Nasi rossi al Vito Fazzi

Il prete clown che ha commosso il papa

//LA STORIA DELLA DOMENICA. Duecento volontari e il loro prete hanno commosso il papa

di Simona Palese Lecce. Ho incontrato don Gianni il 15 settembre. L’ho incontrato e mentre percorrevo la strada verso il Vito Fazzi pensavo a un altro prete del sud, un prete che mi sta molto a cuore nonostante io non possa definirmi cattolica. Pensavo a don Pino Puglisi che proprio il 15 settembre di ventuno anni fa fu ucciso dalla mafia a Palermo. “I preti diversi”. Vengono a volte definiti così i sacerdoti che interpretano la propria missione ecclesiastica come impegno sociale, come cura dell’escluso, come cambiamento della cultura e della mentalità del territorio. Sono quei sacerdoti che in qualche modo decidono di stare fuori dal perimetro che la Chiesa sembra continuamente definire e ridefinire. Ecco, in questo senso don Gianni Mattia, quarantaquattro anni appena compiuti, è sicuramente un cappellano diverso dagli altri. Mi viene incontro con il suo passo sbarazzino, l’i-pad in mano e la voce felice, e mi dice “dammi pure del tu, e scusa un attimo ma sto caricando su facebook le foto del bambino a cui abbiamo fatto appena incontrare la sua cagnolina. È la prima volta che un cane entra in questo ospedale sai?”. Chiacchieriamo nel suo “studio” al Vito Fazzi, che in realtà è una stanza arredata come se fosse la più bella delle scuole, un angolo di circo, una festa. Don Gianni ha ideato e fondato, più di dieci anni fa, un’associazione che si chiama “Cuore e Mani aperte verso chi soffre”. “Cuore perché ci vuole l’amore, per aiutare il prossimo. Mani aperte perché bisogna anche essere operosi, fare, mettersi al servizio”. Mi spiega così il senso di quella che ormai non è solo un’associazione, ma una vera e propria famiglia per i tantissimi volontari che ne fanno parte. Tutto è iniziato nel ’98, quando don Gianni è arrivato qui e ha istituito un fondo di solidarietà inizialmente rivolto ai dipendenti meno fortunati dell’ospedale. Da lì si è passati al sostegno agli ammalati e alle loro famiglie, con la costituzione dell’associazione. “Ma il momento cruciale di tutto questo percorso è stato quello in cui ho incontrato Betty, una ragazza di ventitré anni che era in rianimazione a seguito di un intervento neurochirurgico. Non poteva muovere né le braccia, né le gambe, né il busto”, mi racconta don Gianni. “Un giorno mi disse che non le restava altro da fare che ridere o piangere, perché effettivamente queste erano le uniche cose che ancora riusciva a fare in autonomia. Ovviamente in quell’istante capii che il mio compito era farla ridere. E iniziai ad andare in reparto con accessori divertenti, abbigliamento colorato, barzellette sempre nuove da raccontarle.” Fu alla fine di una di quelle giornate che un amico lo portò al cinema a vedere Patch Adams, il film sulla clownterapia che ha reso celebre Robin Williams. “Sembrava un segno”. Da quel momento, nonostante qualche reticenza sia da parte dei medici sia della curia, in reparto arrivarono i nasi rossi, i grembiuli colorati, i palloncini. Don Gianni aveva ventotto anni e iniziò a girare l’Italia per imparare la terapia del sorriso. Poi ha iniziato a tenerli lui i corsi per i volontari, qui a Lecce. Facendo un rapido calcolo i giovani che hanno frequentato i suoi corsi sono circa cinquecento. Ragazze e ragazzi che arrivano da tutto il Salento. Spesso sono persone che vengono da un dolore, da un’esperienza dura. “Credo che succeda perché solo chi ha passato davvero la sofferenza può comprendere e accogliere la sofferenza degli altri, e avere il sogno di trasformarla in un sorriso”. Attualmente i clown operativi sono duecento, e prestano servizio negli ospedali di Lecce, Galatina, Gallipoli, Casarano e Tricase. Ma non solo. Si sono anche organizzati per la sorriso-terapia a domicilio, e per tante altre cose. Tra cui la Bimbulanza (l’autoambulanza attrezzata nello specifico per i viaggi dei piccoli malati, che in due anni ha percorso più di 80mila km), la casa di accoglienza per i parenti degli ammalati che vengono da lontano, la prossima pubblicazione di un libro che racconta le esperienze dei clown nei diversi ospedali, e poi una casa di accoglienza in Tanzania in collaborazione con l’Associazione “Arcobaleno in Tanzania”, il progetto “Favole della buonanotte” grazie al quale due giovani musicisti hanno recitato le favole in musica ai bambini del reparto pediatrico. E talmente tanti altri progetti che alla fine mi viene naturale chiedere a don Gianni: ma di quante ore è fatta la tua giornata? “È fatta di poche ore rispetto al grandissimo bisogno di ascolto che c’è tra le persone. Ecco, se dovessi identificare il bisogno principale che incontriamo nelle nostre attività sarebbe quello di parlare, di essere ascoltati. Ed è questa la prima cosa che chiedo a tutti i nostri volontari. Tutto il resto, se si vuole aiutare qualcuno, si può imparare. Ma la capacità di ascoltare è il valore più grande”. E se a dirtelo è un prete col naso rosso, non può che essere vero. Per sostenere l’Associazione Cuore e Mani aperte verso chi soffre Onlus a questo link tutte le info: http://www.cuoreemaniaperte.org/sostienici

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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