Paolo: ‘Il carcere? Un’altra vita’

// INCHIESTA// 3// Grazie al progetto “Senza scarti” del Pit9, ha potuto scoprire il piacere di mettersi in gioco e voltare pagina. Oggi ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato

Dentro per spaccio. Dopo due settimane di carcere, l’affidamento ad una comunità terapeutica per il recupero delle tossicodipendenze. Poi l’indulto, ma Paolo (nome di fantasia), poco più che ventenne, decide di terminare comunque il suo percorso in comunità. Rimane lì per 24 mesi. Oggi ricorda quel periodo come fosse un’altra vita. Ed in effetti è così, oggi che, a 29 anni, è fuori dal giro”, è ritornato a casa con i suoi ed ha un lavoro fisso: un contratto a tempo indeterminato come operatorio socio sanitario in una struttura per disabili, la cooperativa sociale “Alberto Tuma” di Alliste. Proprio lì, alcuni anni fa, tra il 2007 ed il 2009, Paolo ha frequentato un tirocinio del progetto “Senza scarti” del Pit9, destinato ad ex detenuti e minori in difficoltà. Ha avuto modo di ricostruire piano piano quello che la vita ed alcune scelte sbagliate gli avevano portato via: la sua identità. Si è fatto conoscere come un ragazzo pieno di voglia di fare, che sa mettersi in gioco e non molla. Uno che riesce ancora a sognare. Che cosa? Magari una famiglia, con dei bambini. Proprio come gli altri. Oggi i risultati di quel progetto ritornano d’attualità, dal momento che è al vaglio del Senato il decreto “Svuota carceri” che porterà fuori dagli istituti di pena circa 30mila detenuti in Italia; a questi si aggiungeranno i circa 10mila che usciranno per effetto della bocciatura da parte della Corte Costituzionale di due articoli della legge Fini-Giovanardi sulle droghe leggere. I dati pugliesi sono ancora in fase di “conteggio”. Secondo il Sappe Puglia, il sindacato della polizia penitenziaria (responsabile Federico Pilagatti), non dovrebbero essere più di 300 gli interessati da questi provvedimenti, ma il dato ci sembra sottodimensionato, considerando che la Puglia è terza in Italia per sovraffollamento: oggi si contano 3.722 detenuti negli istituti di pena pugliesi a fronte di una capienza massima di 2.444 con un esubero di 1.278 detenuti. Paolo, come sei venuto a conoscenza del bando “Senza scarti”? “Attraverso il centro per l’impiego”. Eri già uscito dal carcere? “Avevo appena concluso il mio percorso all’interno di una comunità terapeutica; quando sono uscito, sono venuto a sapere del progetto del Pit9. E’ stata una bella coincidenza. Il progetto offriva una retribuzione mensile di 500 euro; così ho presentato la mia domanda”. Che cosa ha significato per te metterti a lavorare? “E’ stato molto importante. Pensavo che non avrei più trovato lavoro ed avevo una grande voglia di farmi conoscere dalla gente per quello che sono davvero”. Come ti sei sentito quando hai saputo che dovevi andare in carcere? “Ti cade il mondo addosso perché capisci l’errore che hai fatto. Pensi che non lo vuoi fare più. Poi c’è chi continua a sbagliare e chi no, come me. Quest’esperienza mi ha riabilitato”. Perché? “Perché appena esci, la prima cosa che pensi è al modo in cui ti presenterai alle aziende per chiedere lavoro. Presenti il curriculum ed hai paura che ti facciano qualche domanda in più. Pensi che appena vengono a sapere il tuo passato, si riempiono di pregiudizi nei tuoi confronti”. Che rapporto hai con i colleghi? “Il rapporto con i titolari e con i colleghi è quasi familiare. Io mi sento come a casa mia”. Hai mai avuto la sensazione che ti potessero guardare in maniera diversa rispetto agli altri? “All’inizio sì, ma era un pensiero mio; nessuno qui mi ha mai fatto sentire diverso dagli altri. Sono tutti sempre molto disponibili e cordiali con me. Utto questo mi ha invogliato ad andare avanti. Così ho preso la qualifica di Oss, che mi ha permesso di essere assunto come operatore”. Lavorare ti fa sentire meglio? “Lavorare con persone portatrici di handicap mi fa guardare in maniera più lucida a ciò che mi è successo; riesci a capire che il dolore non è solo il tuo; che ci sono tante persone che soffrono e non per propria causa ed hai voglia di fare qualcosa per loro. Il mio problema rispetto al loro non è niente”. Oggi, che sei uscito fuori del “giro” ti senti una persona a rischio? “Forse lo sono, perché in quel mondo ci sono già stato. Può essere facile cascarci di nuovo. Sono però più consapevole del lato bello della vita e so che quella strada non porta a niente ma solo alla disperazione”. Come immagini il tuo futuro? “Sono un ragazzo che cerca di fare sempre qualcosa di nuovo; vado in palestra, mi mantengo in forma; sto frequentando un corso per istruttore di palestra. Cerco di fare sempre cose che mi appassionino”. Ti immagini con una moglie, dei figli? “Mi piacerebbe, penso come a tutti. Mi immagino con una vita normale, come tutti”. Leggi anche: Liberi tutti. ‘Senza scarti' 'Ex detenuto? Oggi è uno di noi' Venuti: ‘Il Pit9, un inizio senza finale' Vitali: ‘Il territorio non ha saputo sfruttare il Pit9' Svuota carceri. I numeri Articolo correlato: Carcere-lager. Puglia terza in Italia

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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