Erosione coste. I casi ‘made in Puglia’ che si potevano evitare

//SPECIALE EROSIONE COSTE// 2// Lecce. FOTO DEI LIDI MANGIA-SPIAGGIA. Roberto Tomasicchio, dell’Università del Salento, elenca le cause. ‘La responsabilità? Delle persone’

LECCE – “Nettuno never sleeps”. Ovvero: Nettuno, il mare, non dorme mai. Roberto Tomasicchio, docente dell’Università del Salento – Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione, ha chiuso con questa frase il suo intervento in occasione del meeting “Dialogo sull'erosione costiera: ricerca, impatti e strategie” organizzato due giorni fa a Lecce dal CMCC (Centro euro mediterraneo sui cambiamenti climatici). L’erosione, ha spiegato, effetto del movimento continuo del mare, non è una novità per la Puglia. Solo che mai è stata affrontata con la giusta consapevolezza, programmando tempi ed interventi e coinvolgendo tutte le istituzioni, anche gli enti di ricerca e le forze dell’ordine, nel dibattito. Si è invece fatto tutt’altro: chi avrebbe dovuto programmare e controllare ha fatto finta di non vedere, ha autorizzato interventi spot, una tantum non inseriti in calendari strutturati, che in molti casi non hanno portato alcun risultato positivo. E poi c’è stato chi ci ha marciato su, i gestori delle strutture balneari, a cui la condizione di scarso controllo e zero regole è andata bene, perché hanno potuto strappare, anno dopo anno, metri di spiaggia alla costa. Ma la natura a volte chiede il conto ed è ciò che è successo ad alcuni lidi che, sorti dove non si poteva, oggi si ritrovano praticamente sommersi dall’acqua. Tomasicchio ha elencato le principali ragioni dell’erosione, molte delle quali dipendono direttamente dall’azione dell’uomo, illustrandone gli effetti sul territorio pugliese e salentino. Ecco, in questo l’erosione di oggi è “diversa” da quella di ieri: oggi se ne capiscono le cause e, di conseguenza, se ne possono evitare gli effetti. Otranto, San Cataldo, Ugento, Alimini, Gallipoli, Rodi Garganico. Ecco la mappa dell’erosione made in Puglia, che si sarebbe potuta evitare. Prima ragione dell’erosione: il deficit di sedimenti. Per spiegarla, Tomasicchio ha mostrato una foto di Specchiulla (Otranto), località Spiaggia Grande. Ma della spiaggia che sorgeva lì, circa 15 anni fa, oggi non c’è traccia, perché i sedimenti si sono spostati per effetto del moto ondoso e delle correnti e non ne sono arrivati in sostituzione.

Specchiulla

La foto proiettata da Tomasicchio durante la sua relazione: Specchiulla, località Spiaggia Grande Seconda ragione: le opere marittime sono spesso mal progettate o mal realizzate. Un esempio si trova a San Cataldo. “Lì c’è un lido storico, forse il più antico del Salento – ha ricordato il docente -, che ora si ritrova in acqua. La passerella a servizio delle cabine si ritrova invece a penzolare sulla battigia”.

San Cataldo
San Cataldo

San Cataldo Terza ragione dell’erosione: lo stato di abbandono della costa. “Alcuni tratti di litorale sono completamente dimenticati dagli uomini e anche se si vogliono realizzare degli interventi, i tempi sono enormemente dilatati”. “Poi ci sono – ha aggiunto – assenza di fondi e burocrazia contorta che ritardano i tempi di tutto. Quindi passano anche 20 anni per mandare in gara un progetto. Perché? Perché sottovalutiamo uno straordinario bene che abbiamo tra le mani. Non mi riferisco alla questione denaro, ma al valore del bene ambientale in sé”. Alcuni esempi della scarsa consapevolezza del valore del bene? Tomasicchi ne ha illustrati diversi. Cinque sono pugliesi. GALLIPOLI. In località Punta Pizzo, una duna è praticamente tagliata a metà da una strada asfaltata, percorsa da centinaia di macchine al giorno. “Invece altrove hanno compreso l’importanza del bene – ha aggiunto -. A Barcellona, ogni anno a marzo, i camion scaricano enormi volumi di sabbia. Hanno capito che i turisti portano soldi e ricchezza ad un territorio. Il nostro è un territorio meraviglioso ma molto complesso da gestire; servono le professionalità. Serve un programma dettagliato di lungo periodo delle opere da realizzare: non possiamo non pensare ad una programmazione. E finito il tempo degli interventi spot; servono interventi programmati anche quando sono di lieve entità”.

Gallipoli

Gallipoli, Punta Pizzo ALIMINI. Il professore ha mostrato la foto di un lido che sorge su una palafitta. I pali su cui si sorregge sono così fitti che hanno determinato l’erosione sottoflutto e un avanzamento della linea di riva sovraflutto. “Chi ha costruito questa palafitta – ha commentato – si è causato il danno da solo perché la zona in concessione è quella sottoflutto e lui oggi si ritrova senza spiaggia”. L’eccessiva pressione antropica sulle coste e sulle spiagge, oggi comporta la distruzione delle dune da parte dei gestori di lidi. “Ad Alimini le originarie ampiezze della spiaggia non erano così diverse da ora, solo che ora si pretende che ci siano più ombrelloni di quelli che ragionevolmente ci possono stare”.

Alimini

Alimini, il lido su palafitta UGENTO. Tomasicchio ha portato l’esempio di un lido che sorge sull’acqua. “Come si può tollerare – ha chiesto – che una struttura venga fatta costruire proprio sull’arenile, tra il tratto di piede della duna e il tratto medio-mare, ovvero il termine della terra emersa? E poi si dice che bisogna intervenire perché c’è l’erosione. Non c’è alcuna erosione. Solo che lì non so chi ti ha dato il permesso per realizzare quell’opera, contro la quale io non ho a, salvo il fatto che è stata realizzata lì. La dovevi realizzare dietro la duna. La duna ha una funzione di protezione; è creata dal vento ma poi ha funzione di protezione dall’effetto del mare. Questo lo sanno molto bene in Olanda, dove le dune sono sacre”.

Ugento

Ugento, il lido sulla battigia Un elemento da valutare, quando si studia l’erosione, è il trasporto litoraneo. Ecco un caso extra-pugliese: Saline Joniche (provincia di Reggio Calabria), dove fu realizzato un porto negli anni 70; la barriere di dolos, posizionata per contrastare l’erosione, non è più in acqua ed è a difesa di a, perché negli anni ha contribuito a creare una forte erosione nel tratto sottoflutto. Lì dove vi era spiaggia, non vi è più a. RODI GARGANICO. Il porto realizzato nel 2010 non può essere frequentato perché è completamente interrito, ovvero non ha fondale sufficiente perché una barca possa entrarvi. Ma, se l’erosione ha sempre contraddistinto il territorio pugliese, perché, oggi, tanto clamore? “La mia risposta – dice Tomasicchio – è che prima c’era una minore attenzione per questo tema. Quello che Veneto, Emilia Romagna, Toscana hanno visto almeno 30 anni fa, noi lo stiamo vedendo soltanto adesso. Oggi andiamo più spesso sui litorali per sfruttarli. L’erosione è determinata da pressioni antropica, abusivismo edilizio, ridotto apporto di sedimenti alle spiagge, sistemazioni idrauliche, drenaggio delle acqua a terra, opere marittime realizzate, spesso, in modo forzoso, una programmazione degli interventi assente. Abbiamo bisogno di una strategia; di una regia sapiente. Con la formazione di giovani ingegneri marittimi cerchiamo di farlo. Inoltre, serve snellire le procedure burocratiche”. La proposta del professore è l’istituzione di un ufficio unico che gestisca la programmazione e la valutazione degli interventi lungo la costa. “Prepariamoci a fronteggiare l’innalzamento del livello del mare – ha concluso -, con l’auspicio che si possa lavorare assieme e che non cali mai l’attenzione sulla tutela del territorio costiero. Ricordiamo: ‘Nettuno never sleeps’”.

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