Regione pignorata. Non paga la Pet-tc

Lecce. Il Codacons pignora il conto corrente della Regione: non paga i rimborsi delle ricette Pet, imposti dal giudice di pace

Con nove sentenze il giudice di Pace di Lecce, facendo giurisprudenza, ha stabilito che la Regione debba rimborsare ai pazienti, che l’hanno pagato di tasca propria, il costo della Pet-tc, cui sono sottoposti presso il Centro di medicina nucleare Calabrese, a Cavallino. La Pet-tc è un esame diagnostico salvavita: serve a ‘fotografare’ con precisione l’insorgenza di un tumore e a supportare il medico nel decidere quale terapia, mirata, serva per eliminarlo. Sono 9 sentenze e circa 50 pazienti: le prime due sentenze sono state rispettate dalla Regione, che ha rimborsato, come stabilito dal giudice, circa 700 euro a paziente. Poi, ai restanti pazienti, la Regione ha dato forfait: ha deciso di fare appello e di non pagare i rimborsi, non prima di tentare una transazione per abbassare la quota del rimborso spettante a ciascuno. Così il Codacons di Lecce, con l'avvocato Massimo Todisco, ha deciso di pignorare le somme spettanti direttamente sul conto corrente della Regione Puglia, presso il Banco di Napoli. C’è da ridere se non ci fosse da piangere. E non in senso metaforico: perché a piangere sono i pazienti ammalati di tumore, che hanno dovuto pagare di tasca propria il costo delle prestazioni Pet, oppure i loro parenti, perché nel frattempo, in attesa dei rimborsi da parte della Regione, i pazienti, ammalati, sono morti. La storia è lunga e tortuosa e il Tacco, che per primo l’ha scoperchiata, ne ha fatto un caso nazionale (la potete rileggere qui). E’ una storia fatta di ripicche politiche, di miopia amministrativa, del pubblico che combatte ideologicamente il privato-convenzionato. Ed è stata in passato una guerra combattuta con le armi della pubblica amministrazione quando è imbevuta di politica: carte bollate, aumento esponenziale della burocrazia, ritardi nei pagamenti, ritorsioni indirette sui pazienti. L’ultimo atto ha ancora una volta risvolti moralmente discutibili: un appello, quello alla moralità e all’opportunità o meno dell’azione legale dell’Ente pubblico, che abbiamo fatto fin dall’inizio. E’ moralmente accettabile che la Regione si opponga a rimborsare i pazienti ammalati di tumore o i loro parenti, se i pazienti sono ormai deceduti? Perché la Regione preferisce pagare avvocati e tasse per l’appello, piuttosto che rimborsare quelle ricette? Il paradosso, che abbiamo più volte sottolineato è che se quegli ammalati fossero andati fuori regione per sottoporsi alla Pet, avrebbero pagato più del triplo, e siccome la prestazione è riconosciuta dal Sistema sanitario nazionale e regionale, la Regione Puglia avrebbe dovuto, senza battere ciglio, pagare (rimborsare) le strutture fuori Regione. Perché la Regione tortura decine di cittadini che hanno già avuto la sfortuna di dover combattere la malattia? Un accanimento inspiegato per cui, auspichiamo, che i malati trovino la forza di chiedere, oltre al rimborso delle ricette, il risarcimento danni dovuto. Auspichiamo anche che la Regione, con l’attuale assessora alla sanità Elena Gentile (che all’epoca della guerra di carte bollate tra Regione e Calabrese ricopriva la delega alle pari opportunità e al welfare), ritrovi l’umanità che pure deve avere un Ente pubblico. Qui la ricostruzione della vicenda Pet-Tac Articoli correlati: Pet Calabrese: Regione condannata L'editoriale L'odissea Pet Tac e il simbolo di una politica sorda contenuto nel Tacco n.85 (settembre 2011) Pet tac. I malati chiamano in causa Vendola (29 settembre 2011) La pet a tempo determinato (1 ottobre 2011) Pet a pagamento? I pazienti fanno ricorso (2 febbraio 2011) Pet Calabrese nuovamente senza budget (25 aprile 2012) Pet, ora ci sono i soldi. Ma per un mese solo (27 aprile 2012) Pet Cavallino, l'assessore a Striscia: 'Entro giugno risolveremo' (17 maggio 2012)

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