Petruzzelli: le asimmetrie romantiche di Rigoletto

di Fernando Greco

(foto Immagina)

A cinque anni di distanza dal Rigoletto del bicentenario verdiano, caratterizzato dalla regia dissacrante di Denis Krief, il pubblico del Petruzzelli ha applaudito una nuova edizione del capolavoro di Giuseppe Verdi (1813 – 1901), pregevole per molti aspetti musicali e scenici.

 

Simbolici contrasti

Il nuovo “Rigoletto” barese si è avvalso dell’allestimento ideato due anni fa da Arnaud Bernard per il teatro Filarmonico di Verona, ripreso per l’occasione da Angela Saroglou. L’estrema cura nel realizzare un’atmosfera rinascimentale quanto mai stilizzata e simbolica (complici le scene disegnate da Alessandro Camera e i costumi dello stesso Bernard) ha evidenziato lo stridente contrasto tra un’ambientazione di facciata e i contenuti squisitamente romantici della vicenda.

Leonardo da Vinci, L’Uomo Vitruviano

Quanto più il rinascimento ricercava la perfezione formale nelle simmetrie geometriche, nella circolarità dell’uomo vitruviano di Leonardo, tanto più il romanticismo di Rigoletto trova il bello nel difforme (secondo la definizione della Gazzetta di Venezia all’indomani del debutto), scava nella trivialità per scoprire la nobiltà del sentimento, rivelando al contempo la corruzione che si annida nella bellezza esteriore.

Lo stesso Verdi scriveva a proposito del gobbo giullare: “Io trovo appunto bellissimo rappresentare questo personaggio esternamente deforme e ridicolo, ed internamente appassionato e pieno d’amore”.

 

La maschera rinascimentale

La messa in scena ideata da Bernard inizia in una sorta di aula universitaria, un emiciclo sormontato da una biblioteca, nella quale il Duca di Mantova sta studiando la gobba di Rigoletto davanti a un manichino anatomico, mentre i suoi cortigiani, tutti in colletto inamidato, sembrano usciti dal dipinto “La lezione di anatomia del dottor Tulp” di Rembrandt.

Rembrandt, La lezione di anatomia del dottor Tulp

Lo stesso emiciclo incomberà in maniera austera su tutta la vicenda, mentre sul proscenio vari elementi architettonici completeranno l’esteriore maschera rinascimentale: non a caso la circolare dimora di Rigoletto (sorta di tempietto del Bramante) e i modellini dei palazzi che la attorniano ricordano i progetti delle Città Ideali, molto diffusi nel XVI secolo.

Efficace la resa dell’ultimo atto, in cui un barcone praticabile aggettante di prua evoca lo scenario fluviale e anche la dimora di Sparafucile. Il paradosso tra simmetrica razionalità e irrazionale passione troverà il suo apice nel momento in cui Gilda si lascerà uccidere, quando, in un meraviglioso colpo di scena, il tremendo temporale farà spalancare la finestra della retrostante biblioteca spaginandone i libri, i cui fogli pioveranno inesorabilmente sulla scena.

 

Grande personalità

L’Orchestra del Petruzzelli diretta da Giampaolo Bisanti ha esibito grande personalità ed eccezionale lirismo, prodiga di accenti e dinamiche nei momenti più marcatamente sinfonici, dal perentorio preludio fino al fatidico temporale, ma anche funzionale nel seguire la linea di canto senza mai mettere in difficoltà i solisti.

La Città Ideale, autore sconosciuto

Brillante l’accompagnamento dei due momenti corali, in cui gli elementi maschili del Coro del Petruzzelli istruito da Fabrizio Cassi si sono fatti valere per infallibile precisione tecnica associata a singolare motivazione scenica. Il baritono Marco Vratogna, decisamente non troppo deforme, anzi fisicamente aitante nonostante il trucco, ha delineato il personaggio di Rigoletto con voce imponente, ma senza quell’incisività, quel raffinato fraseggio e quello scavo psicologico che qualificarono il suo formidabile Iago ascoltato l’anno scorso in diretta video dal Covent Garden di Londra, per la direzione di Antonio Pappano; ottimo phisique du rôle per il tenore Ivan Magrì nei panni dell’arrogante Duca di Mantova, associato a una vocalità squisitamente lirica con efficace squillo e acuti ben timbrati; deliziosa la giovane Giuliana Gianfaldoni nel ruolo di Gilda, soprano tarantino dalla voce potente e omogenea in tutta l’estensione, precisa nel fraseggio e nelle agilità.

Il mezzosoprano Daniela Innamorati nei panni di Maddalena ha esibito un fascinoso colore vocale, che si è imposto su tutti gli altri nel famoso quartetto dell’ultimo atto, a servizio di un’irresistibile disinvoltura scenica. Il basso Mariano Buccino ha interpretato con singolare autorevolezza vocale e scenica il personaggio di Sparafucile, evidenziando quel senso di eccentrica moralità così paradossale in un sicario, ma così cara a Verdi e a Hugo. Corretto aplomb scenico – vocale per il baritono Raffaele Raffio nel ruolo di Monterone.

Bene tutti i ruoli di contorno, ovvero la nutrice Giovanna, il Paggio e la Contessa di Ceprano interpretati rispettivamente dal mezzosoprano Valeria Tornatore, dal soprano Sara Intagliata e dal mezzosoprano Marta Calcaterra, nonché il tenore Murat Can Guvem e i baritoni Tommaso Barea, Alberto Comes e Antonio Muserra nei rispettivi ruoli dei cortigiani Borsa e Marullo, del Conte di Ceprano e dell’Usciere.

 

Il “Rigoletto” barese verrà replicato fino al 16 settembre; in seguito la stagione lirica del Petruzzelli proseguirà il 19 ottobre prossimo con la prima del “Tancredi” di Rossini nell’allestimento creato da Pier Luigi Pizzi per il Rossini Opera Festival di Pesaro.

Ulteriori dettagli sul sito www.fondazionepetruzzelli.com.

 

 

1 Commento

  1. Pio

    Una Gilda precisa,convincente che entra in pieno nel suo personaggio coinvolgendo il pubblico facendo vivere loro le stesse emozioni, la giovane soprano Giuliana Gianfaldoni con la sua interpretazione ha saputo dare il giusto valore al personaggio di Gilda

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Info sull'autore

Fernando Greco

Pediatra di professione, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia e si è specializzato con lode in Pediatria e Neonatologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Roma. Dal 2000 lavora in qualità di Dirigente Medico nell’Unità Materno-Infantile dell’ospedale “Cardinale G. Panico” di Tricase. Fin dalla più tenera età si diletta nel coltivare un’innata passione musicale. Negli anni Novanta ha fatto parte del coro “Nostra Signora di Guadalupe” di Roma diretto dal contralto Stella Salvati, sia in veste di corista sia di solista. Dal 2001 studia pianoforte con la prof.ssa Irene Scardia. In qualità di basso-baritono, cura il repertorio vocale con il maestro Michele D’Elia. Collabora con il magazine online “Il Tacco d’Italia” ed è accreditato come critico musicale per la Stagione Sinfonica della OLES, la compagnia “Balletto del Sud”, la Fondazione Petruzzelli di Bari, il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Viene spesso invitato a far parte di giurie e commissioni di concorsi e manifestazioni musicali.

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