“Resto al Sud”, e l’Università di Bari diventa “sportello” per start up under 35

“Resto al Sud”, e l’Università di Bari diventa “sportello” per start up under 35

E’ la prima Università in Italia ad accreditarsi per fornire assistenza e consulenza per la presentazione delle pratiche. A breve un Fondo per la crescita dimensionale delle aziende del Mezzogiorno

Di Marilù Mastrogiovanni

A disposizione 1.250 milioni per far restare o far ritornare al Sud chi è andato via. Tornare dalla porta principale, creando un’impresa.

Il bando si chiama “Resto a Sud” ed è rivolto agli under 35 che non abbiamo un lavoro stabile.

Le condizioni sono allettanti: contributo a fondo perduto fino al 35% del programma di spesa; finanziamento bancario del 65% da restituire in otto anni con un contributo in conto interessi che copre integralmente gli interessi del finanziamento.

“Resto al Sud”, e l’Università di Bari diventa “sportello” per start up under 35 E sono in tanti ad averci creduto subito: in poco più di un mese sono già state presentate 1168 domande e ve ne sono 5885 in compilazione per un’occupazione prevista di quasi 5000 persone. Significa che in un anno ci saranno 60mila nuovi giovani imprenditori. Al sud.

La novità nella novità è che l’Università di Bari è la prima in Italia ad aver avuto l’accreditamento  ministeriale per poter fornire consulenza e assistenza nella compilazione delle pratiche.

E questo accadrà nel Balab, già spazio di contaminazione d’idee, imprese, progetti, sogni.

I futuri imprenditori dunque troveranno lì un ambiente stimolante e soprattutto competenza per costruire su gambe solide i loro sogni.

“Le idee imprenditoriali – ha detto il rettore Antonio Felice Uricchio – potranno spaziare dalla produzione di beni nei settori industria, artigianato, turismo, trasformazione di prodotti agricoli, pesca e acqualcoltura e fornitura di servizi alle imprese. Sono orgoglioso che il Balab, con il professore De Gennaro possa con competenza accogliere i nostri futuri imprenditori ed assisterli nei loro progetti”.

A margine della conferenza stampa di presentazione di “Resto a sud”, ho chiesto a Giuseppe Coco, consulente economico del ministro per la coesione territoriale, Claudio De Vincenti, e a Gianluigi De Gennaro, delegato del rettore per lo Sviluppo della Creatività, di “contaminarsi” un po’ e di chiedersi che cosa serve ancora agli imprenditori del Sud. Perché va bene i giovani, ma le aziende già avviate, al Sud, di che cosa hanno bisogno?

E così è partita questa conversazione a tre. E abbiamo scoperto che sta per partire un Fondo per la crescita dimensionale delle imprese del Mezzogiorno, a breve operativo. La convenzione tra il Dipartimento per la Coesione territoriale e Invitalia sarà sottoscritta mercoledì. C’è da ben sperare.

Gianluigi de Gennaro: “Agli imprenditori o potenziali imprenditori serve più informazione, prima di tutto. Invitalia ha un pacchetto di opportunità che ai più è sconosciuto e lo è anche ai consulenti, che nella maggior parte dei casi tendono a proporre agli imprenditori o ai futuri imprenditori solo i finanziamenti che loro conoscono o su cui loro hanno sicurezza di ottenere il contributo. Questo rappresenta un grandissimo danno”.

Che cosa bisogna fare dunque per rendere più efficace la divulgazione di tali misure? Formare i consulenti perché diventino dei veri e propri agevolatori dello sviluppo?

Giuseppe Covo: “Non credo serva questo. Bisogna diffondere l’informazione direttamente agli imprenditori e ai potenziali imprenditori, anche attraverso canali istituzionali. All’interno del programma “Resto al Sud” abbiamo perciò pensato ad un programma di informazione fatto da soggetti pubblici – è il caso di Balab, all’interno dell’Università di Bari – ma potrebbero farlo i Comuni, magari in aree in cui è più difficile per un giovane raggiungere l’Università”. “Resto al Sud”, e l’Università di Bari diventa “sportello” per start up under 35

Gianluigi de Gennaro: “Anche per questo stiamo portando il Balab nei Comuni (stanno nascendo nuovi Balab dell’Università di Bari a Taranto, Barletta, Brindisi e Martina Franca, per iniziare, ndr). E poi abbiamo un altro strumento all’interno di Uniba: si chiama One stop shop, dove proviamo a orientare le imprese nel rapporto con le istituzioni. Questo perché siamo un’Università pachidermica, con tanti rivoli, tanti uffici e le imprese si perdono. Abbiamo profilato quasi cento imprese, che evidenziano alcune necessità a cui noi possiamo cominciare a dare una risposta. Per esempio: una delle esigenze più sentite è intercettare finanziamenti pubblici, perché se il pubblico crede in un’azienda, finanziandola, un’altra azienda privata più facilmente può essere disponibile a finanziare un progetto proposto da un altro privato. Quindi è necessario, sia finanziare le imprese ma contemporaneamente aiutarle a cercare partner finanziatori”.

Giuseppe Covo: “Con Italia Venture funzionerà proprio così, ma è una misura rivolta a tutto il territorio nazionale, quindi siccome parliamo di finanza strutturata è molto più facile trovare al nord, piuttosto che al Sud, imprese che vogliano fare quello che Italia Venture chiede. Quindi gran parte delle iniziative finanziate da Italia venture sono al Nord. Per questo abbiamo pensato quest’anno di creare un fondo ad hoc per il Mezzogiorno, sempre in capo ad Invitalia, quindi con un fondo di finanziamento di partenza pubblico cui si affiancherà anche capitale privato, prima ancora che il fondo venga attivato”.

Come si chiama questo fondo? È già operativo?

Giuseppe Covo: “Si chiama Fondo per la crescita dimensionale delle imprese del Mezzogiorno. È già nato ma non è ancora attivo”.

A quanto ammonta la dotazione finanziaria?

Giuseppe Covo: “Sono 150 milioni pubblici, ai quali si aggiungeranno quelli di investitori istituzionali (trattati come pubblici), cioè Cassa depositi e prestiti, la Banca europea per gli investimenti e per ogni euro pubblico anche in questo caso andrà cercato il corrispondente euro privato. Il fondo cercherà il finanziamento privato prima di partire. Abbiamo creato qualcosa che non esisteva, perché le aziende potranno essere affiancate nelle loro crescita dimensionale. Se voi guardate ai distretti: qui potete vedere che c’è di solito un’azienda di grandi dimensioni che traina le altre e attorno a cui ruota la dinamicità del distretto. E’ anche un problema italiano quello della micro e piccola dimensione aziendale, soprattutto famigliare, che al Mezzogiorno assume caratteristiche peculiari. Sappiamo che nelle economie moderne quello che conta per essere competitivi, oltre ad una elevata produttività sono delle funzioni evolute: devi saperti cercare mercati esteri, capire come competere nelle catene del valore, devi investire in ricerca. Queste son tutte cose che non può fare un imprenditore con cinque dipendenti. Quando invece c’è una grande impresa, anche tante altre piccole imprese collaterali sopravvivono perché quell’impresa ha internalizzato i benefici di queste funzioni evolute, per questo il fondo è importante”.

Quando partirà il fondo?

Giuseppe Covo: “Il fondo è stato istituito con una dotazione nella legge finanziaria e depositati su un conto di Tesoreria. Invitalia ha già istituito il fondo e l’ha affidato alla sua SGR interna, la stessa che gestisce Italia Venture. Quindi dal punto di vista operativo le cose si stanno costruendo velocemente. Adesso il Dipartimento delle Politiche di coesione sta discutendo con Invitalia la convenzione di affidamento”

Quando sarà firmata?

Giuseppe Covo: “Dovrebbe essere firmata mercoledì prossimo. Abbiamo fatto dei miracoli. Anche aprire lo sportello di Resto al sud il 15 gennaio è stato un piccolo miracolo”.

Quante aziende dovrebbero nascere con Resto al Sud?

Giuseppe Covo: “Come proiezione dovrebbero essere 100mila beneficiari per un totale di un miliardo 250milioni”

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Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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