L’8 marzo di Nonna Picia: cent’anni di felicità

Novoli. Una mimosa per festeggiare una vita di ricordi, di storie e di cambiamenti, ma sempre all’insegna della semplicità

di Mariapaola Pinto NOVOLI – Quando è nata lei la festa della donna nemmeno esisteva. C’erano già le donne e le mimose, ma le une non erano ancora legate alle altre nel segno della rivendicazione e conquista dei diritti femminili. Fu Teresa Mattei, partigiana e garibaldina, la più giovane eletta all’Assemblea Costituente, a preferirle alle violette francesi quando le venne chiesto di scegliere un fiore che rappresentasse la festa delle donne in Italia. Un fiore comune. Facile da trovare nelle campagne. Un fiore semplice. Nonna Picia stringe tra le mani il suo rametto di mimosa e sorride. Sorride e ricorda. Ricorda: più di cento anni di vita. Nata a Novoli il 27 gennaio 1912, Luigia Sesta Ines Tecla Valzano, è la sesta di sette fratelli e durante tutta la sua lunga vita, dall’età di dieci anni, ha sempre lavorato. In quelle campagne arse dal sole, l’estate, non si faceva che lavorare. C’era la raccolta del tabacco, la stagione della vigna, e con le amiche si andava insieme in fabbrica. I pensieri di tutta una vita di Nonna Picia si legano al lavoro, come la mimosa della sua amata campagna alla festa delle donne. Ed è per questo, forse, che la mimosa le è più cara.

Nonna Picia

Una foto di “Nonna Picia” da giovane Che ne pensa Nonna Picia della festa delle donne? Nel suo sguardo scorgo un leggero disincanto. Come un… nì. “Ma, sai, è che ai miei tempi non si usava regalare le mimose. Un giorno di festa vero e proprio non c’era; c’era la vita di tutti i giorni, con le sue gioie e suoi dolori, e noi donne eravamo felici, così, vivendo nella semplicità. La semplicità delle piccole cose. C’era il lavoro, è vero, ma anche il divertimento: i balli in casa, durante le feste, ecco, così ci divertivamo! Ah, mia sorella sì che era una grande ballerina. Morì a soli ventitré anni, purtroppo, per un’influenza”. E indica nostalgica il suo ritratto in bianco e nero. Una giovanissima bellezza mediterranea, elegantissima, in abiti… accollatissimi.

Nonna Picia

La famiglia Valzano in una foto d’epoca In cent’anni, quanti cambiamenti nei costumi, vero, Nonna Picia? Dalla faccia buffa che fa, non penso che sia molto d’accordo sulle mode del momento! “Ah, lasciamo stare! Non mi piace come vanno vestite le ragazze oggi; anzi – borbotta – svestite! E’ proprio un’indecenza!!! La vera bellezza sta nella semplicità, e nel buon gusto”. S’infervora Nonna Picia; le sue gote si fanno rosse scarlatte, e quanta vitalità nel suo sguardo: due occhi neri come olive incastonati in una fronte piccola ma spaziosa, dove chissà quanti pensieri s’affollano da mattina a sera. Un susseguirsi di mattine e sere che l’hanno portata sin qui, passando attraverso un secolo di storia. Nonna Picia ricorda tutto con serenità. Quella serenità di chi ha visto tante cose passare davanti agli occhi. E’ serena persino quando racconta di quei lampi nel cielo, che illuminavano la notte più nera: “quanta paura! Si andava fuori il paese, ci si nascondeva nelle campagne. E in casa si spegnevano le luci, per non farsi vedere”. Oggi quella paura non c’è, certo, la guerra è passata: “ma il mondo è sottosopra lo stesso. Stiamo perdendo le speranze, e siamo sfiduciati. La preoccupazione maggiore sono i nostri giovani”. E nella sua famiglia di giovani ce ne sono tantissimi. Tra figli e nipoti, quanti bambini! E un pronipote in arrivo… Si raccolgono tutti, ad ogni compleanno, intorno a Nonna Picia. Vengono persino dalla Germania, dove si vivono due dei suoi tre figli, per festeggiare la donna più cara di tutte. Quella donna che custodisce un secolo di memoria di casa Valzano ma anche un secolo di storia della sua terra. Tant’è che proprio quest’anno è stata chiamata per fare da madrina ai festeggiamenti in occasione del centenario della Società Operaia di Novoli. La festa della donna, oggi, e sempre, è nei suoi occhi pacifici e buoni, nel suo sorriso esperto, nelle sue braccia che hanno accolto e sostenuto familiari, amici, compaesani. Quelle sono le braccia di una donna forte e indipendente, sicura e intraprendente, onesta e dignitosa. Semplice, e quindi perfetta in ogni epoca. Anche oggi che con il suo fazzoletto fiorito in testa, lo scialletto bello sulle spalle, stringe il festoso rametto di mimosa e sorride. Sorride e dice: “Sono felice. Tornassi indietro, non cambierei a della mia vita”.

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