concentrarsi qui per me è restare vigile e attenta, curiosa e cercare sempre di sapere cosa accade. Essere consapevole delle ingiustizie, indignarmi, agire, senza mai dimenticare di dare risalto alla bellezza.

 

E di bellezza c’è n’é tanta anche qui.

 

Per esempio a Melendugno, dove il comune ha deciso di mandare tutti gli anziani del paese alle terme (tutto spesato).

 

In una terra che ha visto passare e restare civiltà diverse: Messapi, Greci, Romani, Turchi, Normanni. A Racale, dove Donato Metallo, il Sindaco del paese, ha sentito l’esigenza di rispondere con i fatti alle mense distinte di Lodi, mettendo in campo una mensa di comunità e dichiarando: “Qui a Racale si mangia tutti insieme, le nostre tavole odorano di Umanità, di Comunità”.

E così i cittadini e le associazioni hanno preparato e portato da mangiare per tutti, nel pieno rispetto delle tradizioni culinarie, ma soprattutto nel pieno rispetto delle persone. Ed è nato un “pranzo a colori” tenutosi nella piazza del paese.

 

La bellezza la trovi in un piccolo paesino di provincia, dove dei ragazzi che portano il loro teatro ovunque in Italia e nel mondo, cercano tutti i modi possibili per coinvolgere gli abitanti del luogo e contagiarli con la bellezza del teatro…

 

O a San Foca dove, anche questa settimana, in tanti si sono riuniti per ribadire il loro NO al gasdotto TAP.

 

Peccato che manchino le giuste infrastrutture per raggiungere con i mezzi tutta la bellezza sparsa in questo luogo così vasto e particolare.

 

Per ora mi accontento della mia panda rossa, metto un altro pieno, accendo lo stereo e riparto.

 

3 Commenti

  1. Martes Giovanni

    Carissima compaesana, sono uno dei tantissimi Salentini che da oltre 30 anni, perotivi professionali vive nella bellissima città di Verona dove, dal 2004, é attiva l associazione socio culturale denominata Gli Amici del Salento di Veron. Attraverso le nostra attività cerchiamo di far conoscere i diversi aspetti della terra salentina. Dopo aver letto le tue senzasioni che ne descrivono alcuni aspetti, desideriamo condividerli sul nostro gruppo social. Un cordiale saluto da tutti noi.

    Reply
  2. Barbara Toma

    Caro Giovanni,
    cari amici di ‘gli Amici del Salento di Veron’ ne sarei felice e onorata!
    Mandatemi il link, seguirò il vostro blog!
    Un saluto a Verona

    Reply

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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