La B capovolta-Oltre la giornata della memoria

La giornata della memoria in un libro. Raccontarlo però a dei bambini non è cosa facile.

Di Antonio Lupo Trovare le parole per raccontare ad un pubblico di ragazzi una pagina della storia così triste e commovente, come quella dell’olocausto ebraico, non è cosa facile. Ci è riuscita Sofia Schito, giovane scrittrice salentina, con La B capovolta ( Lupo editore), un lavoro molto apprezzato in ambito scolastico, vincitore del premio letterario Torre dell’orologio di Siculiana 2012 ( sezione per l’infanzia e l’adolescenza ). Il libro richiama nel titolo la vergognosa scritta del campo di sterminio di Auschwitz ( Arbet macht frei: Il lavoro rende liberi ), una dolorosa e sofferta menzogna dietro la quale si nascondeva solo orrore e morte, e perciò da “ capovolgere”, come fece il fabbro polacco saldando la lettera B al contrario. Un luogo inimmaginabile ed una situazione certamente inspiegabile, per i protagonisti- adolescenti che si dirigono in treno verso una destinazione ignota. Più giusto perciò pensare che si tratti di una gita, di un campo di calcio dove andare a giocare…e che le divise dei deportati siano i costumi dei personaggi di un film. In compagnia del signor chimico, il personaggio Primo Levi, si susseguono così gli episodi degli undici capitoli del libro ( 134 pp.), attraverso trasposizioni e slittamenti, che rendono possibile il racconto anche ai più piccoli lettori, in una struttura narrativa prevalentemente costituita da dialoghi. Un linguaggio che vuole anare il bianco e nero di quei tragici momenti attraverso il colore dei dialoghi, ancora per poco spensierati. Tutte le atrocità del la persecuzione antisemita sono quindi necessariamente sottese e rinviate, come nel film di Roberto Benigni: ai piccoli inconsapevoli deportati si consiglia di rispondere sempre di sì, di non fare mai domande e di fingere sempre di aver capito. Al gelo del lager, tra i salici piangenti, la vita procede così all’incontrario, la storia va indietro, insieme alla maledizione di quei mattoni “ cementati dall’odio” e alla filastrocca del ciabattino che finirà, come gli altri, col passare per un camino. Particolare risalto prendono inoltre le citazioni in corsivo, una voce fuori campo, l’alternarsi di un testo nel testo, una poesia dal tono tragico e sommesso. Sono i passi di “Se questo è un uomo”, come epigrafi dalle note particolarmente suggestive ed evocative , alla cui lettura sapientemente prepara l’autrice.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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