‘Questo Paese diventerà bellissimo’, con la lotta alla mafia

Lecce. Più energia al contrasto alla criminalità. Partecipato seminario dell’Elsa in Ateneo. La prefetta: ‘Non basta reprimere, bisogna educare’

LECCE – Si è aperto con la lettura del monologo teatrale “Falcone e Borsellino: storia di un dialogo” (di Maria Francesca Mariano, giudice della Corte di Assise di Lecce) il primo dei tre seminari sulla mafia, svoltosi il 28 marzo scorso e promosso dall’“European Law Students’ Association” (Elsa), presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo salentino. Il brano, recitato dall’attore Marco Antonio Romano (“Temenos – Recinti teatrali”), riflette i pensieri del giudice Borsellino alla morte del fraterno amico Giovanni, la cui vita è riconosciuta come atto di puro amore verso la sua città. “E adesso sono solo – dice Paolo – viso fermo e animo saldo di fronte al suo corpo straziato”, ucciso da un frastuono che ha “graffiato l’universo”, di fronte a quell’uomo “giusto e macellato (…) passato tra di noi come una folata di vento”. Il giudice è consapevole di avere poco tempo, ma vorrebbe “avere tanta vita davanti per scoprire chi è stato”. Sa che troverebbe gli esecutori materiali, ma dovrebbe poi “salire molto in alto” per svelare “un progetto complesso e di dimensioni magnifiche”. “Ho sognato sogni come Giovanni – riferisce Paolo –. Adesso è estate e lui è esploso a maggio”. Il suo corpo ha concimato la terra, ma “il seme è buono e il raccolto sarà grande”. Si inseguono i pensieri di Paolo Borsellino, tra dolore e speranza. E vive di speranza sono anche le parole che il giudice rivolge a Rosaria, moglie di Vito Schifani, componente la scorta di Giovanni Falcone, all’indomani della strage di Capaci. “Questo paese sarà bellissimo” – le dice. E a raccontarlo è la stessa Rita Borsellino, sorella di Paolo, presente ai lavori del seminario in qualità di relatrice. Non a caso, la frase pronunciata dal giudice come una promessa di libertà, fa da titolo all’intero progetto di conferenze sulla mafia, fortemente voluto da “Elsa”.

Elsa mafia

Dopo i saluti di Giancarlo Vallone, preside della Facoltà di Giurisprudenza, e dei docenti di Diritto penale, Giulio De Simone e Luigi Cornacchia, a prendere la parola è la prefetta di Lecce, Giuliana Perrotta che ricorda come, secondo fonti di stampa tedesca, l’export italiano di maggior successo abbia matrice ndranghetista, con un fatturato pari a 53 miliardi di euro. L’imperativo è dedicare le migliori energie alla lotta contro le mafie, partendo dalla formazione delle giovani generazioni, auspicando corsi di legislazione antimafia all’interno dei percorsi universitari, come accade a Lecce e Napoli. “E non è certo una fatalità se – dice la Perrotta – i docenti di questi corsi siano quasi tutti magistrati”. La lotta antimafia è, infatti, percepita solo come repressione, ma il problema è capovolgere i termini della questione e creare adeguate strategie di prevenzione. E uno dei pochi strumenti di prevenzione è la certificazione antimafia. A Lecce, la Prefettura ha presentato il progetto “La rete dei responsabili della legalità negli appalti pubblici” (nell'ambito del Programma Operativo Nazionale “Sicurezza per lo Sviluppo Obiettivo Convergenza 2007-2013”, Obiettivo 2.7) sottoscrivendo protocolli di intesa con oltre 100 stazioni appaltanti della provincia e con le associazioni di categoria degli imprenditori (per info http://www.architetturadellalegalita.it/). “Non possiamo continuare – ha insistito la prefetta – a riempire le carceri di mafiosi e scaricare sui magistrati tutta la responsabilità della lotta alla criminalità”. In completo accordo con Giuliana Perrotta anche Antonio Maruccia, magistrato di Cassazione. “Le mafie – afferma – non usano solo gli strumenti della violenza, ma sono un fenomeno di natura cangiante per combattere il quale è necessario adeguare gli strumenti normativi, affinché lo Stato non sia costretto a inseguire”. Maruccia parla di una rivoluzione culturale che parta dalle Università come avamposto privilegiato per la creazione di una nuova consapevolezza nelle professioni. La battaglia contro le mafie, però, non è solo una faccenda di pubblica sicurezza, ma un intervento globale di politiche sociali, lavoro, occupazione e coesione.

Rita Borsellino La riflessione dell’eurodeputata Borsellino – che chiude la conferenza – riparte proprio dalle osservazioni di Maruccia e sottolinea come i ritardi delle legislazioni pongano le Istituzioni in condizioni di dover rincorrere la criminalità. “Le mafie sono un problema culturale, politico ed economico. Il compito di combatterle non deve essere affidato solo ai giudici o alle forze dell’ordine. Che sia soprattutto un movimento culturale, religioso e morale a presidio di tale conflitto.” Del resto, come diceva il fratello Paolo, “mafia e Stato agiscono sullo stesso terreno: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. E per evitare l’abbraccio mortale della seconda opzione, c’è bisogno di costruire una rete dalle maglie forti e solide che coinvolga la società tutta.

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