Michele Carducci: Tap deve rispettare la “democrazia ambientale”

Il progetto Tap deve rispondere ai dettami della “democrazia ambientale” e deve attenersi “in modo conforme” alla normativa richiamata dall’Accordo di Parigi sul clima. Il parere tecnico di Michele Carducci, ordinario di Diritto costituzionale comparato presso Unisalento, che fornisce consulenza legale gratuita ai movimenti No Tap

 

Di Michele Carducci*

 

In qualità di promotore legale delle iniziative europee e internazionali di movimenti, comitati, cittadini e imprese che si oppongono alla realizzazione del gasdotto TAP, si osserva quanto segue ai fini di una più ampia informazione conseguente al documento del Parlamento europeo, che ha recentemente espresso preoccupazione sulla compatibilità sociale e ambientale del suddetto gasdotto e del finanziamento erogato dalla BEI.

Michele Carducci

Al di là della congiunta dichiarazione di PD e Forza Italia a favore del progetto TAP, la votazione del Parlamento europeo costituisce comunque un atto ufficiale a legittimazione democratica diretta, espressivo di orientamenti e indirizzi di metodo, sulla cui base valutare l’operato della BEI. Lo si desume dalla lettura dell’intero documento, e non solo del paragrafo 62, cui le puntualizzazioni di PD e FI si riferiscono.

La precisazione appare importante, in quanto il documento richiama espressamente gli impegni sottoscritti dagli Stati e dalla stessa Unione Europea con l’Accordo di Parigi sul clima.

Tale Accordo non vincola solo gli Stati né ha per oggetto esclusivamente obiettivi tecnici di riduzione delle emissioni inquinanti. Esso si apre anche alle organizzazioni sovranazionali e afferma il riconoscimento dei diritti umani, individuali e collettivi, quale parametro di valutazione del corretto esercizio delle decisioni di attuazione degli impegni assunti.

Con riguardo all’Unione Europea e all’Italia, questo significa che qualsiasi decisione a impatto ambientale deve rispettare, in forza dell’art. 6 del Trattato dell’Unione Europea e dell’art. 117 comma 1 della Costituzione italiana, un ricco catalogo di diritti umani e fondamentali di vario contenuto (dalla Carta di Nizza-Strasburgo alla Convenzione europea dei diritti umani, dalla Convenzione di Aarhus agli Equator Principles alle linee guida di OSCE, OCSE, Consiglio d’Europa, Commissione di Venezia ecc.), su cui vigilano organi terzi e indipendenti.

Pertanto, le iniziative internazionali salentine sulla vicenda TAP si configurano come azione civica ambientale, nel quadro della Dichiarazione ONU sui “difensori dei diritti umani” (Risoluzione 53/144), anche perché l’Italia è sprovvista di un’autorità indipendente di difesa civica ambientale e non ha una legge generale sul lobbying delle multinazionali.

Le azioni salentine mirano a sollecitare la verifica del rispetto dell’accennato catalogo, riassumibile in due formule, emerse anche dal dibattito parlamentare europeo: la “democrazia ambientale”, intesa quale metodo di diretta partecipazione cittadina all’esercizio del diritto umano all’ambiente per le generazioni presenti e future, su cui una maggioranza parlamentare contingente non ha titolo a decidere in via esclusiva ed escludente; l’interpretazione della normativa ambientale “in modo conforme” ai più alti e rigorosi livelli di tutela dei diritti umani richiamati dall’Accordo di Parigi (secondo uno standard giurisprudenziale mondiale sul criterio “in dubio pro natura”, che in Italia fatica a emergere – si pensi alla questione della “Direttiva Seveso III” – ancorché sia condiviso dal Programma ONU “Harmony with Nature”). Del resto, tale approccio (c.d. “ecosistemico dal basso”) è stato fatto proprio anche dal “Warning to Humanity” dei 15.000 scienziati di tutto il mondo (ora oltre 20.000), lanciato nel novembre del 2017 per orientare i decisori politici nell’attuazione efficace dell’Accordi di Parigi.

Dopo Parigi, trascurare il nesso tra democrazia partecipativa e clima non significa semplicemente disattendere impegni internazionali, significa ormai condizionare ingiustamente il futuro delle nuove generazioni, che appartiene a tutti, non ai partiti né ai tecnici, né alle sole rappresentanze politiche. Da questa consapevolezza è mosso l’attivismo internazionale salentino.

*Michele Carducci

Ordinario di Diritto costituzionale comparato

Università del Salento

 

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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