Genuario Belmonte: ‘Ecco il Maus delle meraviglie’

//SPECIALE LIVING LABS//

L’INTERVISTA. Il direttore del Museo dell’Ambiente dell’Università del Salento, ci guida tra i ‘suoi’ 5000 fossili e i dinosauri in 3D

Abbiamo chiesto al prof. Genuario Belmonte, direttore del MAUS dell’Università del Salento e ordinario di zoologia di aiutarci ad immaginare che cosa può significare per un turista, uno studente universitario, un bambino trovarsi di fronte ad un dinosauro 3D e soprattutto a che cosa serva, ai fini della ricerca e della divulgazione scientifica, utilizzare la realtà aumentata in un museo. Professor Belmonte, quale valore aggiunto porteranno i risultati del progetto Easy perception lab al museo che dirige? Nei Musei, in particolare i Musei Scientifici, negli ultimi anni l’attenzione si è spostata dalle collezioni al pubblico. I reperti restano ovviamente la base imprescindibile su cui si basano tutte le attività museali (il Museo non avrebbe neanche questo nome se non le possedesse), ma è radicalmente cambiata l’angolazione con cui ad esse si guarda: sono al servizio del pubblico e devono essere fruibili, comprensibili, godibili al massimo delle possibilità che intrinsecamente già possiedono. Questo spostamento di attenzione ha portato i museologi ad interrogarsi sulle metodologie espositive ed educative da adottare per migliorare l’impatto del Museo sul territorio. I prodotti realizzati nell'ambito del progetto EP_LAB sono vettori tecnologicamente innovativi su cui il Museo può contare per attrarre l’attenzione del visitatore, coinvolgerlo piacevolmente in un’attività che ha molto dell’aspetto ludico, ma veicola contenuti scientifici pur nella leggerezza che la contraddistingue. In che modo e da chi potranno essere fruite le elaborazioni in “realtà aumentata”? Tutti i visitatori del MAUS potranno fruire dei prodotti realizzati in ambito EP_LAB dalle aziende partner AGILEX e CETMA in almeno due corner/postazioni che saranno appositamente allestiti in permanenza, quindi anche successivamente alla manifestazione che li presenterà al pubblico. L’allestimento sarà impostato secondo procedure d’approccio agili ed immediate. Per uno studente universitario o un bambino della scuola primaria quale plus didattico può rappresentare la nuova installazione del Maus? I bambini necessitano un coinvolgimento maggiore nelle attività museali, la loro esperienza nel Museo deve necessariamente ancorarsi all’esperienza quotidiana di gioco. La realtà virtuale 3D e la realtà aumentata ben si prestano a questo, soprattutto quando i soggetti della postazione multimediale sono i loro compagni di gioco più comuni: i dinosauri. L’impostazione ludica in realtà piace a tutti, anche agli adulti, ma gli studenti universitari troveranno nelle postazioni e nei filmati 3D del Maus anche un ausilio scientifico-disciplinare che potrebbe facilitare approfondimenti nelle materie di studio. Se, poi, da un lato il gioco facilita l'apprendimento dei messaggi che il museo vuole trasmettere, l'insegnamento facilita e radica gli stessi concetti in chi lo esercita. Il ruolo degli studenti universitari, da questo punto di vista, potrebbe essere quello di allestitori, promotori e guida nei nuovi percorsi didattici per i più piccoli o per il pubblico meno informato, come già sta accadendo. Quali sviluppi futuri si possono prevedere per il Maus e l'utilizzo della Realtà aumentata? Il primo feedback positivo che ci si aspetta è quello di attrarre l’attenzione del visitatore per introdurlo poi alla conoscenza della storia della Vita sulla terra e della sua evoluzione, compito affidato alle collezioni esposte e ai pannelli esplicativi a corredo. Questi primi esperimenti di realtà aumentata saranno poi sicuramente migliorati e perfezionati, anche perché le tecniche evolvono rapidamente, e saranno replicati ad altri aspetti del MAUS a vantaggio proprio e di altri Musei (per primi quelli universitari che fanno parte dello stesso sistema). Quali tesori nasconde il Maus e quali tra questi dovrebbero essere maggiorente valorizzati presso l'utente finale (non ultimi i turisti)? Le diverse collezioni del MAUS accolgono poco meno di 5000 reperti. Alcuni di importanza storica, come il telegrafo con cui fu annunciato l'arrivo del re Ferdinando II a Lecce nel 1858, o i modelli di fiori in cartapesta di Ariosto Ammassari dell'inizio del '900. Ma sicuramente la collezione di fossili messa assieme dai Naturalisti Salentini dal 1979 al 2005 costituisce il pezzo forte del Museo, sia per la sua originalità (non esistono da nessuna parte collezioni del Miocene o del Cretaceo salentini paragonabili a queste), che per l'unicità di alcuni reperti. Lo Zigofiseto di Varola, per esempio, è un esemplare di cetaceo predatore unico al mondo, lungo poco meno di 8 metri, estratto da 56 blocchi di pietra leccese a formare uno degli scheletri più completi che oggi si conoscano di animali fossili. L'immagine di una pietra leccese carica di biodiversità (numerosissime specie diverse, soprattutto di grandi animali), poi, credo che sia del tutto originale e inatteso, anche per gli stessi salentini. *Full Professor of Zoology Director of MAUS (Museum of the Environment, University of Salento) Coordinator of project ECTP Greece-Italy APREH Editor in Chief of Thalassia Salentina University of Salento campus Ecotekne, DiSTeBA-MAUS

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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