Lucia Bartolomeo, la Cassazione conferma l’ergastolo

Taurisano. Secondo i giudici di Roma, Ettore Attanasio morì a causa della flebo di eroina somministratagli dalla moglie

TAURISANO – E’ la sentenza definitiva, durissima. Ergastolo. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello nei confronti di Lucia Bartolomeo, l’infermiera di Taurisano accusata di aver ucciso il marito Ettore Attanasio, fabbro di 36 anni, nella notte tra il 29 ed il 30 maggio 2006. Secondo i giudici di Roma, cui Pasquale e Giuseppe Corleto e Silvio Caroli, legali della donna, si sono rivolti, la responsabile della morte di Attanasio fu proprio la moglie, attraverso una flebo letale di eroina. Si chiude così uno dei casi giudiziari più controversi e discussi degli ultimi tempi. La sentenza di ergastolo nei confronti di Bartolomeo era stata emessa già il 12 maggio 2010 dalla Corte d’Assise d’appello di Lecce e poi anata, il 15 novembre 2011, dalla Suprema Corte che, pur dando per assodato che la donna abbia iniettato la droga nella flebo del marito, ha sostenuto l’impossibilità di stabilire se ciò fu causa di morte e ha disposto la celebrazione di un nuovo processo a Taranto. Anche quel processo si è concluso con la sentenza del carcere a vita, confermata oggi. La donna rispondeva di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dall'aver agito col mezzo di sostanze venefiche e nei confronti del coniuge. Le perizie depositate dai consulenti nominati dai giudici e respinte dai periti di parte hanno sempre sostenuto che la quantità di eroina iniettata nella flebo fosse sufficiente ad uccidere. La difesa ha invece sempre sostenuto che le accuse non fossero supportate da prove scientifiche inconfutabili, dal momento che non è mai stata eseguita alcuna perizia sulla flebo utilizzata. 10 ottobre 2012 Lucia Bartolomeo, confermato l'ergastolo TARANTO – Ergastolo. La Corte d’assise d’appello di Taranto ha confermato per Lucia Bartolomeo, infermiera di Taurisano, la sentenza emessa il 12 maggio 2010 dai giudici della Corte d’assise d’appello di Lecce, poi anata dalla Suprema Corte il 15 novembre scorso. E’ stata dunque condannata al carcere a vita la donna accusata di aver ucciso il marito, Ettore Attanasio, deceduto a 36 anni nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2006. La condanna è arrivata dopo più di tre ore di Camera di consiglio. I giudici di Taranto hanno negato alla Bartolomeo le attenuanti, non accogliendo la richiesta dell’accusa, il sostituto procuratore generale Lorenzo Lerario, che aveva invocato una condanna a 24 anni di carcere. L'accusa è di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dall'aver agito col mezzo di sostanze venefiche e nei confronti del coniuge. Secondo l'accusa sarebbe stata infatti l'ex infermiera ad iniettare volontariamente una dose letale di eroina al marito tramite flebo. Tesi supportata dalle perizie depositate dai consulenti nominati dai giudici (ma respinta dai periti di parte) e da alcuni sms che la donna avrebbe inviato all'amante e nei quali, riferendosi alla morte del marito, avrebbe riferito che si trattava di “una questione di ore”. I legali della Bartolomeo, gli avvocati Pasquale Corleto e Silvio Caroli hanno sostenuto anche oggi come le accuse rivolte alla loro assistita non fossero supportate da prove scientifiche inconfutabili. Nessuna perizia, infatti, sarebbe stata eseguita sulla flebo che l'imputata avrebbe utilizzato per somministrare la dose mortale di droga. Inoltre i difensori hanno aggiunto come l’aver intrapreso una relazione extraconiugale e la paura di un’eventuale separazione non potessero costituire argomentazioni valide a sostenere il movente dell’omicidio. Quello che si è concluso oggi è il terzo processo celebrato per la morte di Attanasio. Dopo i primi due gradi di giudizio che si erano svolti a Lecce, la Cassazione ha anato, il 15 novembre, la sentenza di condanna all’ergastolo disponendo la celebrazione di un nuovo processo a Taranto. Secondo la Suprema Corte, pur dando per assodato che la donna avesse iniettato la droga nella flebo del marito, non era possibile stabilire se ciò fu causa del suo decesso. 30 maggio 2012 Lucia Bartolomeo. La sentenza ad ottobre TARANTO – E’ stata aggiornata al 10 ottobre la sentenza nell’ambito del nuovo processo istruito a Taranto a carico di Lucia Bartolomeo, l’infermiera di Taurisano accusata della morte del marito Ettore Attanasio tramite una dose letale di eroina. La donna era stata già condannata all'ergastolo dalla Corte d'Assise d'Appello di Lecce, ma lo scorso 15 novembre con una clamorosa sentenza la Corte di Cassazione ha anato quella sentenza disponendo che si celebrasse un nuovo giudizio a Taranto. Nell’udienza di oggi ha avuto luogo il contradditorio dei consulenti nominati da accusa, difesa e Corte d'assise. La Cassazione aveva infatti disposto la celebrazione di un nuovo giudizio “previa rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale mediante confronto tra i periti e i consulenti, anche mediante nuova perizia”. Le posizioni dei periti, nelle oltre tre ore di confronto, sono rimaste sostanzialmente invariate. L'accusa nei confronti della donna è di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dall'aver agito col mezzo di sostanze venefiche e nei confronti del coniuge. Secondo l’accusa sarebbe stata l'ex infermiera a iniettare volontariamente una dose letale di eroina al marito. Tesi supportata dalle perizie depositate dai consulenti nominati dai giudici ed invece respinta dai periti di parte. La difesa, costituita dagli avvocati Pasquale Corleto e Silvio Caroli, ha invece sostenuto che il castello accusatorio non sia mai stato supportato da prove scientifiche inconfutabili. Nessuna perizia, infatti, sarebbe stata eseguita sulla flebo che l'imputata avrebbe utilizzato per somministrare la dose letale di eroina. 7 marzo 2012 Lucia Bartolomeo, a maggio il confronto tra periti TARANTO – Si è aperto oggi il nuovo processo nei confronti di Lucia Bartolomeo, accusata di aver ucciso il marito, Ettore Attanasio, tramite una dose letale di eroina. La donna era stata già condannata all’ergastolo dalla Corte d'Assise d'Appello di Lecce, ma lo scorso 15 novembre con una clamorosa sentenza la Corte di Cassazione ha anato quella sentenza disponendo che si celebrasse un nuovo giudizio a Taranto. Oggi la Corte ha fissato al 30 maggio prossimo l'esame in contradditorio dei consulenti nominati da accusa, difesa e Corte d'assise. I giudici della Suprema Corte, avevano infatti disposto la celebrazione di un nuovo giudizio “previa rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale mediante confronto tra i periti e i consulenti, anche mediante nuova perizia”. 7 marzo 2012 Lucia Bartolomeo. Parte oggi il nuovo processo TARANTO – Si apre oggi a Taranto il nuovo processo a carico di Lucia Bartolomeo, l’infermiera di Taurisano accusata dell'omicidio del marito, Ettore Attanasio, avvenuto il 30 maggio del 2006 e condannata all'ergastolo dalla Corte d'Assise d'Appello di Lecce. Lo scorso 15 novembre la Corte di Cassazione con una clamorosa sentenza ha anato la sentenza d’ergastolo emessa della Corte d'Assise d'Appello di Lecce disponendo che si celebrasse un nuovo giudizio a Taranto. Nel frattempo la donna resta in carcere. 15 novembre 2011 Lucia Bartolomeo: anata la sentenza d'appello La sentenza dei giudici di Lecce è stata 'buttata a terra'. Con quest'espressione l'avvocato Pasquale Corleto ha salutato la clamorosa sentenza della Cassazione che dà una ventata d'aria fresca a Lucia Bartolomeo e alla sua bambina. La Corte di Cassazione infatti ha anato la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Lecce e ha chiesto un nuovo giudizio da celebrarsi a Taranto. Entro trenta, quaranta giorni al massimo saranno rese note le motivazioni e poi il fascicolo sarà trasmesso a Taranto per l’avvio dell’iter di un nuovo giudizio che si avvierà, secondo Corleto, non prima dell'estate del 2012. Fin qui le procedure. Nel merito è molto probabile che si ricominci tutto daccapo. Probabilmente – dice Corleto – saranno prodotte nuove perizie. Nel frattempo Lucia Bartolomeo resta in carcere: gli avvocati non chiederanno che venga rilasciata per non aggiungere elementi di complicazione in un quadro già molto problematico. Lucia resta in carcere. E il dubbio che tutta questa sofferenza finora si poteva evitare, aumenta. 15 novembre 2011 In attesa della sentenza della Corte di Cassazione ROMA – La Cassazione si sarebbe dovuta pronunciare lo scorso 4 novembre ma poi, in tarda serata, l’udienza è stata aggiornata. E così è attesa per il pomeriggio di oggi la decisione sulla sorte di Lucia Bartolomeo, l'infermiera di Taurisano accusata dell'omicidio del marito, Ettore Attanasio, avvenuto il 30 maggio del 2006 e condannata all'ergastolo dalla Corte d'Assise d'Appello di Lecce. L’udienza si aprirà attorno alle ore 18:00 e non dovrebbe protrarsi troppo a lungo. La Bartolomeo è difesa dagli avvocati Pasquale Corleto e Silvio Caroli, che hanno sempre sostenuto l’innocenza della loro assistita. 5 novembre 2011 Omicidio Attanasio. Cassazione, decisione rimandata LECCE – E’ stata rimandata al prossimo 15 novembre la decisione della Corte di Cassazione che ieri avrebbe dovuto esprimersi sulla colpevolezza o sull’innocenza di Lucia Bartolomeo. La notizia del rinvio è arrivata attorno alle ore 23.30. 4 novembre 2011 Omicidio Attanasio. Oggi la decisione della Cassazione LECCE – E’ attesa per oggi la decisione della Cassazione sulla sorte di Lucia Bartolomeo, l'infermiera di Taurisano accusata dell'omicidio del marito, Ettore Attanasio, avvenuto il 30 maggio del 2006 e condannata all’ergastolo dalla Corte d'Assise d'Appello di Lecce. La Bartolomeo non sarà presente in aula; si tratta infatti di un’udienza prettamente tecnica nella quale accusa e difesa discuteranno nuovamente davanti ai giudici le proprie tesi. L'accusa ha sempre sostenuto che sia stata proprio l’infermiera a determinare la morte del marito tramite un’iniezione letale di eroina. Tesi che troverebbe conferma nella perizia depositata dai periti nominati dai giudici e da un sms che la Bartolomeo avrebbe inviato al cellulare dell'amante, nel quale si dava per certa ed ormai prossima la morte del marito. Ma il movente della relazione extraconiugale e della conseguente perdita dell’affidamento della figlia, in caso di separazione, è sempre stato considerato insufficiente dai legali della donna, gli avvocati Pasquale Corleto e Silvio Caroli, anche perché è proprio per rivedere la figlia (circostanza che le era stata negata – ma poi nuovamente riconosciuta – in seguito alla messa in onda della trasmissione tv “Storie maledette”) che l’imputata si è tanto battuta negli ultimi mesi. I due difensori hanno definito il processo a carico della loro assistita come “indiziario e privo di un valido movente” e, inoltre, non supportato da prove sufficienti per provare spra ogni dubbio la colpevolezza della loro assistita. Contraddizioni che la stessa Bartolomeo ha messo nero su bianco in una lettera, inviata alla nostra redazione nel maggio 2010, ovvero all'indomani della sentenza di secondo grado, “fotocopia” – dice – di quella già emessa in primo grado. Una sentenza che la donna non accetta, dichiarandosi ancora una volta innocente e macchiata dell'unica colpa dell'aduterio. La riportiamo di seguito. All'opinione pubblica, a coloro che morbosamente hanno cercato ed alimentato la torbida vicenda e gioito dell'errato, tragico epilogo. A chi mi ha sostenuto (Nonsono pochi!!) , a chi ha creduto in me, sperato nella giustizia, condiviso il mio dolore. Ecco, a tutte queste persone voglio dire che sono affranta, distrutta ma in me non si è spenta la forza di lottare contro un giudizio ottuso e superficiale. Due sono le fonti della mia energia, mia figlia e la mia innocenza. Avrei potuto seguire mille strategie difensive, recepire l'”offerta” del procuratore generale con il suo invito a “collaborare” che chiaramente voleva dire: “Dichiara la tua colpevolezza e la tua condanna sarà diversa”. Oppure avrei potuto darmi per matta, visto che l'avv.to Francesca Dimitri sostiene che ho atteso il “momento propizio” (???) dormendo al fianco di un cadavere perché tanti sono i casi di follia simili. Ha trascurato una cosa. Dov'è la perizia psichiatrica sul mio stato mentale, e quando mai è stata richiesta? A quanto sento, non sono l'unica che nell'esprimersi a volte fa delle affermazioni, previsioni o come dir si voglia, senza alcun fondamento. A me è costato un ergastolo in quanto, purtroppo il mio pensiero una base l'aveva e si è verificata perché Ettore stava male. No, non lo accetto questo fine pena mai, ma neanche 20 anni, dieci o uno solo, perché non sono colpevole. Alla dott.ssa Rosanna Buffo, che tanto si è sentita lesa dal mio giudizio di inadeguatezza delle indagini, voglio rispondere che avendo l'assoluta certezza di non averlo ammazzato io, ho anche l'assoluta certezza dell'errore nell'ipotesi investigativa. Vogliamo parlare poi del capitolo Martella, sottotitolo “La bocca della verità e della coerenza”, che è il cosiddetto “testimone chiave”. Chiave che non può aprire e chiudere a in quanto gira a vuoto come la sua testa. Prima preso da chissà quali timori insinua e dichiara che sono un'assassina riportando parole di messaggi rimasti solo nella sua memoria e in quella del cellulare. Il ricordo del tenore di una frase è una cosa diversa dalle esatte parole, che cambiano tutto il senso, il significato della reale comunicazione. Dopo continua ad appartarsi con me e in aula dichiara “L'amavo e l'amo ancora”. Alla faccia dell'attendibilità prevista per il valore della prova testimoniale! Ritengo inoltre di dover specificare le mie parole alla lettura della sentenza prima che qualcuno si lasci andare alle solite libere interpretazioni. Per “corrotti” non intendevo dire che qualcuno ha prezzolato il collegio ma che sono corrotti dal pregiudizio, dalla mancanza di imparzialità. Infatti, come giustamente riporta anche un articolo di cronaca locale, la sentenza è “fotocopia” di quella di primo grado. Credevo che il secondo grado fosse previsto proprio per ravvisare eventuali mancanze, perché persone diverse potessero dare una lettura a 360°, colmare le lacune, invece è stato negato a priori ogni approfondimento. Una vera farsa, una mera replica. Devo dire che il nostro presidente del Consiglio ha ragione. Se i processi si svolgono così, altro che Piano di emergenza carceri! Se la legge viene applicata senza le prove necessarie sulla base di propri convincimenti morali e personali, quello che serve non è una riforma ma una ricostruzione totale e radicale del sistema. Per non parlare poi del delirio di onnipotenza che impedisce a quanti dovrebbero operare per la legge di avere il coraggio di dire “Abbiamo sbagliato”. Presupposto innegabile di una società di diritto e che sempre predicano riconoscimento e consapevolezza. A quanto pare predicano bene e razzolano male, malissimo. Cari signori tutti, che tanto avete puntato il dito sul mio adulterio, scrutate a fondo negli abissi della vostra mente e delle vostre anime perché ben più grave è la morte delle coscienze. E come disse Gesù nella parabola della donna adultera, “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Lucia Bartolomeo 25 novembre 2010 Omicidio Attanasio: resta in carcere Lucia Bartolomeo di Andrea Morrone Resta in carcere Lucia Bartolomeo, l'infermiera di Taurisano accusata dell’omicidio del marito, Ettore Attanasio, avvenuto il 30 maggio del 2006 e già condannata in Appello all’ergastolo. Il Tribunale del Riesame ha rigettato l'istanza con cui i legali della donna, gli avvocati Pasquale Corleto e Silvio Carolina hanno chiesto la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere, con quella meno gravosa degli arresti domiciliari. Per i giudici, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, vi sarebbe, infatti, un concreto pericolo di fuga e di possibile reiterazione del reato. La concessione dei domiciliari, già avvenuta in passato per circa otto mesi, risulta, secondo il Riesame, anomala e non applicabile. Respinta anche la richiesta di illegittimità costituzionale, sollevata dalla difesa della Bartolomeo ha inoltre sollevato dell’articolo 275 comma 3 del codice di procedura penale, recentemente modificato dal cosiddetto pacchetto sicurezza) che ha stabilito che, al pari di quanto avveniva già con i reati di mafia, qualora vi siano gravi indizi di colpevolezza in ordine alla commissione dei reati come l’omicidio e quelli sessuali è obbligatoria la custodia cautelare in carcere, salvo che il giudice ritenga che non vi siano esigenze cautelati. Per la Bartolomeo non resta dunque che il ricorso in Cassazione, per cui bisognerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza d’Appello. 20 novembre 2010 Omicidio Attanasio: la difesa della Bartolomeo chiede la scarcerazione E’ tornato nuovamente in aula il caso di Lucia Bartolomeo, l'infermiera di Taurisano accusata dell’omicidio del marito, Ettore Attanasio, avvenuto il 30 maggio del 2006 e condannata dalla Corte d'Assise d'Appello di Lecce alla pena dell’ergastolo. I legali della donna, gli avvocati Pasquale Corleto e Silvio Caroli, sono comparsi dinanzi ai giudici del Tribunale del Riesame per chiedere, in appello, la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere, con quella meno gravosa degli arresti domiciliari. Secondo la difesa non vi sarebbe, infatti, alcun pericolo di fuga, come avrebbe già ampiamente dimostrato il comportamento della Bartolomeo durante i primi due gradi di giudizio (per il ricorso in Cassazione bisognerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza d’Appello). Quella dell’applicazione meno restrittiva, sostengono i legali, è un diritto sancito dall’articolo 5 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. La difesa della Bartolomeo ha inoltre sollevato (come avvenuto nei giorni scorsi dai legali di Gabriella Leone) l’illegittimità costituzionale dell’articolo 275 comma 3 del codice di procedura penale, recentemente modificato dal decreto-legge numero 11 del 2009 (il cosiddetto pacchetto sicurezza) che ha stabilito che, al pari di quanto avveniva già con i reati di mafia, qualora vi siano gravi indizi di colpevolezza in ordine alla commissione dei reati come l’omicidio e quelli sessuali è obbligatoria la custodia cautelare in carcere, salvo che il giudice ritenga che non vi siano esigenze cautelari. In tal senso si è già pronunciata recentemente la Corte Costituzionale che ha dichiarato costituzionalmente illegittima, con la sentenza n. 265 del 2010, la modifica relativa ai reati sessuali, sulla base del fatto che non può esservi comparazione tra i reati di mafia, che presuppongono l’inserimento di un soggetto in un contesto criminale organizzato, e i reati sessuali, che di solito vengono eseguiti individualmente o per ragioni non necessariamente ricondotte ad associazioni criminali. Ciò non significa che il Giudice non può applicare la custodia in carcere in attesa del processo, ma che può anche non applicarla oppure concedere all’indagato gli arresti domiciliari, come avviene normalmente per tutti gli altri reati (magari puniti con pene più severe, come ad esempio la rapina aggravata o il sequestro di persona a scopo di estorsione). Nell’omicidio Attanasio l’accusa ha sempre sostenuto che sia stata l’imputata ad iniettare volontariamente una dose letale di eroina al marito. Una tesi che troverebbe conferma nella perizia depositata dai periti nominati dai giudici e da un sms che la donna avrebbe inviato al cellulare dell'amante, dando per imminente la morte del marito. Di parere opposto i due legali della Bartolomeo, gli avvocati Pasquale Corleto e Silvio Caroli, che ahnno definito il processo a carico della loro assistita come indiziario e privo di un valido movente. La tesi accusatoria, inoltre, non sarebbe supportata da riscontri e prove scientifiche inconfutabili. Prove non sufficienti, per i due legali, a provare la colpevolezza della loro assistita al di là di ogni ragionevole dubbio. Una tesi non condivisa dai giudici, che hanno confermato il verdetto di colpevolezza. La difesa ha poi affermato l’assoluta inconsistenza del movente addotto dall’accusa, da ricercarsi nella relazione extra coniugale che la donna aveva intrapreso, e la conseguente paura che una separazione la privasse dell’affidamento della figlia.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati