Scavran, ‘Senza rumore’

L'Odysseus moderno è in mezzo a noi. Il libro, uscito per Lupo Editore, va a chiudere la trilogia dell’eroe Ares

“Ad ogni viaggio reinventarsi un mito, ad ogni incontro ridisegnare il mondo e perdersi nel gusto del proibito”. L'Odysseus moderno è qui in mezzo a noi. L'uomo pronto a sfidare gli Dei e la paura, pronto a calarsi in mille avventure tra la penisola italica e la Grecia, torna a rivivere. E a danzare stavolta “Senza Rumore” tra le agili e spedite pagine composte da Ferdinando Scavran nella sua ultima opera letteraria pubblicata con Lupo Editore, che va a chiudere la trilogia dell'eroe Ares cominciata con i racconti “E gli Dei mi chiesero di tornare” e proseguita con “Ascolta le ninfe”. Un'opera, quella del 56enne di origine veneta ma nato a Taranto nel 1957 e oggi cittadino di San Cassiano, che – dopo il successo ottenuto in Italia – è stata presentata nelle scorse settimane nella Grecia stessa, luogo prediletto dall'autore già ospite nel 1983 per motivi di studio della Repubblica Teocratica sul Monte Athos in Calcidica. Fin dai primi passi del racconto di Scavran, il lettore sembra respirare l'aria dell'omonimo brano omerico di Francesco Guccini. Il protagonista Ares, ristoratore a Ioannina (luogo situato nella periferia dell'Epiro) si ritrova ben presto catapultato, come un odierno “guerriero” delle arti venusiane, in un intreccio di incontri e scontri con donne del suo passato e del presente. Invaghitosi di una splendente olandese, Greta, conosciuta per caso al mercato, Ares scopre all’improvviso di essere pedinato al telefono da una signora-ombra che viene da lontano, Anja, conosciuta dallo stesso personaggio in un traghetto nella prima parte della trilogia e signora assoluta che costringerà nel finale il dio della guerra Ares, ad arrendersi e a posare “senza rumore” in un angolo l’elmo e la spada. Nel mezzo del cammino dell’eroe, tuttavia, e prima della conclusione, numerosi saranno gli incontri del protagonista con le varie Circe, Calipso, Osigide e sua sorella, la ninfa Dafne, la quale sembra quasi leggere il destino del fratello, “uomo senza tempo e senza comandamenti; libero da ogni ideale, che ha spaziato con il suo cavallo bianco il tempo, mai fermo e domo, e che si è stabilizzato solo quando si è svegliato da più di un incubo, immune da tutte le avversità che lo hanno quotidianamente accompagnato”. Quello stesso destino che investe prima o poi gli eroi della letteratura: avere “un’eterna vita racchiusa in versi, in ritmi, in una rima” e godere “la gioia infinita di entrare in porti sconosciuti prima”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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