Quando suonavamo l’erba nei prati

I giochi delle ‘zzite’ ed i fischietti d’erba. Melodie e richiami d’amore del Salento di ieri, retaggio di riti pagani legati alla rinascita della Terra

Quando eravamo bambini, eravamo liberi di giocare nelle campagne. I nostri giochi primaverili, tramandati da padre in figlio, erano dei veri e propri rituali della stagione del risveglio e degli amori. Quelli più diffusi erano il gioco delle ‘zzite’ (fidanzate) ed i fischietti d’erba. Si prendevano le foglie di alcune graminacee e si lanciavano sulla spalla dell’amico/a, dicendo -quante zzite/i tieni? Si contavano le foglie rimaste attaccate alla maglietta: quante erano le foglie, tanti innamoramenti doveva avere l’amico o amica. Ridevamo a crepapelle spensierati, respirando il profumo delle fresie e degli altri fiori primaverili. Sempre con le graminacee, costruivamo i fischietti. Si piegava il gambo verde in un modo particolare, si faceva un buchino ed ognuno suonava il suo fischietto. L’orchestra d’erba verde suonava una melodia estatica impercettibile, il ritmo era caotico ed allegro, come il richiamo d’amore degli uccelli. Suonare l’erba doveva essere senz’altro il retaggio di antichi riti pagani legati alla rinascita di madre terra.

Reggia di Caserta

La Reggia di Caserta Ho eseguito un’indagine in tutto il territorio salentino ed ho constatato che pochissimi ricordavano i fischietti d’erba, ma le poche testimonianze erano distribuite in tutto il territorio. Posso concludere deducendo che quest’usanza fosse messapica, non avendo trovato consuetudini simili nella Grecia antica. Mi rimane da raccogliere interviste nel resto della Puglia per constatare se i fischietti d’erba abbiano radici più antiche, e siano quindi retaggio di rituali japigi. Visto che siamo in primavera, esorto chi, come me, sa costruire i fischietti d’erba verde ad insegnarlo ai bambini, per tramandare l’armonia estatica e sublime della nostra primavera. Buona primavera a tutti.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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