Come un mantra

di Thomas Pistoia

Guarda, se devo dirla tutta, io sono convinto che tu sia un ragazzino. Uno con gli occhiali spessi, i brufoli, sui quindici anni, coi calli sulle mani per le troppe pippe. Un nerd, insomma. Però educato al crimine.

Probabilmente tuo padre è un boss della scu. Un genitore che, fino a qualche tempo fa, manifestava preoccupazione per questa tua adolescenza un po’ smarrita, per questa tua incapacità di seguire le orme della famiglia. Non sei stato buono manco a fare il bullo a scuola, nelle quattro volte che hai ripetuto la prima media! Però tuo padre ci ha provato.

Prima ti ha portato in aperta campagna, in una discarica abusiva a due passi dal mare o dagli ulivi secolari. Lì, dove branchi di ratti gozzovigliano tra rifiuti tossici, ti ha messo il Kalashnikov in mano e… Tu hai sparato, sì, ma hai colpito qualsiasi cosa tranne quegli schifosissimi animali!

Lui allora ha detto: “Ma come cazzo spari? Se hai il ferro in tasca e non lo sai usare, sei un morto che cammina! – ha aggiunto – Che puoi fare per la famigghia? Certo, potresti fare l’imprenditore… Magari lanci un nuovo marchio, tipo i cosi, quelli che mettono la firma sui vestiti… come si chiamano… gli stilisti. Però metti che un giorno esci dal supermercato e ti mitragliano. Tu che fai? E non hai neanche la possanza fisica dei tuoi fratelli, potessi almeno pensare che sarai bravo col coltello… Per sgozzare una persona, ci vuole la forza. Hai presente i macellai, quelli contadini, quelli dei piccoli centri che ammazzano un maiale al mese e con quello sfamano tutta la comunità? Ecco, loro lo sanno. Qualsiasi animale, anche la gallina, quando capisce che sta per morire, mica ci sta! Cerca di scappare o di reagire proporzionalmente alle sue possibilità! Ovvio, no?

Immagina una persona. Devi avere muscoli come quelli dei tuoi fratelli per tenere fermo uno mentre lo accoltelli! Lo aspetti sotto casa e lo affronti. Quello urla e tu, di coltellate, per essere sicuro che muoia, che la smetta (per dire) di rompere i coglioni fuori e dentro i consigli comunali, gliene devi tirare almeno (dico almeno!) una ventina. Cioé, devi dargliene talmente tante, che poi gli inquirenti si convincono che eravate in due e magari arrestano i suoi vicini di casa… Capito? Invece tu sei così piccolo, così mingherlino… Che farai per la famigghia? Sarai una spesa senza ricavo, ti dovrò pure pagare una guardia del corpo!”

Così ha detto, tuo padre. E tu ci sei rimasto male. Poi però hai avuto un’idea e ti sei messo al computer ore e ore, giorni e giorni. Mesi.
Finché, finalmente, una sera hai chiamato il boss al monitor e gli hai fatto vedere. Lui non capisce niente di computer, però quello che hai fatto gli è sembrato fico.
Ha esclamato “Figghiu miu!” con le lacrime agli occhi, ti ha abbracciato, poi ha ordinato ai suoi sgherri di ammazzare il vitello grasso, perché ora lo sa cos’è che il suo ragazzo farà per la famigghia…
L’acchér (lui lo pronuncia così).

Sì, hai mandato centinaia e centinaia di mail, tutte contenenti la stessa minaccia di morte, a quella giornalista che rompe la minchia con le sue inchieste (che pure il sindaco ne ha le palle piene).

Sì, ora tuo padre crede di avere in famiglia Steve Jobs. Invece hai solo fatto un po’ di mailbombing e non sei nient’altro che un lamer. Sai cos’è un lamer? Wikipedia dice “Un lamer è un aspirante cracker, con conoscenze informatiche limitate e basilari”. Tradotto: un coglione.
Ecco, io ti immagino così, un poveraccio di quindici anni che ha cercato di rendere suo padre orgoglioso di lui.

Non sei tu il problema.
La vera belva è tuo padre.
Però diglielo.

Anzi, fa’ un mailbombing anche a lui e scrivi cubitale:

LEI
NON
SI FERMERÀ

E assicurati che legga ad alta voce, così lo ripeterà molte volte.

Come un mantra.

 

// Per saperne di più

Minacce di morte a Marilù Mastrogiovanni, aumentate le misure di sicurezza

“Dovete stare zitti infami”, attaccata la mail della redazione del Tacco

bakecaincontrii.com e lo stalking è servito

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Leave a Comment