Ex detenuto? Oggi è uno di noi’

// INCHIESTA// 2// Da pregiudicato a infermiere. Storia di un recupero e un’integrazione possibili. Così la pubblica amministrazione può essere motore d’innovazione, anche sociale

ALLISTE – Riccardo Tuma ha 32 anni ed è responsabile della cooperativa sociale “Alberto Tuma” di Alliste, un centro diurno che si occupa di assistenza a minori affetti da disabilità. Oggi ospita 29 minori e si avvale di un team di esperti costituito da un educatore professionale, un animatore sociale, tre operatori di cui due Oss, una psicologa a collaborazione esterna. La cooperativa “Tuma” è stata una delle realtà aziendali (furono nove in tutto) che hanno aderito al progetto “Senza scarti” del Pit9, finalizzato all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, ex detenuti o minori in difficoltà. La pratica del tirocinio non è sconosciuta alla cooperativa sociale, che collabora costantemente col Tribunale, con il Tribunale minorile e con l’Uepe di Lecce, venendo spesso a contatto con ex detenuti o persone che hanno commesso piccoli reati. In occasione di “Senza scarti” frequentarono il tirocinio nella struttura tre minori (che nel frattempo sono diventati neomaggiorenni) e due adulti. Uno di loro, dopo un contratto a progetto durato circa due anni, è stato da poco assunto, e stavolta a tempo indeterminato, come operatore. E’ la storia di un successo. Di come dovrebbero andare sempre le cose. Riccardo, come giudica il progetto “Senza scarti”? “E’ stata un’esperienza molto positiva; le persone che abbiamo ospitato nella nostra struttura non hanno più reiterato il reato. Anzi si sono reinserite a livello sociale, alcuni si sono iscritte a scuola, altre hanno perfezionato le proprie conoscenze frequentando dei corsi, come ha fatto Paolo (nome di fantasia, ndr) che ha conseguito la qualifica di Oss (operatore socio sanitario) ed è rimasto con noi, diventando operatore a tutti gli effetti, con regolare contratto a tempo indeterminato”. Come fa ad essere informato su di loro anche a tirocinio concluso? “Sono persone che abitano nei centri vicini quindi, anche a distanza di mesi, riusciamo a mantenerci in contatto e loro vengono a trovarci: in tal modo riusciamo a sapere che cosa stanno facendo e ci possiamo aggiornare su come stanno. Noi siamo una cooperativa sociale, abbiamo un centro diurno per disabili, facciamo animazione nelle scuole, lavoriamo praticamente con tutti i Comuni salentini. Anche non volendo, riceviamo continue informazioni sulle persone con cui siamo venuti in contatto. E poi si crea un rapporto quasi familiare che ci spinge a seguirle indirettamente anche negli anni”. Lei ha assistito ad un cambiamento nelle persone che hanno frequentato i tirocini nella sua struttura? “Certamente. Il centro diurno per disabili è un centro dove si vivono storie familiari e personali anche molto difficili. Per i tirocinanti, venire a contatto con esperienze di vita pesanti è un importante lezione di vita”. Ci racconta la storia di Paolo? Come l’avete assunto? “L’abbiamo assunto come autista subito dopo il progetto, per due anni; poi per poterlo assumere come operatore sanitario, era necessario che avesse la qualifica di operatorio socio sanitario. Lui ha frequentato il corso – si tratta di un corso a pagamento – e tra il 2011 ed il 2012 le nostre strade si sono temporaneamente divise. Per poi ricongiungersi nuovamente, adesso, con un contratto a tempo indeterminato”. Perché avete scelto lui? “Perché, a differenza di tanti candidati, si è dimostrato molto più vicino al quotidiano dei nostri ragazzi; per fare un lavoro come il nostro, bisogna avere una sensibilità spiccata, non è sufficiente un titolo di studio. Proprio in questo periodo stiamo facendo dei colloqui per una struttura che apriremo ad Alliste; su più di 50 candidati, nemmeno uno è stato all’altezza del compito. Servono attenzione, spirito di osservazione, senso di responsabilità. Paolo ha dimostrato impegno, ha voluto investire su se stesso frequentando il corso Oss, è educato ed ha un senso del lavoro che difficilmente si trova. Perché non avrei dovuto sceglierlo”? Leggi anche: Paolo: ‘Il carcere? Un'altra vita' Liberi tutti. ‘Senza scarti' Venuti: ‘Il Pit9, un inizio senza finale' Vitali: ‘Il territorio non ha saputo sfruttare il Pit9' Svuota carceri. I numeri

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati