Il Tar: si chiuda la discarica di Poggiardo

Una scossa nella gestione dei rifiuti dei Comuni rientranti nel bacino Le/2

Silvio Astore, sindaco di Poggiardo, propone di riaprire la discarica di Nardò, o qualche altro sito, fino alla messa a regime del nuovo impianto di biostabilizzazione della Cogeam, pronto tra undici mesi

La gestione dei rifiuti salentini si arricchisce di un nuovo clamoroso tassello. Depositata presso la cancelleria del Tribunale Amministrativo Regionale di Lecce si trova una sentenza che, nel momento in cui ne fosse chiesta l’esecutività, potrebbe compromettere il sistema di gestione dei rifiuti di 46 Comuni rientranti nel bacino Le/2. Il Tar ha accolto infatti il ricorso presentato un paio di anni fa dal Comune di Poggiardo, difeso dall’avvocato Alessandro De Santis, avverso un’ordinanza emessa dall’allora commissario straordinario per l’emergenza rifiuti Nichi Vendola con cui si prevedeva che prima di essere smaltiti nelle discariche di Fragagnano e Grottaglie, i rifiuti del bacino Lecce/2 dovessero essere biostabilizzati nell’impianto Sud Gas di Poggiardo a partire dal 2 gennaio 2007. “Per l’impianto in questione non è stata prevista la procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale)”, è questo il nucleo della motivazione con cui i giudici hanno dato ragione alle richieste dell’amministrazione comunale guidata da Silvio Astore che ora a gran voce pretende la chiusura dell’impianto della Sud Gas e una nuova soluzione. La questione risale al 2002 quando il Piano Fitto previde l’ubicazione di un impianto complesso di biostabilizzazione rifiuti nel Salento, e Poggiardo si candidò ad ospitarlo firmando un accordo con la Regione. Ricorsi e contro-ricorsi legali tardarono l’esecuzione del Piano e la situazione rimase quasi intatta fino al 2007 quando fu la Cogeam ad aggiudicarsi il bando per la costruzione di un biostabilizzatore. Nel frattempo però si decise sempre a Poggiardo di installare un impianto “provvisorio” di biostabilizzazione in un capannone della vecchia discarica, costruito per ospitare la raccolta di rifiuti ingombranti delle attività produttive. Fu la “Sud Gas” ad aggiudicarsi il bando e la struttura andò a regime e così Poggiardo si trovò sul groppone i rifiuti di 300mila abitanti (Le/2) e due estati piuttosto tragiche, quella del 2007 con i camion in fila per il sovraccarico dell’impianto dotato solo di 16 tunnel a fronte dei 29 necessari, che determinò l’accumulo di immondizia all’esterno e degli odori nauseabondi difficili da tollerare; e quella del 2008 con le esalazioni che col vento di tramontana andavano verso Poggiardo e di scirocco verso Giuggianello, ad un kilometro e mezzo di distanza, nonostante l’idea da un lato di frantumare il rifiuto secco e dall’altro di biostabilizzare il rifiuto umido. Ora però la situazione può di nuovo mutare considerato il contenuto di questa sentenza. “È giunto il momento che, come ha detto tempo fa il presidente Pellegrino, si crei un patto di solidarietà tra i Comuni per risolvere questa emergenza – commenta il sindaco Silvio Astore -. Penso che la discarica di Nardò, o qualche altro sito, a questo punto possa essere riaperta per ospitare il ‘tal quale’ in questa fase transitoria, in attesa della messa a regime del nuovo impianto di biostabilizzazione della Cogeam, pronto tra undici mesi. L’economia di Poggiardo, Vaste e dei paesi limitrofi ha sofferto abbastanza”.

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