BCC. Il cerchio della Procura stretto attorno al cerchio del malaffare

di Fabiana Pacella

Il cerchio stretto attorno al cerchio, quello del presunto malaffare di serie A che ha guidato e inficiato le elezioni per il rinnovo della governance di Bcc Terra d’Otranto nel 2014 aggregando imprenditori, politici, mafiosi e funzionari tanto da dare lavoro, e non poco, a carabinieri del Ros, finanzieri del GICO e Procura di Lecce, carabinieri della Compagnia di Campi,  ispettori di Bankitalia e ministero dell’Economia.

A sei mesi dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini per alcuni dei 16 indagati nella prima tranche dell’inchiesta  – quella per estorsione aggravata da metodo mafioso, violenza privata, tentata concussione…la seconda tranche su cui ancora gli inquirenti  sono al lavoro, riguarda invece ipotesi di riciclaggio, ndr -, arriva la fissazione dell’udienza preliminare.

Il 19 ottobre in 10 si presenteranno davanti al Gup: il sindaco di Carmiano Giancarlo Mazzotta, ritenuto dagli inquirenti il deus ex machina di tutto l’ingranaggio, il fratello Dino Mazzotta che fu eletto presidente Bcc nel 2014, il cugino Gianni  (Conad) Mazzotta esponente della criminalità organizzata come Saulle Politi, attualmente in carcere in seguito all’operazione Labirinto che, nei  mesi scorsi, ha pesantemente scosso gli equilibri della Sacra Corona Unita. E ancora Tommaso Congedo, Italo Potì, Luciano Gallo, Ennio Capozza, Maria Grazia Taurino, Giuseppe Caiaffa.

Ruoli e capi d’imputazione, secondo il pool inquirente coordinato dal pm Carmen Ruggiero, nel primo pezzo dell’inchiesta pubblicata da Il Tacco d’Italia il 21 marzo scorso.

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