“Sono Marta, ho 15 anni, e non rispetto la sacra corona unita”

La testimonianza di una studentessa di Casarano che, grazie ad una docente illuminata, Paola Panarese, ha analizzato i fatti di mafia accaduti nella sua città e ha potuto formare la propria opinione di cittadina libera e informata. Un bell’esempio di come la scuola possa diventare davvero il primo e più importante presidio di legalità del nostro Paese

Di Marta De Matteis

Il 12 dicembre 2017, sono state sequestrate due inchieste del giornale “il Tacco d’Italia” firmate da Marilù Mastrogiovanni, con l’accusa di essere state scritte “offendendo il decoro della società stessa”.

Credo sia doveroso da parte della sottoscritta esprimere un giudizio su quanto accaduto.

Credo che in una situazione simile, non faccia male ascoltare quello che un’adolescente, una giovane di Casarano, voglia dire  a riguardo.

Fin dalle elementari mi è stato detto che noi giovani  siamo “il futuro della società” o, meglio ancora, “il futuro del mondo”. Sono stata la prima a considerare questa espressione un perfetto modello utopistico del ruolo che un ragazzino può avere nella società. Ma dopo aver letto e interpretato il testo dell’art. 21 della nostra Costituzione, penso fermamente che sì, noi giovani siamo il futuro della società e del mondo. Dobbiamo solo saper utilizzare in modo opportuno la PAROLA, far sentire forte la nostra voce.

Penso che sia necessario avere un modello da seguire nella vita, un modello cui ispirarsi per poter raggiungere i propri obiettivi. Per noi giovani casaranesi il modello da seguire è Marilù Mastrogiovanni, donna coraggiosa, giornalista scupolosa, che fa inchieste senza arrendersi di fronte alle intimidazioni per amore della sua terra e dei suoi concittadini.

Ho avuto la fortuna di conoscerla di persona, di ascoltarla mentre parlava del suo lavoro e dell’amore per la sua terra che è anche e soprattutto la nostra terra. E posso affermare, senza alcun dubbio, che il messaggio più forte che mi ha fatto arrivare dritto al cuore, è stato quello di usare sempre la parola, con criterio, con consapevolezza, per esprimere il proprio pensiero, per raccontare, per condividere o per criticare.

Come espressamente sancito nell’articolo 21 della Costituzione, tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Ho, inoltre, avuto l’onore di ascoltare direttamente un altro uomo coraggioso, vittima di minacce, e di un “attentato mancato” della criminalità organizzata, don Antonio Coluccia (viceparroco della parrocchia San Filippo Apostolo di Roma). Durante il suo affascinante discorso, una frase in particolare ha colpito la mia attenzione: “IL SILENZIO è MAFIA”. Penso non ci sia espressione più significativa di questa. La mafia non è semplicemente criminalità organizzata. È qualcosa di più: è criminalità basata sul silenzio, sull’omertà.

“NON BISOGNA AVER PAURA A DIRE “SACRA CORONA UNITA”, perchè chi non pronuncia questa sigla, le porta rispetto.

Dunque io non rispetto la SACRA CORONA UNITA”.

Marilù Mastrogiovanni, vittima di intimidazioni, ha presentato alle Autorità diverse denunce. Nell’estate passata, in occasione delle elezioni amministrative, è stato pubblicato un Manifesto, contro l’opposizione comunale e contro Marilù.

Quel manifesto è stato visto da tutti, compresa la sottoscritta.

Quel manifesto ha suscitato in me una rabbia indescrivibile, rabbia contro il mio stesso paese che ignora il giusto e sembra difendere la criminalità, che non porta rispetto verso chi ha un punto di vista diverso.

Tuttavia, non posso negare che è stato proprio quel manifesto a darmi la voglia, il coraggio e la forza, pur avendo solo 15 anni, di  difendere l’onestà e di abbattere l’omertà, che è il nemico più grande che un paese onesto possa avere.

Pochi giorni dopo l’assassinio del boss Potenza, e dopo la pubblicazione dell’inchiesta firmata da Marilù Mastrogiovanni, l’amministrazione comunale del Sindaco Stefano, ha pubblicato l’ennesimo manifesto, in cui viene negata del tutto la presenza della criminalità organizzata all’interno della città di Casarano.

Questa negazione affrettata mi porta a pensare che si sia voluto gettare acqua sul fuoco.

“Negare il male, equivale ad esserne complici” diceva M.L.King, e non posso far altro che pensare, arrivati a questo punto, che la mia città è sporcata dalla macchia nera che è la mafia.

E ciò che ancor di più mi angoscia è sapere che del Consiglio comunale del mio paese faceva parte un uomo che ha avuto la disgustosa sfrontatezza di minacciare e offendere una donna che ha scritto solo la verità.

Da cittadina attiva della città di Casarano, continuo a mantenere ferma l’idea che se si vuole, si può cambiare un paese, si può “combattere” contro ciò con cui non si è d’accordo, con l’arma delle parole.

Ci tengo allora a concludere il mio pensiero con un ringraziamento a Marilù e a tutti gli altri giornalisti “combattenti”, soldati che difendono la libertà di pensiero, di stampa e di parola, perché il dissenso è l’essenza della democrazia. Grazie Marilù.

Non posso poi non ringraziare la mia professoressa di Diritto ed Economia, Paola Panarese, che ogni giorno cerca di inculcare in noi allievi, con l’esempio e con le parole, il senso della cittadinanza consapevole, il valore dell’antimafia sociale. Lo fa con determinazione, passione e infinito coivolgimento. Grazie Prof.

Spero di poter anch’io un giorno, come i miei maestri di scuola e di vita, denunciare, “controbattere”, informare con correttezza e continuare magari a scrivere per far conoscere alla gente,  la vera realtà che si nasconde dietro la tranquillità apparente della vita di tutti i giorni.

Spero che questa mia considerazione possa essere stata capita appieno, senza alcun fraintendimento.

Col cuore e con la mente.

 

 

 

 

 

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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