Divertenti depressioni

Storie di ordinaria economia

Il crack di Wall Street e la Grande Depressione li avevano anticipati le canzoni, forse con una dose di dissennata allegria, tipica di chi pensa di farla franca. “Ain’t We Got Fun?” era un foxtrot molto alla moda negli anni ‘20. Jay Gatsby (il “grande” di Francis Scott Fitzgerald) aveva un amico scroccone che glielo suonava al pianoforte mentre lui s’intratteneva con Daisy. Parla di meno e suona di più, Klipspringer! Non ci divertiamo sempre, mattina e sera? C’è l’affitto da pagare e abbiamo gli esattori alle calcagna, eppure ci divertiamo. In fondo non c’è niente di più sicuro al mondo: i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri. Oppure: i poveri fanno figli; perché le varianti (qui e qui) in questa canzone non si contano. La più gustosa si tova in questo cartoon, dove una banda di simpatici topini fa casino e al gatto tocca raccogliere i cocci. Ricorderà certi banchieri, ma a me la canzone è tornata in mente proprio questa settimana perché la Grande Depressione americana, mentre in America si risolveva col keynesismo di Roosevelt, passò in Europa e finì un po’ peggio. La storia si ripete, ma ha le sue varianti. Niente di più (in)sicuro.

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