Disegno di legge Pillon, minori lasciati soli contro abusi e violenze

L’analisi del DDL Pillon e l’appello dell’avvocata Stamerra: “Non facciamone una battaglia tra sessi. Quel disegno è pericoloso per i bambini e le bambine”

di Valentina Stamerra, avvocata 

 

Care amiche,

 

vi prego di leggere attentamente il testo del disegno di legge Pillon sull’affido dei minori perché contiene affermazioni molto gravi e pericolose.

 

Lascia, infatti, indifesi i minori contro gli abusi e le violenze più atroci, arrivando addirittura ad affidarli in via esclusiva al loro presunto carnefice.

 

Cerco di spiegare come il disegno di legge arrivi a tanto, tra rimandi e commi.

 

L’art. 11 stabilisce che il giudice, su richiesta di uno solo dei genitori, debba ordinare che il minore abbia tempi paritetici anche di pernotto con entrambi i genitori, salvo il COMPROVATO e motivato pregiudizio del figlio dovuto (tra le altre cose) a VIOLENZA e ABUSO SESSUALE.

 

Attenzione: non un sospetto, un rischio, gravi indizi. NO! E’ necessaria la prova piena, e dunque sembrerebbe necessaria una sentenza definitiva (tre gradi di giudizio) che accerti la violenza o l’abuso!

 

Dunque l’altro genitore deve denunciare la violenza e aspettare che la giustizia faccia il suo corso (sappiamo che in Italia è tutto molto breve, sic!). E intanto che la giustizia fa il suo corso, la bimba o il bimbo dorme beatamente con il genitore che forse abusa di lei/lui.

 

Se anche il Giudice dell’affido fosse coscienzioso, ahimè avrebbe le mani legate! Solo una misura cautelare penale può salvare il minore.

 

Ad aggravare la situazione vi è l’art. 9 del DDl Pillon.

 

Se, in qualsiasi momento del procedimento – dunque non serve la sentenza –  il Giudice riscontra accuse di violenza evidentemente false e infondate mosse contro uno dei genitori, valuta prioritariamente una modifica dei provvedimenti di affidamento ovvero, nei casi più gravi, la decadenza dalla responsabilità genitoriale del responsabile (oltre a risarcimenti e sanzioni), e affida il figlio all’altro (il denunciato di violenza!).

 

Quindi se il genitore ha il dubbio di violenze e abusi e denuncia, rischia che un giudice (distratto o poco coscienzioso), ritenendole evidentemente infondate, affidi il figlio in via esclusiva all’altro! Che magari abusa veramente del minore!

 

Se quelle accuse saranno ritenute fondate dopo tre gradi di giudizio, beh allora le cose cambieranno, se la figlia o il figlio non saranno già morti  o comunque perduti!

 

Ma il peggio deve ancora venire.

 

Siamo all’articolo 17 del ddl, il quale nelle ultime due velenose righe del suo unico comma prescrive che nel caso in cui la figlia/o manifesti comunque rifiuto, alienazione o estraneazione con riguardo ad uno dei genitori, pur in assenza di evidenti condotte dell’altro, sia affidato esclusivamente al genitore nei cui confronti manifesta alienazione e rifiuto! Assurdo! Sarà un errore!

Lo rileggo e non sembra un errore, anche se rimane un articolo oscuro.

 

Sembra esserci, infatti, la presunzione che se un bimbo rifiuta un genitore, sia stato l’altro a manipolarlo e quindi il giudice può far decadere la responsabilità di quest’ultimo e affidare il figlio all’altro .

 

E se invece il bambino mostra rifiuto perché abusato sessualmente o psicologicamente?

 

Si potrebbe sempre dire che il Giudice potrà accorgersene ascoltando il minore.

 

Ma l’art. 12 del ddl prevede che l’ascolto avvenga mentre i genitori, con i loro legali, sono dietro un vetro oscurato e ascoltano tutto e possono anche fare domande al minore per mezzo del Giudice. Il minore non si sentirà mai libero di parlare di cose così delicate e di cui magari si sente in colpa, davanti al genitore responsabile, oppure sarebbe un eroe.

 

Poi ci sono tutte le iniquità nei confronti della parte economicamente più debole, che ora come ora è generalmente la donna e che rischia di perdere il figlio, se non riesce a inserirsi nel mercato del lavoro. Ma di questo è stata già scritto molto e non aggiungo altro.

 

Credo che anche gli uomini padri, zii, fratelli, nonni, cugini di un bimbo o di una bimba siano interessati alla loro protezione, e che non si fermeranno a esultare per quelle briciole di vantaggi che la legge riserva loro, non in quanto uomini, ma semplicemente in quanto spesso parti economicamente più forti. La qual cosa potrebbe sempre cambiare!

 

Ecco perché ci dobbiamo rivolgere agli uomini e alle donne e vi chiedo di fare attenzione e di non farne una battaglia tra sessi: la donna debole ma manipolatrice contro l’uomo forte ma che abusa.

No non è questo il punto. Il punto è che dobbiamo essere uniti a correggere questo disegno di legge, perché tra i due litiganti il terzo muore! E il terzo è nostra figlia, nostro figlio, è il nostro futuro!

4 Commenti

  1. Adriana

    Premetto che non sono laureata in legge, tuttavia, non mi è possibile condividere le critiche avanzate dall’avvocato Stamerra perché le ritengo frutto di una lettura superficiale, imprecisa, se non addirittura distorta del testo del ddl Pillon.

    Nella sua analisi, l’avvocato critica l’articolo 11 sostenendo che esso dice che il minore deve avere tempi paritetici anche di pernotto con entrambi i genitori “salvo COMPROVATO e motivato pregiudizio del figlio dovuto (tra le altre cose) a VIOLENZA E ABUSO SESSUALE.”
    Nel testo del ddl si parla invece di “pericolo di pregiudizio”, non tanto di pregiudizio. Oltre a tutto, il pericolo di pregiudizio comprovato e motivato non è la sentenza emessa dopo tre gradi di giudizio ma rappresenta appunto il sospetto fondato, il rischio basato su indizi talora anche gravi … quindi le conclusioni a cui giunge l’avvocato Stamerra sono devianti e fantasiose.

    Nell’analisi dell’articolo 9, l’avvocato Stamerra critica il fatto che il giudice, qualora riscontrasse delle “accuse di abusi e violenze … evidentemente false e infondate mosse contro uno dei genitori”, possa valutare una modifica dei provvedimenti di affido, arrivando fino alla decadenza della responsabilità genitoriale. Secondo l’avvocato, un giudice “distratto o poco coscienzioso” può affidare il minore ad un genitore violento e abusatore.
    Il rischio di una sentenza ingiusta c’è sempre in qualsiasi processo, sia che si tratti del furto di una mela, sia che si tratti di un omicidio: il giudice può essere sempre poco coscienzioso o distratto; tuttavia nell’articolo in questione si parla di “riscontro di accuse di violenza evidentemente false e infondate”; il che implica che il giudice ne ha riscontrato non solo l’infondatezza – che da sola non basta – ma anche la non veridicità, la falsità, e quindi è legittimo che possa intervenire contro il genitore colpevole di aver avanzato delle accuse false.

    Veniamo poi all’analisi dell’articolo 17: qui proprio non capisco da dove l’avvocato Stamerra, riferendosi alle “ultime due velenose righe del suo unico comma” possa dedurre che il minore può essere affidato al genitore nei cui confronti manifesta alienazione e rifiuto. A me sembra chiarissimo l’esatto contrario, come dettagliatamente e chiaramente puntualizzato nell’articolo 18, dove il giudice commina delle sanzioni progressivamente crescenti “al genitore che ha tenuto condotta pregiudizievole per il minore”.

    Passiamo al “articolo 12“ che non è l’articolo 12 ma il 16. Anche qui l’interpretazione è fantasiosa: l’avvocato Stamerra dice “che l’articolo prevede che l’ascolto del minore avvenga mentre i genitori con i loro legali sono dietro ad un vetro oscurato e che possano anche fare domande al minore per mezzo del giudice”. Di conseguenza -sostiene l’avvocato Stamerra- “il minore non si sentirà mai libero di parlare di cose così delicate di cui magari si sente in colpa davanti al genitore responsabile, oppure sarebbe un eroe”.
    In realtà l’articolo 16 prevede: “l’ascolto DEVE essere videoregistrato” ma aggiunge che “le parti POSSONO assistere in un locale separato collegato mediante video”, non cita vetri oscurati. Oltre a tutto l’avvocato Stamerra si dimentica di dire che “sono vietate le domande manifestamente in grado di suscitare conflitti di lealtà da parte del minore verso uno dei genitori”.

    Con queste mie precisazioni non voglio difendere il ddl Pillon nella sua totalità; mi sono semplicemente limitata a controbattere affermazioni che, come ho già detto, risultano perlomeno estremamente frettolose e di parte.

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  2. Raffella

    Grazie avvocato per l’ analisi puntuale, chiara e ” tradotta ” in linguaggio semplice, alla portata di tutti, anche di ch,i nella vita, fa altro mestiere ed ha dunque sviluppato saperi differenti da quello legale. Trovo che in particolare l’ articolo 17 sia estremamente inquietante nei suoi risvolti. Credo fermamente che la questione nn possa centrarsi su donna madre sfruttata vs uomo padre violento; è chiaramente più complessa e e questa stupida dicotomia può diventare molto più dannosa di quanto immaginiamo. È necessario divulgare quanto più possibile il contenuto del decreto e le sue derive nefaste.

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  3. Ranniero

    PREMESSO CHE NON FACCIO ASSOLUTAMENTE IL TIPO PER PILLON (ANZI!) però devo dare la mia visione della situazione perchè io che la subisco ho capito il senso di tutto che è comunque fatto male.
    il senso è quello di bloccare ciò che avviene ormai fin troppo spesso nelle famiglie separate: la vendetta da parte delle madri e x mogl sando i figli non facendoli vedere dal padre e mettere i filgi contro.. (io sono un caso di questi)
    quindi capisco il senso e non è fatto bene, ma qualcosa di meglio va fatto per risolvere questi problemi.. io in attesa della legge sono stato lontano da mio figlio di sette anni per un anno intero, tempo usato dalla madre per mettermelo contro al punto da non volemi piu vedere… è giusto ??

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