Vezzi e vizi

Storie di donne quasi forti e di uomini facili facili

Almeno dalla fine del ‘700 l’opera assume, fra i suoi temi ricorrenti, quello del matrimonio per amore e non per convenienza. Man mano che il sacramento diventava anche un fatto banalmente sentimentale e non solo di diplomazia domestica, emergeva una figura di donna forte, indipendente, capace di scegliersi il marito mandando all’aria le convenzioni. Nell’ “Italiana in Algeri” di Rossini, Isabella ne fa una questione che oggi chiameremmo “scontro di civiltà”. Sul filone parodico delle “turcherìe”, l’italiana del titolo si oppone a un contesto di “costumi barbari”: l’harem di Mustafà, bey di Algeri. Ma una pagina di Donizetti, ispirata a quello stesso librettista di Rossini, ci ricorda che alle donne toccava sapersi difendere anche nei salotti della vecchia Europa. Il paradosso è che, per venirne fuori, devono comunque metter mano agli strumenti del mestiere di sempre: il mestiere della dolcezza. Conosco bene gli effetti di uno sguardo languido, dice Isabella Già la Cleopatra di Antonio Sartorio, nel 1676 (qui interpretata come usa ultimamente, un barocco con l’occhio alla musica popolare), aveva detto che, quando voglio, mi basta un vezzo per fulminare chi mi guarda. E i maschi, più spesso paragonati scioccamente agli stalloni, si riassumono negli automatismi dei cagnolini di Pavlov.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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