Il cuore lasciato ai Tamburi

di Flavia Musciacco

 

Questo pamphlet è un inno alla speciale tarantinità che si vive da sempre ai Tamburi, i cui abitanti non amano che la loro “città nella città” sia liquidata con il termine Quartiere (o, peggio, Rione) di Taranto. E’ qui che si svolge il viaggio introspettivo di Carlotta/Francesca. Da godere come un salutare bicchier d’acqua fresca in pieno agosto.

 

L’adolescente coglie l’occasione di un trasloco della famiglia in un’altra parte della città, per raccontare la sofferenza interiore del distacco dall’ambiente in cui è nata ed in cui stava crescendo, il trauma esistenziale della scomparsa anche fisica dei suoi punti di riferimento abituali, i suoni e le voci della nuova “città” aliena rispetto ai Tamburi.

In tutto il libro si avverte un grande amore per i luoghi e le persone care lasciate, sentimenti che, uniti al senso di appartenenza e ad una buona dose di orgoglio della propria matrice “Tamburi”, generano un sottinteso ma efficace impulso al riscatto.

Francesca Salvatore, giovane ricercatrice dell’Università del Salento, grande appassionata di viaggi e intelligenza vivissima, nel suo libro non lascia dubbio di sorta che di quella radice è fiera e che sarà lo stigma della sua esistenza.

 

Francesca Salvatore, Il suono dei Tamburi, Edizioni “il mio libro.it”, 2018

Punti di forza. Sicuramente i sentimenti positivi che la lettura trasmette: nell’epoca dominata dalla spicciativa e, spesso, dalla volgarità della rete, avere tra le mani un libro che trasmette emozioni autentiche, rimandate da un vissuto non remoto altrettanto autentico, appare come un ennesimo, benefico, piccolo miracolo che solo chi ama la scrittura sa realizzare. La freschezza della scrittura di Francesca sarebbe perfetta, a mio parere, come testo non curricolare nelle scuole medie tarantine.

 

Veri e propri punti di debolezza, al netto delle piccole incertezze che accompagnano tutte le opere prime, non ne ho trovati. “Il suono dei Tamburi” è coerente dall’inizio alla fine nel segnalare il percorso della sua narrazione e gli strumenti che userà per portarlo a termine. E a voler completare questo ragionamento, gli elementi che al lettore tarantino possono apparire poco trattati, se non proprio tralasciati, si possono interpretare come un vero e proprio appuntamento che Carlotta dà ai suoi lettori. Quando magari racconterà le emozioni della giovane donna.

 

 

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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