Bari, la mafia affarista del “tutto e subito”

VERSO IL 21 MARZO // Mafia in Puglia: la seconda puntata del capitolo redatto dalla Commissione parlamentare antimafia. Fatti di sangue all’ordine del giorno, come l’assassinio accidentale di Anna Rosa Tarantino, e l’incapacità di elaborare piani a lungo termine: questo il ritratto dei clan criminali che operano nel territorio del capoluogo

 Diffusa la relazione stilata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. Pubblichiamo di seguito il secondo paragrafo del capitolo sulle mafie pugliesi. Dopo un excursus generale, che potete leggere qui, la Commissione passa all’osservazione capillare del territorio, partendo da Bari e zone limitrofe. 

 

La criminalità organizzata nella città di Bari risulta particolarmente radicata e caratterizzata dalla presenza di clan che si contendono il territorio al fine di imporre la propria egemonia nel campo delle attività illecite maggiormente lucrose quali il traffico di stupefacenti e le estorsioni.

Dunque una criminalità con struttura di tipo orizzontale, e non piramidale, in cui le varie organizzazioni hanno pari dignità sul territorio, tant’é che, talvolta, nei quartieri più popolosi, operano più organizzazioni contrapposte che danno luogo a momenti di contrapposizione che spesso sfociano in fatti di sangue.

Situazioni di fibrillazione appaiono essere all’ordine del giorno: recentemente, nel quartiere di San Girolamo, alla contrapposizione tra i clan Campanale e Lorusso sono seguiti due omicidi e negli anni precedenti tre persone innocenti, onesti lavoratori, sono state uccise a seguito dei conflitti tra organizzazioni criminali; nel quartiere Carrassi – San Pasquale il conflitto tra i clan Fiore e Caracciolese ha mietuto quattro vittime nei mesi di aprile e maggio 2014.

Ma è il quartiere San Paolo a far registrare le maggiori problematiche sotto il profilo della sicurezza pubblica a causa della contrapposizione fra il clan Montani-Telegrafo e una componente dei Misceo contro il clan Mercante.

Nell’intera provincia il quadro non è dei migliori: nei soli mesi di aprile, maggio e giugno 2017, sono stati commessi cinque omicidi tre dei quali sicuramente riconducibili, per modalità di esecuzione e per lo spessore criminale delle vittime, al crimine organizzato. Due di tali fatti di sangue si sono verificati nel capoluogo.

Attualmente nella città di Bari sono operanti nove clan (Parisi – in cui va ricompreso anche il cosiddetto gruppo Palermiti; Strisciuglio; Capriati – in cui va ricompreso anche il cosiddetto gruppo Lorusso); Di Cosola; Telegrafo; Mercante – Diomede, Montani; Anemolo; Misceo) che manifestano una particolare capacità di rigenerarsi anche all’indomani della loro decimazione a seguito dell’incisivo intervento repressivo delle forze di polizia e della magistratura, grazie all’intervento delle seconde linee, all’impiego di soggetti spesso incensurati, all’utilizzo di persone minorenni a cui vengono affidati i ruoli di detentori della sostanza stupefacente, di pusher, di “ragazzi fondina”, detentori, per conto terzi, delle armi “scomode” e di esecutori di reati predatori.

 La diversificazione degli interessi delle cosche, che vanno al di là delle tradizionali attività criminali, emerge, invece, dall’azione di contrasto ai patrimoni illeciti: buona parte dei beni sequestrati sono infatti costituiti da società di gestione di slot machine, società che rappresentano per i clan una forma di introiti e di riciclaggio, conti correnti bancari ed ancora bar, pizzerie, immobili vari, ristoranti e resort, un centro scommesse, imprese individuali e una cartolibreria, persino un centro ippico ubicato ad Aversa, terra dei casalesi.

La contiguità dell’area urbana con quella “metropolitana” sembra favorire l’interazione criminale tra il capoluogo e i comuni della provincia, come peraltro pienamente confermato dalle evidenze acquisite nell’ambito delle indagini portate a termine dalla magistratura inquirente:

– l’area murgiana, ed in particolare Altamura, si conferma un importante canale di collegamento con la Basilicata, territorio di espansione per il traffico di droga e per la commissione di reati predatori;

– il contesto criminale nel comprensorio di Monopoli, dopo la disarticolazione dei sodalizi avvenuta negli anni Novanta, appare condizionato dalle organizzazioni criminali operanti nei confinanti comuni di Conversano, Fasano e Mesagne, nonché del capoluogo;

– la città di Putignano, dove ha avuto origine la prima associazione mafiosa barese, denominata clan la Rosa appare sempre più condizionata dai circuiti della criminalità del capoluogo e, in particolare, dal clan Parisi;

– la provincia BAT (Barletta – Andria – Trani) è caratterizzata dalla presenza di organizzazioni malavitose aventi una spiccata autonomia operativa nonostante l’influenza esercitata dai sodalizi dei territori confinanti, in primis di Cerignola, con cui sono state avviate sinergie criminali per la gestione delle attività illecite;

– la situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica in Bitonto, caratterizzata dall’incidenza dei reati contro il patrimonio e soprattutto in materia di stupefacenti, si attesta su livelli che destano viva preoccupazione atteso che il tentativo di esercitare il monopolio delle attività delinquenziali, in particolare, della gestione delle varie piazze di spaccio da parte dei gruppi malavitosi bitontini genera la commissione di reati contro la persona particolarmente gravi, spesso commessi con l’uso delle armi, che determinano, come nell’ultimo efferato fatto di sangue del 30 dicembre 2017, un elevato allarme sociale.

Nell’occasione ignoti esplodevano vari colpi d’arma da fuoco contro un pregiudicato che causavano il decesso di una vedova, pensionata, colpita, verosimilmente, da una pallottola vagante.

– nella città di Andria la locale criminalità organizzata appare essere di assoluto spessore: i clan “Pesce-Pistillo” e “Pastore”, pur ridimensionati da numerosi arresti, mantengono il controllo del territorio.

Dunque: pluralità di sodalizi, mancanza di un vertice aggregante e assoluta incapacità di elaborare strategie a lungo termine, di mantenere stabili alleanze o anche perduranti assetti organizzativi interni appaiono essere le principali caratteristiche della mafia barese.

Ciò che appare connotare le organizzazioni mafiose del capoluogo di regione e della sua provincia è la vocazione commerciale e l’intraprendenza della popolazione che ha trasformato il territorio in una realtà economica e sociale particolarmente vivace, sicuramente tra le più avanzate del Sud Italia; dall’applicazione del metodo mafioso a tale duttilità affaristica ne è derivata una criminalità organizzata più incline a realizzare immediati vantaggi economici che ad elaborare complesse strategie di lungo termine, che utilizza i metodi violenti sia a difesa dei propri interessi che per espandere il proprio dominio affaristico e territoriale, ma anche per eliminare dal proprio interno coloro che rappresentano un ostacolo al perseguimento degli obiettivi del sodalizio foss’anche, solo per sete di affermazione personale, piuttosto che cercare accordi e/o alleanze.

2/continua

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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