Igeco, interdittiva antimafia: il Comune di Lecce rescinde il contratto per la darsena

Stop ai lavori da oltre due milioni per la darsena di San Cataldo. Il Comune attiva la clausola rescissoria in caso di interdittiva

 

Di Marilù Mastrogiovanni

 

Quall’appalto da oltre due milioni fu assegnato anche in assenza di certificazione antimafia. Il “Codice antimafia”, sembra paradossale, lo consente, purché sia inserita nel contratto una clausola che liberi l’ente pubblico da ogni obbligo nel caso sopravvengano provvedimenti preventivi come “l’interdittiva antimafia”. Così è stato e a 20 giorni dall’emanazione dell’interdittiva antimafia per Igeco da parte della prefettura di Roma, il capoluogo salentino blocca tutto e si riserva anche di rivalersi sulla fidejussione e sulle somme versate a garanzia dell’esecuzione dei lavori da parte della ditta della famiglia di Tommaso Ricchiuto.

Igeco spa dunque non costruirà più la darsena della marina di San Cataldo a Lecce.

Il Comune ha rescisso il contratto a seguito dell’interdittiva antimafia emessa il 3 ottobre scorso dalla prefettura di Roma.

La holding, con sede a Roma ma unità operative nel Salento, è ritenuta a rischio, in quanto, si legge nell’interdittiva, “sussiste la presenza di situazioni relative a tentativi di infiltrazione mafiosa”.

La determina (n.5321 di ieri, 25 ottobre) ricostruisce la storia dell’appalto da oltre due milioni di euro, affidato a Igeco sebbene non avesse la certificazione antimafia.

Su questo passaggio il sindaco Carlo Salvemini nel recente passato ha precisato che il Comune ha stipulato il contratto prevedendo una clausola rescissoria nel caso in cui fossero stati accertati “elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa”, così come previsto dal cosiddetto Codice antimafia (art. 92, comma 3, decreto legislativo 159/2011).

 

//LA STORIA DELL’APPALTO

  1. Pubblicazione del bando di gara (affissione all’Albo pretorio del Comune dal 21.12.2015 al 05.02.2016, pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 150 del 21.12.2015 – p.37); base di gara: €2.045.578,67 + IVA;
  2. Il Comune di Lecce tra giugno e settembre 2016 ha chiesto le necessarie certificazioni antimafia alla Prefettura di Roma (5 giugno 2016), all’A.N.A.C. (16 luglio 2016) e alla Banca Dati Nazionale Antimafia (5 settembre 2016);
  3. Pur avendo avuto la certezza che Igeco spa non fosse in possesso della certificazione antimafia, il Comune ha affidato l’appalto a Igeco costruzioni srl, inserendo la clausola della rescissione nel caso fossero sopravvenuti “elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa”
  4. Il 21 luglio 2016 (provvedimento dirigenziale C.d.R. VIII n. 453) viene affidato l’appalto ad Igeco Costruzioni SRL, con sede a Roma, via Boncompagni n. 61, con il Raggruppamento Temporaneo di Professionisti: BC Engineering S.r.l. con sede legale in Brindisi alla Via Mazzini, n. 22 (capogruppo), ANTHEUS S.r.l. con sede legale in Lecce alla Via Monteroni, s.n. (mandante), ARTEC ASSOCIATI S.r.l. con sede legale in Taormina (ME) alla Via Francavilla, n.99(mandante). Importo netto contrattuale: €1.964.199,62 + IVA (il 4,136% in meno rispetto alla base di gara fissata dal bando), somma delle singole voci di spesa:
    1. € 1.832.889,07 per lavori a corpo soggetti a ribasso di gara;
    2. € 45.000,00 per oneri di sicurezza diretti non soggetti a ribasso;
    3. € 33.000,00 per oneri indiretti non soggetti a ribasso;
    4. € 53.310,55 per progettazione esecutiva soggetti a ribasso.
  5. Il 2 novembre 2016 viene stipulato il contratto tra Comune di Lecce e IGECO Costruzioni SRL (contratto registrato con Rep. n.7624/2016 Serie 1T n. 10350 del 14.11.2016). In quella data le certificazioni antimafia risultavano ancora “in fase di istruttoria”, dunque il Comune ha proceduto alla stipula del contratto, prevedendo una clausola rescissoria.
  6. Il 3 ottobre 2018 la Prefettura di Roma (nota Prot.n.365426/Area I Bis/O.S.P. del 03.10.2018) ha emesso la comunicazione relativa alla “presenza di situazioni relative a tentativi di infiltrazione mafiosa”, comunicazione acquisita due giorni dopo dal Comune di Lecce (Prot.G. 0158292/2018 del 05.10.2018), che 20 giorni dopo, in seguito a un’istruttoria a cura dell’architetto Silvio Cillo, rescinde il contratto (la determina è a firma del dirigente comunale Giovanni Puce).

// IL COMUNE SI RIVALE SULLA FIDEJUSSIONE

Con la determina del 25 ottobre 2018, oltre ad ufficializzare la rescissione del contratto e a comunicarla agli enti competenti (Prefettura di Roma, Prefettura di Lecce, ANAC), il Comune di Lecce “si riserva l’escussione della cauzione definitiva”, cioè comunica che procederà ad incamerare le somme depositate come garanzia, anche rivalendosi sulla fidejussione.

 

 

//CODICE DELLE LEGGI ANTIMAFIA E DELLE MISURE DI PREVENZIONE, NONCHE’ NUOVE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI DOCUMENTAZIONE ANTIMAFIA

La norma consente di procedere alla stipula del contratto anche senza il nullaosta antimafia della prefettura competente, una volta trascorsi 30gg dall’invio della richiesta, o immediatamente nel caso di bandi urgenti. Qualora si accerti in seguito il coinvolgimento dell’azienda in attività illecite, l’ente appaltatore (in questo caso il Comune di Lecce) può recedere dal contratto, ed è tenuto a saldare solo i costi relativi a opere già eseguite e le spese già sostenute dall’azienda per l’esecuzione dei lavori da completare.

 

//LE QUERELE INTIMIDATORIE, IL SEQUESTRO DEL TACCO

Su Igeco spa e i suoi appalti ottenuti in assenza di certificazione antimafia ho scritto molto.

Tommaso Ricchiuto, ritenuto dagli inquirenti il deus ex machina della holding, ha querelato la sottoscritta diverse volte, procedendo a varie integrazioni di querela.

Sono stata sotto il fuoco incrociato anche del legale rappresentante della Igeco, che mi ha chiesto attraverso una missiva, 200mila euro da versare entro 15 giorni, altrimenti avrebbe “adito alle vie legali”.

Sempre ad Igeco e ai suoi rapporti con alcuni politici locali e ad alcuni mafiosi locali, è legato il sequestro di alcune puntate dell’inchiesta del Tacco su Rifiuti e mafia nel Salento.

Le querele di Ricchiuto, relative a due puntate di quest’inchiesta, sono state archiviate e il giudice si è espresso nel merito, scrivendo che con il mio metodo ho “rigorosamente” utilizzato e citato atti pubblici e giudiziari, che ho commentato, esercitando il mio legittimo diritto di critica politica.

 

PER SAPERNE DI PIU’:

 

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Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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