Ricordi quei gelati e mustazzoli?

Andrano. Due Luigi (non) per caso: venditori di prelibatezze salentine su tricicli sospinti a pedali, nei ricordo di una società che non c'è più

di Rocco Boccadamo Frequentava sì o no le elementari il mitico e compianto Lucio Battisti, nato nel 1943, ed era assolutamente inimmaginabile il suo successo, forse il più famoso, dal titolo “I giardini di marzo”, del 1972, che, come tutti ricordiamo, faceva: “Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati”. Quando, invece, a vendere i suoi gelati, era un andranese – per dire di Andrano, Sud Salento – dall'appellativo spagnoleggiante di Estrafallaces ma da tutti conosciuto con il nome di battesimo di Luigi, anzi Cici. Coni o coppette, sostanzialmente identici ai contenitori usati oggi, riempiti non di palline, che sarebbero diventate di moda in tempi successivi, ma, mediante un'apposita palettina metallica, con spalmate a premere di prodotto artigianale o, meglio, ricavato interamente a mano. Si badi, non molti i gusti, al contrario limitati ai classici, ossia cioccolato, crema, vaniglia, fiordilatte e nocciola. Il prezzo di ciascun gelato era, rispettivamente, di cinque o dieci lire, per formato piccolo o formato grande. gelatiPer lo svolgimento della sua attività, Cici non disponeva d’un locale tipo bar o gelateria; si serviva, bensì, d’un veicolo a forma di strano triciclo, con ruote a raggi e copertoni in gomma, mosso, dunque, rigorosamente a pedali. Colpiva, soprattutto, la struttura anteriore – fatta di legno e/o compensato, con supporti di lamiera metallica e alloggiante alcuni pozzetti immersi nel ghiaccio e con cappuccio d’acciaio bianco, dove era conservato il gelato – che richiamava pari pari la forma di un ferro da stiro e, per noi che siamo nati a abitiamo vicino al mare, anche di una lancetta (barchetta) in legno dalla prua a punta e con la poppa tagliata. Col mezzo in discorso, Cici esercitava la vendita ambulante, dalla primavera all’autunno inoltrato, girando per le vie o sostando in piazza, non esclusivamente in Andrano, ma anche attraverso numerose località vicine, specialmente di domenica e nella ricorrenza delle feste patronali. In genere, anche se all'epoca, peraltro un po' come succede adesso, i denari in tasca erano contati, non mancavano i clienti davanti al carretto di Cici, in fondo quel capriccio dolce comportante un esborso di cinque o, al massimo, dieci lire, ogni tanto era possibile cacciarselo, sicché il bravo gelataio paesano riusciva a sbarcare il lunario. All'inizio, egli era di stato civile scapolo, poi mise su famiglia, continuando sempre il medesimo mestiere, praticamente sino alla vecchiaia. Invero, non è dato di sapere se, attualmente, là dove si trova in definitiva pensione, il buon Cici fabbrichi e venda ancora gelati. Ad ogni modo, nel suo paesello, a ricordare la sua figura, certamente non passata inosservata, esiste ad oggi, presente nell'antica abitazione, la moglie Chicchina, lucida e attiva nonostante le ottanta e passa primavere. Guarda il caso, pure andranese è il secondo degli omonimi citati nel titolo, Luigi Urso, soprannominato “africano” forse per via del colorito bruno, anche lui, in vita immancabile coppola in testa durante tutte le stagioni, artigiano e venditore ambulante. Dedito alla fabbricazione, fra le pareti di casa, di una specialità dolciaria tipica del Salento, cioè i mustazzoli (sull’enciclopedia mostaccioli), dal classico colore tendente al cioccolato e con gusto piacevole di mandorle, miele e spezie varie. Un’indubbia leccornia, che va a ruba anche adesso, per opera sia degli indigeni della zona, sia dei turisti e ospiti delle vacanze, che arrivano dal Nord Italia e dall'estero. Inizialmente, Luigi “africano”, ai fini della vendita della sua specialità, adoperava, al pari di Cici, un triciclo sospinto a pedali, poi un moto furgone Ape. Egli era solito caricare sul mezzo una montagnola, a forma conica, di prodotto, dalla quale attingeva, a partire dalla vetta, operando con abilità per non creare frane o smottamenti, soddisfacendo così, di volta in volta, le ordinazioni dei clienti, cui consegnava incartate o cartocci con i profumati e gustosi mustazzoli. Anche Luigi si dedicò ininterrottamente alla sua attività, in pratica finché campò e, quindi, arrivò ad essere conosciuto e riconosciuto nell’intero circondario. Ho voluto dedicare queste righe a due umili figure di commercianti vecchia maniera, non presentanti alcuna caratteristica speciale e però contraddistinte, entrambe, da doti più che speciali, quali la semplicità, la correttezza, la cordialità, la serietà e l'onesta, che, il giorno d’ oggi, purtroppo, non sempre è dato di riscontrare in giro.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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