Elezioni, politica, aggressioni: il ritorno degli anni di Piombo?

di Viviana Guarini*

Dalla comunicazione alla violenza: una lettura sui gravi pestaggi accaduti a Perugia e Palermo.

 

12 Dicembre 1969, Milano: la data che determinò l’inizio dei così detti anni di piombo, con la strage di Piazza Fontana. La data in cui l’Italia perde l’innocenza. Iniziò una stagione tormentata in cui i gruppi eversivi politicizzati individuarono nello scontro e nella violenza fisica la risoluzione dei conflitti e l’attuazione di una dialettica politica estremizzata, attuata nella lotta armata.

 

20 Febbraio 2018, Palermo: Massimo Ursini, responsabile provinciale di Forza Nuova, viene accerchiato di sera da un gruppo di persone, incappucciate e a volto coperto, alla presenza di una ragazza del branco che riprende la scena dell’accaduto, commentando “Non è niente, è un gioco, vero?” Massimo Ursini viene legato mani e piedi, con nastro adesivo da imballaggio e pestato a sangue.

La vittima del pestaggio, su Facebook, decide di dare un messaggio forte “Gli alto parlanti dell’informazione parlano della mia fedina penale per legittimare la ferocia del gesto infame. Precedenti di dieci anni fa in cui la protezione di un militante contro l’attacco di un gruppo di extracomunitari mi vale una pesante pena detentiva[…] Non è con l’uso sproporzionato della forza contro i nostri uomini e donne che l’Idra a molte teste del Potere riuscirà a soffocare l’avanzata del patriottismo per cui siamo disposti a spendere fino all’ultima goccia di sudore, fino all’ultima goccia di sangue”

Massimo Ursini richiama i suoi precedenti penali corsi in rete in queste ore, circa condanne per furto e lesioni a extracomunitari “Chi semina vento raccoglie tempesta, non ho alcuna solidarietà verso la persona”, sono alcuni dei commenti a questa vicenda. “Una medaglia ai ragazzi” “I fascisti stanno bene solo appesi”, sono questi molti altri dei commenti all’episodio di violenza, i commenti che arrivano dalla controparte.

Poche ore dopo, i militanti sul profilo Facebook di Forza Nuova, si dilettano in altri commenti di vario tipo: “Solidarietà al Camerata Massimo Ursino“, “Sono animali e come le iene attaccano alle spalle ci hanno dichiarato guerra e guerra sia”.

Guerra, è guerra, è iniziata.

 

21 Febbraio 2018. Perugia: 2 attivisti di Potere al Popolo vengono aggrediti mentre sono intenti ad attaccare i manifesti elettorali. Circondati da un gruppo di persone incappucciate, subiscono pestaggio e aggressione da arma da taglio. Quattro colpi ad uno, di cui due in zone vitali, e un trauma cranico per l’altro.
La portavoce di Potere al Popolo, Viola Carofalo, dopo aver espresso immediatamente solidarietà ai due attivisti dichiara “Fascisti e Forza nuova sono i mandanti morali”.
Nel frattempo immediata la reazione, con l’organizzazione da parte dei militanti di un presidio di solidarietà contro la violenza fascista organizzato per il 21 Febbraio proprio in piazza a Perugia.
Mentre i militanti di Forza Nuova, nella notte del 20 Febbraio, in risposta all’aggressione del loro dirigente, decidono di fare irruzione negli studi televisivi di La7, dove si registrava la trasmissione “Dimartedì”
Dal mondo politico ferma è stata la condanna di alcuni.
La Presidente della Camera Laura Boldrini scrive su Twitter: ” Condanno la brutale aggressione di Palermo ai danni di un esponente di Forza Nuova. I violenti non usino l’antifascismo per giustificare le loro azioni. L’antifascismo è una cultura di pace”.
Parimenti arriva la condanna da destra per la violenza contro di due militanti di Potere al Popolo. I senatori della Lega Candiani e Toni Aiello dichiarano:” L’estremismo non fa parte di alcun dibattito politico e deve essere condannato senza distinzione”. Nessuna dichiarazione di solidarietà vicendevola, invece, dalle due fazioni vittime dei pestaggi.

“In 24 h dirigente di Forza Nuova legato e pestato a Palermo, militante di Potere al Popolo accoltellato a Perugia, svastiche su lapide di Aldo Moro in via Fani. La violenza verbale della politica sdogana violenza vera, era già accaduto e sta di nuovo accadendo, minimizzare è da matti”, ad affermarlo con veemenza su Twitter è Oscar Giannino, giornalista e politico, riportando sul tavolo il focus del problema: la violenza verbale che si trasforma in violenza fisica.

Il ritorno degli anni di Piombo, sussurra qualcuno, sui social network e in qualche articolo di giornale. Un’esagerazione, commenta qualcun altro.

L’evidenza è sicuramente un susseguirsi di eventi concatenati, che se da un lato trovano ferma condanna , dall’altro trovano spazio e giustificazione nelle parole di molti, soprattutto nella società civile. La dialettica politica che viene estremizzata, ancora una volta, come già accaduto nella storia, e che si trasforma in pestaggi. La dialettica politica becera, che trova sfogo nella lotta armata.

L’escalation di una spirale che desta e deve destare preoccupazione, e soprattutto portare ad una presa di coscienza e di responsabilità dei vari esponenti politici. Non può più essere sottovalutata la forza della comunicazione che pervade i mass media, ma con ancor più veemenza, i social newtork. La classe politica e tutti i rappresentanti politici sono chiamati ad una presa di posizione che non sia solo condanna ma anche mutamento del linguaggio utilizzato, quotidianamente, per la conquista del consenso.

La versione dualistica che ha portato oggi la comunicazione di molti esponenti politici a condannare l’altro, colui che non appartiene al “Noi”, politicamente, religiosamente o etnicamente, con termini ai confini tra l’odio e l’epurazione, è un fattore determinante e pericoloso in un momento storico nel quale si è persa l’identità comunitaria. In cui si è persa la direzione. In cui si è persa il senso dello stato di diritto.

 

* Psicologa

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Info sull'autore

Viviana Guarini

Psicologa, specializzata in comunicazione e pianificazione strategica. Lavora come Community manager, Social Media Strategist e Content Writer

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