ILVA, discarica abusiva nell’area dello stabilimento: sequestro preventivo e nove indagati

Disastro ambientale e omessa bonifica i reati contestati; tra gli indagati anche membri della famiglia Riva

Di Francesca Rizzo

Rifiuti industriali, oltre 5 milioni di tonnellate tra scarti pericolosi e non, depositati in una discarica non autorizzata all’interno del territorio di proprietà dell’ILVA: il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto questa mattina ha posto sotto sequestro l’area, circa 530mila metri quadri nella zona nord dello stabilimento, in agro di Taranto e Statte, tra la Cava Mater Gratiae e la Gravina Leucaspide. L’ordinanza è firmata dalla gip Vilma Gilli.

Nove gli indagati: Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento siderurgico, Renzo Tomassini, responsabile  delle discariche per rifiuti industriali in cui confluivano i rifiuti del centro siderurgico,  Antonio Gallicchio, responsabile del Laboratorio Ecologia, Oli e Circuiti, Domenico Giliberti, redattore della rendicontazione del piano di caratterizzazione Ilva-Sanac, oltre a cinque membri del “Consiglio di famiglia” Riva Fabio ArturoClaudio, NicolaCesare Federico e Angelo Massimo Riva.

“Una struttura occulta”, così la gip Gilli definisce il Consiglio di famiglia, all’interno del quale sarebbe stata assunta “la decisione di occultare la situazione delle cosiddette collinette, dato il suo enorme rilievo ambientale ed economico”.

Le “collinette” cui fa riferimento la giudice sono i cumuli di rifiuti, alti fino a 30 metri sopra il piano campagna. Rifiuti non bonificati e privi di qualunque protezione, che, stando alla documentazione presentata dal sostituto procuratore Mariano Buccoliero, avrebbero inquinato il terreno circostante e la falda acquifera sotterranea, modificando la morfologia della Gravina Leucaspide e causando danni ingenti al territorio.

I nove indagati dovranno rispondere di disastro ambientale doloso, distruzione e deturpamento di risorse naturali, danneggiamento, getto pericoloso di cose e mancata bonifica dei siti inquinanti. Proprio il risparmio dei costi di bonifica sarebbe la motivazione alla base dell’istituzione di una vera e propria area di discarica abusiva.

// D’Amato (M5S): “I nodi al pettine arrivano sempre”

La zona sottoposta a sequestro oggi è ostaggio dei rifiuti industriali ILVA da anni: lo sottolinea Rosa D’Amato (Movimento 5 Stelle), ricordando una denuncia risalente a poco meno di tre anni fa: “La Finanza di Taranto ha sequestrato tutto. 5 milioni di tonnellate di rifiuti (pericolosi e non). Zero bonifiche in una vastissima area tra Taranto e Statte. L’intera gestione Riva sotto accusa, dal 1995 al 2002. Sulla situazione della Leucaspide noi presentammo l’esposto in Questura nel dicembre del 2015.

“I nodi al pettine arrivano sempre”, conclude d’Amato.

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